2010–2019
Signore, che s’aprano gli occhi nostri
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Signore, che s’aprano gli occhi nostri

Dobbiamo guardare gli altri con gli occhi del nostro Salvatore.

Il re leone è un classico dei film di animazione, ambientato nella savana africana. Quando il re leone muore salvando suo figlio, il giovane principe leone viene costretto all’esilio mentre un nuovo dispotico sovrano distrugge l’equilibrio della savana. Il principe leone rivendicherà il suo regno tramite l’aiuto di un mentore. I suoi occhi vengono aperti alla necessità di equilibrio all’interno del grande cerchio della vita nella savana. Mentre reclamava la posizione di re che gli spettava di diritto, il giovane leone seguì il consiglio: “Guarda oltre ciò che vedi”.1

Mentre impariamo a diventare eredi di tutto ciò che il nostro Padre possiede, il Vangelo ci fa da mentore, portandoci a guardare oltre ciò che vediamo. Per guardare oltre ciò che vediamo dobbiamo guardare gli altri con gli occhi del nostro Salvatore. All’interno della rete del Vangelo ci sono persone di tutti i tipi. Non possiamo comprendere appieno le scelte e la condizione psicologica pregressa di chi fa parte del nostro mondo, delle nostre congregazioni ecclesiastiche e persino della nostra famiglia, perché raramente abbiamo la visione completa di chi siano veramente queste persone. Dobbiamo guardare oltre le facili supposizioni e gli stereotipi, e ampliare le piccole lenti della nostra esperienza.

I miei occhi si sono aperti per “guardare oltre ciò che vedevo” mentre servivo come presidente di missione. Arrivò un giovane missionario dallo sguardo preoccupato. Quando ci incontrammo per un’intervista, egli disse con fare abbattuto: “Voglio andare a casa”. Pensai tra me e me: “Beh, a questo possiamo porre rimedio”. Gli consigliai di lavorare duramente e di pregarci sopra per una settimana e poi di chiamarmi. Mi chiamò dopo una settimana esatta. Voleva ancora tornare a casa. Gli consigliai di nuovo di pregare, di lavorare duramente e di chiamarmi dopo un’altra settimana. All’intervista successiva, le cose non erano cambiate, insisteva per tornare a casa.

Non avrei permesso che accadesse. Cominciai a spiegargli la natura sacra della sua chiamata. Lo incoraggiai a dimenticare se stesso e a mettersi al lavoro.2 Ma qualsiasi formula gli proponessi, la sua idea non cambiava. Alla fine mi venne in mente che forse non avevo il quadro completo della situazione. Fu allora che mi sentii ispirato a chiedergli: “Anziano, che cosa trova difficile?”. Quello che disse mi trafisse il cuore: “Presidente, io non so leggere”.

Il saggio consiglio che consideravo molto importante che lui ascoltasse non era affatto pertinente alle sue necessità. Ciò di cui aveva più bisogno era che guardassi oltre il mio giudizio avventato e permettessi allo Spirito di aiutarmi a capire cosa ci fosse davvero nella mente dell’anziano. Aveva bisogno che lo vedessi nel modo giusto e gli offrissi un motivo per sperare. Invece mi ero comportato come un’enorme palla da demolizione. Questo anziano valoroso imparò a leggere e divenne un puro discepolo di Gesù Cristo. Egli mi aprì gli occhi alla comprensione delle parole del Signore: “L’Eterno non guarda a quello a cui guarda l’uomo: l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore” (1 Samuele 16:7).

Quanto siamo benedetti quando lo spirito del Signore espande la nostra visione. Ricordate il profeta Eliseo, che si svegliò e scoprì che l’esercito siriano aveva circondato la sua città con cavalli e carri? Il suo servo era terrorizzato e chiese a Eliseo che cosa avrebbero fatto in una circostanza così ostile. Eliseo gli disse di non preoccuparsi usando queste memorabili parole: “Non temere, perché quelli che son con noi son più numerosi di quelli che son con loro” (2 Re 6:16). Il servitore non aveva idea di che cosa stesse parlando il profeta. Egli non riusciva a guardare oltre ciò che vedeva. Tuttavia, Eliseo vedeva schiere di angeli pronti a combattere per il popolo del profeta. Perciò, pregò che l’eterno aprisse gli occhi del giovane servo, “che vide a un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno ad Eliseo” (2 Re 6:17).

Spesso creiamo distanza tra noi e gli altri in base alle differenze in ciò che vediamo. Ci sentiamo a nostro agio intorno a chi pensa, parla, si veste e si comporta come noi, e ci sentiamo a disagio con chi viene da circostanze e da vissuti diversi. In realtà, non veniamo tutti da paesi diversi e non parliamo tutti lingue diverse? Non vediamo tutti il mondo attraverso gli enormi limiti della nostra esperienza di vita? Alcuni vedono e parlano con gli occhi spirituali, come il profeta Eliseo, mentre altri vedono e comunicano con la vista fisica, come feci io con il mio missionario illetterato.

Viviamo in un mondo che si nutre di paragoni, di etichette e di critiche. Invece di guardare attraverso le lenti dei social media, dobbiamo guardare dentro di noi, cercando quegli attributi divini che ognuno di noi reclama. Queste qualità e desideri divini non possono essere postati su Pinterest o su Instagram.

Accettare e amare gli altri non significa sposare le loro idee. Ovviamente la verità ci impone la nostra fedeltà più assoluta, anche se questo non dovrebbe mai essere di ostacolo alla gentilezza. Amare davvero gli altri richiede una perenne accettazione degli sforzi che questi compiono al meglio delle loro possibilità e le cui esperienze e limiti potremmo non conoscere mai del tutto. Per guardare oltre ciò che vediamo dobbiamo concentrarci consapevolmente sul Salvatore.

Il 28 maggio 2016 Beau Richey, di sedici anni, e il suo amico Austin si trovavano in un ranch di famiglia nel Colorado. Beau e Austin salirono sui loro quad, ansiosi di godersi una giornata di avventure. Non erano andati lontano che si trovarono in una situazione precaria, e a quel punto una tragedia li colpì. Il quad che Beau stava guidando si ribaltò all’improvviso, inchiodando il ragazzo sotto oltre 180 chili di acciaio. Quando lo raggiunse, Austin vide che il suo amico stava lottando per sopravvivere. Con tutte le sue forze cercò di sollevare il quad per liberarlo, ma il veicolo non si mosse di un millimetro. Pregò per Beau e poi andò disperatamente in cerca di aiuto. Alla fine i soccorsi arrivarono, ma poche ore dopo Beau morì. Aveva lasciato la sua vita terrena.

Arrivarono i suoi genitori, affranti. Mentre si trovavano nel piccolo ospedale insieme al migliore amico di Beau e ai loro familiari, un agente di polizia entrò nella stanza e consegnò alla madre il cellulare del ragazzo. Quando lo prese suonò una sveglia. Ella aprì il telefono e vide la sua sveglia giornaliera. Lesse ad alta voce il messaggio che quel figlio adolescente, amante del divertimento e dell’avventura, aveva impostato in modo che potesse leggerlo ogni giorno. C’era scritto: “Ricordati di mettere Gesù Cristo al centro della tua vita, oggi”.

L’attenzione che Beau poneva sul suo Redentore non allevia il dolore che i suoi cari provano per la sua assenza, tuttavia dà grande speranza e significato alla sua vita e alle sue scelte. Permette alla famiglia e agli amici di guardare oltre il dolore per la sua morte prematura e di vedere le felici realtà della vita a venire. Quale tenera misericordia è stata per i genitori di Beau poter vedere attraverso gli occhi del figlio ciò che egli considerava di maggior valore.

Come membri della Chiesa, ci sono state donate delle sveglie spirituali che ci avvisano quando guardiamo solo attraverso gli occhi mortali, allontanandoci dalla salvezza. Il sacramento è un promemoria settimanale che ci sollecita a concentrarci continuamente su Gesù Cristo, in modo che possiamo ricordarci sempre di Lui e avere sempre con noi il Suo Spirito (vedere Dottrina e Alleanze 20:77). Eppure a volte ignoriamo questi sentimenti che rappresentano dei promemoria e delle sveglie. Quando è al centro della nostra vita, Gesù Cristo fa in modo che i nostri occhi siano aperti a possibilità più grandi di quelle che potremmo comprendere da soli.

Ho ricevuto una lettera molto interessante su un’esperienza vissuta da una fedele sorella grazie a una “sveglia protettiva”. Ella mi ha raccontato che, nel tentativo di far capire al marito ciò che provava, aveva cominciato a scrivere sul proprio telefono una lista delle cose che egli diceva o faceva che la irritavano. Aveva pensato che, al momento giusto, avrebbe avuto una prova scritta da mostrargli che gli avrebbe fatto desiderare di cambiare i suoi modi. Tuttavia una domenica, prendendo il sacramento e concentrandosi sull’Espiazione del Salvatore, capì che documentare tutti i sentimenti negativi che provava verso il marito non avrebbe mai cambiato lui, ma stava davvero allontanando lo Spirito da lei.

Nel suo cuore suonò una sveglia spirituale che diceva: “Lascia correre. Lascia perdere tutto questo. Cancella quella lista. Non ti aiuterà”. Successivamente ella ha scritto, e cito testualmente: “Mi ci è voluto un po’ per cliccare ‘Seleziona tutto’ e ancora di più per cliccare ‘Cancella’, ma quando l’ho fatto, tutti quei sentimenti negativi si sono dissolti. Il mio cuore si è riempito di amore, amore per mio marito e per il Signore”. La sua visione è cambiata, come avvenne per Saulo sulla via di Damasco. Le scaglie che le distorcevano la vista sono cadute dai suoi occhi.

Il nostro Salvatore aprì spesso gli occhi di chi era spiritualmente o fisicamente cieco. Aprire i nostri occhi alla verità divina, sia letteralmente che figurativamente, ci prepara a guarire dalla miopia della vita terrena. Quando prestiamo attenzione alle “sveglie” spirituali che segnalano la necessità di modificare il nostro percorso o di accrescere la nostra prospettiva eterna, riceviamo la promessa sacramentale di avere con noi il Suo Spirito. È questo che accadde a Joseph Smith e a Oliver Cowdery nel Tempio di Kirtland, quando Gesù Cristo insegnò delle verità importantissime e promise che “il velo” dei limiti terreni sarebbe stato “tolto dalla [loro] mente e gli occhi della [loro] comprensione [sarebbero stati] aperti” (DeA 110:1).

Attesto che tramite il potere di Gesù Cristo possiamo diventare capaci di guardare spiritualmente oltre ciò che vediamo fisicamente. Se ci ricorderemo sempre di Lui e avremo sempre con noi il Suo Spirito, gli occhi della nostra comprensione verranno aperti. Allora la maestosa realtà della divinità presente in ognuno di noi sarà impressa nei nostri cuori ancora più intensamente. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.