Epistola di Paolo apostolo ai Romani
Con l’Epistola ai Romani inizia la sezione del Nuovo Testamento chiamata Epistole Paoline. L’epistola è «più di una lettera; è uno strumento didattico ufficiale» (Bible Dictionary, «epistles», 667). Paolo scriveva le sue epistole ai santi che si trovavano in luoghi lontani per consigliarli e confortarli mano a mano che la Chiesa cresceva. Per ulteriori informazioni sulle Epistole Paoline, vedere «Anteprima del Nuovo Testamento – Sommario» nel presente manuale (pagina 8) e «Epistole Paoline» nella Guida alle Scritture (pagina 65).
Quando fu scritta l’epistola ai Romani?
L’apostolo Paolo scrisse questa epistola ai Romani prima della fine del suo terzo viaggio missionario (tra il 57 e il 59 d. C. circa; approssimativamente venticinque anni dopo la risurrezione di Gesù Cristo). A quel tempo egli si trovava a Corinto e non aveva ancora compiuto il suo ultimo viaggio a Gerusalemme. Per ulteriori informazioni e lo schema generale dell’Epistola ai Romani, vedere la voce Romani «Epistola ai» nella Guida alle Scritture (pag. 168).
Chi erano i Romani ai quali Paolo scriveva?
Roma era la città più grande e la capitale dell’Impero Romano. Paolo non si rivolge a tutti i Romani ma ai membri della Chiesa di Roma, che erano stati battezzati, avevano ricevuto il dono dello Spirito Santo e conoscevano i principi fondamentali del Vangelo. Gli argomenti di cui scrive Paolo sarebbero stati di difficile comprensione e avrebbero confuso le persone che non facevano parte della Chiesa. L’Epistola ai Romani è ancora oggi fonte di equivoci dottrinali tra le chiese cristiane. Tuttavia i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni riconoscono nell’Epistola ai Romani un tesoro di insegnamenti del Vangelo e di saggi consigli poiché essi hanno il dono dello Spirito Santo e godono della guida ispirata dei profeti antichi e moderni.
Alcuni importanti insegnamenti contenuti nell’Epistola ai Romani
L’Epistola ai Romani contiene alcuni dei più belli insegnamenti dottrinali di Paolo. Gran parte di questa epistola è una discussione molto persuasiva con i Giudei cristiani che ritenevano fosse necessario osservare la legge Mosè. Paolo insegna che la legge del Vangelo aveva sostituito la legge di Mosè e spiega che se a ciascuno di noi fosse richiesto di osservare strettamente tutti i requisiti della legge per ricevere le benedizioni di Dio, allora nessuno di noi riuscirebbe a goderne. Nessuno, eccetto Gesù Cristo, ha mai vissuto o mai vivrà una vita senza peccato.
Paolo fa notare che l’unica maniera per diventare osservanti (egli usa il termine giustificati) dalla legge è quella di esercitare la fede nel Signore, pentirsi dei nostri peccati e cercare di seguire i comandamenti. Egli rende infine la sua testimonianza che tramite il potere e la grazia di Gesù Cristo ognuno di noi può rendersi puro e degno e diventare coerede con il Salvatore e ricevere così tutto quello che il Padre possiede.