2010–2019
Il cuore della vedova
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Il cuore della vedova

Dovremmo impegnarci a fare ciò che è necessario per acquisire lo stesso cuore della vedova, rallegrandoci sinceramente per le benedizioni che colmeranno i nostri conseguenti bisogni.

Ho avuto la grande benedizione di servire tra i santi del Pacifico per la maggior parte della mia vita di adulto. La fede, l’amore e gli incredibili sacrifici di questi santi devoti sono per me fonte di ispirazione, di gratitudine e di gioia. Le loro storie sono simili alle vostre.

Mi sono convinto che questi santi abbiano molto in comune con la vedova che il Salvatore osservò mentre, “postosi a sedere […], stava guardando come la gente gettava danaro nella cassa; e molti ricchi ne gettavano assai.

E venuta una povera vedova, vi gettò due spiccioli […].

E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: In verità io vi dico che questa povera vedova ha gettato nella cassa delle offerte più di tutti gli altri;

poiché tutti han gettato del loro superfluo; ma costei, del suo necessario, vi ha gettato tutto ciò che possedeva, tutto quanto avea per vivere”1.

Benché quei due spiccioli costituissero un contributo assai modesto, il Salvatore considerò il dono della vedova di supremo valore, poiché ella aveva dato tutto ciò che possedeva. In quel momento il Salvatore conobbe l’intimo carattere della vedova, in quanto l’offerta della donna Gli aveva mostrato il cuore di lei. La qualità e la profondità del suo amore e della sua fede erano tali che ella donò con la consapevolezza che tutto ciò che le era “necessario” le sarebbe stato dato.

Ho visto lo stesso cuore nei santi del Pacifico. In un piccolo villaggio di una di queste isole, un uomo di una certa età e la moglie hanno accettato l’invito dei missionari a domandare al Signore, con sincerità, se ciò che veniva loro insegnato era vero. Nel fare questo, i due coniugi hanno anche valutato le conseguenze degli impegni che avrebbero dovuto assumersi se la risposta li avesse portati ad accettare il vangelo restaurato. Hanno digiunato e pregato per sapere se la Chiesa era vera e il Libro di Mormon veritiero. La risposta alle loro preghiere è giunta sotto forma di una dolce ma risonante conferma: “Sì! È tutto vero!”.

Avendo ricevuto questa testimonianza, hanno deciso di battezzarsi. Questa scelta non è stata priva di costi personali. La loro decisione di battezzarsi ha comportato un prezzo molto alto. Hanno perso il lavoro, hanno sacrificato la loro posizione sociale, hanno visto dissolversi amicizie importanti e sono stati privati del sostegno, dell’amore e del rispetto dei loro famigliari. Si ritrovano ora a camminare ogni domenica verso la chiesa scambiandosi sguardi imbarazzati con gli amici e i vicini che incrociano per la strada.

In queste circostanze difficili, è stato chiesto a questo bravo fratello come si sentisse riguardo al fatto di essersi uniti alla Chiesa. La sua risposta semplice e risoluta è stata: “La Chiesa non è forse vera? La scelta da fare era chiara”.

Questi due nuovi santi convertiti hanno realmente il cuore della vedova. Come la vedova, hanno “gettato tutto” ciò che potevano offrire, donando consapevolmente del loro “necessario”. Come risultato del loro cuore credente e della loro fede perseverante attraverso tutte queste difficoltà, i loro fardelli sono stati alleggeriti. Sono stati aiutati e circondati dal sostegno di membri della Chiesa servizievoli, e si sono rafforzati personalmente servendo nelle chiamate della Chiesa.

Dopo aver dato il loro “tutto”, il giorno più importante è arrivato quando sono stati suggellati nel tempio come famiglia eterna. Come fece con i convertiti sotto la guida di Alma, “il Signore li [ha fortificati] cosicché [possano] portare agevolmente i loro fardelli, ed essi si [sono sottoposti] allegramente e con pazienza a tutta la volontà del Signore”2. Questo è il cuore della vedova, esemplificato da questa coppia meravigliosa.

Permettete che vi parli di un’altra esperienza in cui si è palesato il cuore della vedova. Nelle Samoa, lavoriamo con i consigli dei vari villaggi per far ottenere ai nostri missionari il permesso di predicare il Vangelo. Alcuni anni fa, ebbi una conversazione con il capo di un villaggio nel quale per moltissimi anni ai missionari era stato proibito predicare. La nostra conversazione ebbe luogo non molto tempo dopo che il capo supremo aveva aperto il villaggio alla Chiesa, consentendo ai nostri missionari di insegnare il Vangelo e le sue dottrine a coloro che erano interessati.

A seguito di un così miracoloso capovolgimento della situazione dopo tanti anni, ero curioso di sapere che cosa avesse indotto il capo supremo a compiere quel passo. Lo chiesi al capo con cui stavo conversando ed egli mi rispose: “Un uomo può vivere nell’oscurità per un po’, ma poi arriva il momento in cui anelerà a entrare nella luce”.

Il capo supremo, aprendo il villaggio, dimostrò di avere lo stesso cuore della vedova — un cuore che si addolcisce dinanzi alla luce e al calore della verità. Questo dirigente era disposto ad andare contro una tradizione di anni, a fronteggiare una grande opposizione e a non desistere, così che anche altri potessero essere benedetti. Era un dirigente il cui cuore era rivolto al benessere e alla felicità della sua gente, piuttosto che a considerazioni legate alla tradizione, alla cultura e al potere personale. Mise da parte quel genere di preoccupazioni in favore di ciò che il presidente Thomas S. Monson ci ha insegnato: “Se seguiremo l’esempio del Salvatore, avremo l’opportunità di essere una luce nella vita degli altri”3.

Infine, lasciate che vi racconti un’altra esperienza che ho vissuto tra i santi del Pacifico e che tuttora ha una profonda valenza spirituale per me. Alcuni anni fa ero un giovane consigliere nel vescovato di un nuovo rione delle Samoa Americane. Avevamo una congregazione di novantanove membri, composta da coltivatori e allevatori di sussistenza, da operai dell’industria conserviera, da impiegati pubblici, e dalle loro rispettive famiglie. Quando nel 1977 la Prima Presidenza annunciò che sarebbe stato costruito un tempio nelle Samoa, tutti noi manifestammo gioia e gratitudine. A quel tempo, per recarsi al tempio dalle Samoa Americane bisognava arrivare fino alle Hawaii o fino in Nuova Zelanda. Si trattava di un viaggio costoso che molti fedeli membri della Chiesa non potevano permettersi.

In quel periodo, i membri venivano incoraggiati a fare delle donazioni al fondo destinato alla costruzione dei templi. In quest’ottica, il nostro vescovato chiese ai membri del rione di valutare, con l’aiuto della preghiera, che cosa avrebbero potuto donare. Fu stabilito un giorno in cui le famiglie avrebbero devoluto le loro offerte. Quando in seguito, nel riserbo del nostro ufficio, queste donazioni furono aperte, come vescovato ci sentimmo umilmente toccati dalla fede e dalla generosità dei nostri meravigliosi membri.

Conoscendo le singole famiglie e le loro condizioni, provai un profondo e prolungato senso di riverenza, rispetto e umiltà. Sotto ogni aspetto, questi erano i moderni “spiccioli” della vedova presi generosamente dal proprio “necessario” e donati con gioia per la promessa costruzione di un sacro tempio del Signore nelle Samoa. Queste famiglie avevano consacrato tutto ciò che potevano al Signore, avendo fede che non sarebbero state lasciate nel bisogno. Il loro dono dimostrò che avevano lo stesso cuore della vedova. Quanti donarono lo fecero volentieri e gioiosamente, perché il cuore della vedova che era in loro poteva vedere con gli occhi della fede le supreme benedizioni che erano in serbo per le loro famiglie e per tutta la popolazione delle Samoa e delle Samoa Americane, per generazioni a venire. So che le loro offerte consacrate, il loro obolo della vedova, sono state riconosciute e accettate dal Signore.

Il cuore della vedova che offrì in dono i suoi due spiccioli è un cuore che donerà tutto il possibile, facendo sacrifici, sopportando le avversità, la persecuzione e il rifiuto, e portando fardelli di molti tipi. Il cuore della vedova è un cuore sensibile, che percepisce e riconosce la luce della verità e che darà qualunque cosa per abbracciare quella verità. Esso aiuta anche gli altri a vedere quella stessa luce e a raggiungere lo stesso grado di felicità e di gioia eterne. Infine, il cuore della vedova si distingue per la disponibilità a dare tutto per l’edificazione del regno di Dio sulla terra.

Come santi di tutto il mondo dovremmo impegnarci a fare ciò che è necessario per acquisire lo stesso cuore della vedova, rallegrandoci sinceramente per le benedizioni che colmeranno i nostri conseguenti bisogni. La mia speranza e la mia supplica è che ognuno di noi possa avere quel cuore che gli permetterà di portare i propri fardelli, di fare i sacrifici necessari e di essere disposto ad agire e a donare. Vi prometto che il Signore non vi lascerà nel bisogno. Il cuore della vedova è colmo di gratitudine perché il Salvatore fu “uomo di dolore, familiare col patire”4, consentendo così a noi di non dover bere la “coppa amara”5. A dispetto delle nostre debolezze e delle nostre mancanze, e a motivo di esse, Egli continua a tenderci le Sue mani, trafitte per amor nostro. Se saremo disposti a entrare nella luce del Suo vangelo, ad accettarLo e a permetterGli di soddisfare le nostre necessità, Egli ci risolleverà.

Vi porto la mia testimonianza del grande amore che possiamo condividere come discepoli e seguaci del Signore Gesù Cristo. Nutro un grande affetto per il presidente Thomas S. Monson e lo sostengo come profeta di Dio sulla terra. Il Libro di Mormon è un’ulteriore testimonianza di Gesù Cristo al mondo, e invito tutti a leggerlo e a scoprire il messaggio che ha per voi. Tutti coloro che accettano l’invito del Signore a venire a Lui troveranno pace, amore e luce. Gesù Cristo è il nostro grande Esempio e il nostro Redentore. È solo tramite Gesù Cristo e il miracolo della Sua Espiazione infinita che noi possiamo ottenere la vita eterna. Di questo rendo testimonianza nel sacro nome di Gesù Cristo. Amen.