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    Messaggio della Prima Presidenza

    Tutto ben

    The Pioneer, di Robert T. Barrett, pubblicato per gentile concessione del Museo di storia della Chiesa

    Quando penso al retaggio lasciatoci dai pionieri, una delle cose più commoventi che mi viene in mente è l’inno “Santi, venite” (Inni, 21). Coloro che compirono il lungo viaggio verso la Valle del Lago Salato cantarono spesso quest’inno durante la marcia.

    So perfettamente che nulla andava bene per quei santi. Erano afflitti dalla malattia, dal caldo, dalla fatica, dal freddo, dalla fame, dal dolore e persino dalla morte.

    Pur avendo, però, tutte le ragioni di urlare: “Non è tutto ben”, essi mantennero un atteggiamento che non possiamo fare a meno di ammirare oggi. Essi guardavano oltre le proprie difficoltà, guardavano alle benedizioni eterne. Nella propria situazione erano grati. Anche se tutto dimostrava il contrario, essi cantavano con tutta la convinzione della loro anima: “Tutto ben!”

    Il fatto di lodare i pionieri non vale a molto se non ci porta a una riflessione introspettiva. Menziono alcuni dei loro attributi che mi ispirano quando contemplo il loro sacrificio e la loro dedizione.

    Compassione

    I pionieri si prendevano cura gli uni degli altri indipendentemente dalla provenienza sociale, economica o politica. Anche quando rallentava il loro progresso, quando non era vantaggioso o significava sacrificio personale e duro lavoro, essi si aiutavano a vicenda.

    Nel nostro mondo fazioso ed ossessionato dalle mete, gli scopi individuali o di gruppo possono avere la precedenza sul prendersi cura degli altri o sul rafforzare il regno di Dio. Nella società odierna, raggiungere determinati obiettivi ideologici può sembrare una misura del nostro valore.

    Stabilire e raggiungere obiettivi può essere una cosa meravigliosa. Quando, però, per ottenerli, non ci curiamo degli altri, li ignoriamo o li feriamo, il prezzo di tale successo può essere troppo alto.

    I pionieri si prendevano cura di chi viaggiava con loro, ma consideravano anche chi veniva dopo di loro piantando grano per i carretti che sarebbero seguiti.

    Conoscevano la forza della famiglia e degli amici e, poiché dipendevano gli uni dagli altri, divennero forti. Gli amici divennero la famiglia.

    I pionieri sono un buon modo per ricordare il perché dobbiamo fuggire dalla tentazione di isolarci e, al contrario, dobbiamo tenderci gli uni verso gli altri per aiutarci e avere compassione e amore vicendevoli.

    Lavoro

    “Santi, venite senza alcun timor”.

    Questa frase è diventata un inno per i viaggiatori esausti. È difficile immaginare quanto queste anime grandi abbiano lavorato duramente. Camminare è stata una delle cose più facili che hanno fatto. Dovevano lavorare insieme per provvedere il cibo, riparare i carretti, prendersi cura degli animali, aiutare i malati e i deboli, cercare e raccogliere l’acqua e proteggersi dai pericoli incalzanti dell’ambiente e dai molti rischi insiti nel deserto.

    Si svegliavano ogni mattina con scopi e obiettivi definiti con chiarezza, che tutti comprendevano: servire Dio e il loro prossimo e arrivare nella Valle del Lago Salato. Ogni giorno avevano chiari in mente quegli scopi e quegli obiettivi; sapevano ciò che dovevano fare e che il progresso quotidiano era importante.

    Ai giorni nostri, quando tanto di ciò che desideriamo è così a portata di mano, siamo tentati di sviarci o di lasciare perdere ogni volta che la strada che ci aspetta sembra un po’ accidentata o tende a impennarsi vertiginosamente davanti a noi. In quei momenti, potremmo essere ispirati a riflettere su quegli uomini, quelle donne e quei bambini che non permisero a malattia, avversità, dolore e persino morte di sviarli dal sentiero da loro scelto.

    I pionieri impararono che fare le cose difficili rendeva il corpo, la mente e lo spirito più solidi e più forti; accresceva la comprensione della loro natura divina e aumentava la compassione che provavano per gli altri. Tale abitudine li rese risoluti e divenne per loro una benedizione molto tempo dopo la conclusione del viaggio che li portò attraverso praterie e montagne.

    Ottimismo

    Quando i pionieri cantavano, esprimevano a parole una terza lezione: “Lieto è il cammin”.

    Un aspetto molto ironico della nostra epoca è il fatto che siamo così grandemente benedetti eppure riusciamo a essere tanto infelici. Le meraviglie della prosperità e della tecnologia ci invadono e ci inondano di sicurezza, intrattenimento, gratificazione istantanea e comodità. Eppure, tutto attorno a noi, vediamo così tanta sofferenza.

    I pionieri, che si sono sacrificati così tanto, si avviarono senza neanche il necessario per sopravvivere, di cui avevano un gran desiderio. Compresero che la felicità non è frutto della fortuna o del caso. Quasi sicuramente non deriva dal fatto che tutti i nostri desideri si avverino. La felicità non deriva da circostanze esteriori. Essa giunge dall’interno, a prescindere da quello che accade attorno a noi.

    I pionieri lo sapevano, e con quello spirito trovarono la felicità in ogni situazione e in ogni prova — anche in quelle prove che li toccavano nel profondo e turbavano l’essenza della loro anima.

    Prove

    A volte ripensiamo a quello che i pionieri hanno sofferto e, con un sospiro di sollievo, diciamo: “Per fortuna non sono nato in quel periodo”. Ma mi chiedo se quei coraggiosi pionieri, potendo vedere i nostri giorni, non avrebbero detto la stessa cosa.

    Anche se i tempi e le circostanze possono essere cambiati, i principi dell’affrontare le prove e del vivere insieme con successo come una comunità premurosa e prospera che dipende da Dio non sono cambiati.

    Dai pionieri possiamo imparare ad avere fede in Dio e a confidare in Lui. Possiamo imparare a provare compassione per gli altri. Possiamo imparare che il lavoro e l’industriosità non ci benedicono solo materialmente, ma anche spiritualmente. Possiamo imparare che la felicità è a nostra disposizione a prescindere dalla situazione in cui ci troviamo.

    Il modo migliore in cui possiamo onorare i pionieri e dimostrare loro la nostra gratitudine è incorporando nella nostra vita la fedeltà ai comandamenti di Dio, la compassione e l’amore per il nostro prossimo, l’industriosità, l’ottimismo e la gioia che i pionieri hanno dimostrato tanto bene nella loro vita.

    Facendolo, possiamo superare i limiti del tempo, prendere le mani di quei nobili pionieri nelle nostre e unire la nostra voce alla loro nel cantare insieme: “Tutto ben! Tutto ben!”

    The Pioneer, di Robert T. Barrett, pubblicato per gentile concessione del Museo di storia della Chiesa