2010–2019
Distanti, ma comunque uniti
File scaricati
Questa pagina (MP3)
Note a piè di pagina

Hide Footnotes

Tema

Distanti, ma comunque uniti

Nella Chiesa, nonostante le nostre differenze, il Signore si aspetta che siamo uniti!

Un giorno di giugno del 1994 stavo tornando freneticamente a casa in auto dal lavoro per guardare in TV la partita di calcio della nostra nazionale ai mondiali. Poco dopo aver cominciato il mio viaggio, ho visto da lontano un uomo disabile che, sul marciapiede, procedeva velocemente sulla sua sedia a rotelle che, mi sono accorto, era decorata con la nostra bandiera brasiliana. In quel momento ho capito che anche lui stava andando a casa a guardare la partita!

Quando le nostre strade si sono incrociate e i nostri sguardi si sono incontrati, per una frazione di secondo mi sono sentito profondamente unito a quell’uomo. Stavamo andando in direzioni diverse, non ci conoscevamo e avevamo chiaramente situazioni sociali e fisiche differenti, tuttavia in quel preciso istante la nostra medesima passione per il calcio e l’amore per il nostro paese ci hanno fatto sentire come se fossimo una cosa sola! Da quel giorno non ho più visto quell’uomo, tuttavia oggi, dopo decenni, riesco ancora a vedere quello sguardo e a sentire quel legame forte con quell’uomo. Alla fine, abbiamo vinto la partita e, quell’anno, abbiamo vinto anche i mondiali!

Nella Chiesa, nonostante le nostre differenze, il Signore si aspetta che siamo uniti! In Dottrina e Alleanze ha detto: “Siate uno; e se non siete uno non siete miei”1.

Quando entriamo in una casa di riunione o in un tempio per rendere il culto insieme, dobbiamo lasciarci dietro le nostre differenze, tra cui la razza, la condizione sociale, le preferenze politiche e i successi accademici e professionali, e concentrarci invece sugli obiettivi spirituali che abbiamo in comune. Insieme cantiamo inni, meditiamo sulle stesse alleanze durante il sacramento e diciamo simultaneamente un sonoro “amen” alla fine dei discorsi, delle lezioni e delle preghiere, il che significa che concordiamo congiuntamente con quello che è stato detto.

Queste cose che facciamo collettivamente contribuiscono a creare un senso di unità all’interno della congregazione.

Tuttavia, ciò che davvero determina, consolida o distrugge la nostra unità è il modo in cui agiamo quando siamo lontani dagli altri membri della Chiesa. Come tutti sappiamo, è normale e inevitabile che prima o poi si parli gli uni degli altri.

A seconda di quello che decidiamo di dire gli uni degli altri, le nostre parole avranno i nostri “cuori legati in unità”2, come insegnò Alma a coloro che si battezzarono nelle Acque di Mormon, oppure intaccheranno l’amore, la fiducia e la buona volontà che devono esistere tra noi.

Ci sono commenti che distruggono silenziosamente l’unità; commenti tipo: “È vero, è un bravo vescovo; ma avreste dovuto vederlo quando era giovane!”.

Una versione più costruttiva di questo commento potrebbe essere: “Il vescovo è proprio bravo e negli anni ha raggiunto una grande maturità e una grande saggezza”.

Spesso etichettiamo permanentemente le persone dicendo cose come: “La nostra presidentessa della Società di Soccorso è una causa persa; è così testarda!”. Al contrario, potremmo dire: “La presidentessa della Società di Soccorso ultimamente è un po’ meno flessibile; forse sta attraversando un momento difficile. Diamole una mano e sosteniamola!”.

Fratelli e sorelle, non abbiamo alcun diritto di ritrarre qualcuno, nemmeno all’interno della cerchia della Chiesa, come un prodotto finito di scarsa qualità. Piuttosto, le nostre parole sul prossimo dovrebbero riflettere il fatto che crediamo in Gesù Cristo e nella Sua Espiazione, e che, in Lui e grazie a Lui, possiamo sempre cambiare in meglio!

Alcuni iniziano a criticare ed entrano in antagonismo con i dirigenti e con i membri della Chiesa per delle inezie.

Questo fu il caso di Simonds Ryder, un uomo che si unì alla Chiesa nel 1831. Dopo aver letto una rivelazione che lo riguardava, rimase perplesso nel vedere che il suo cognome era stato scritto erroneamente Rider con la vocale i invece che con la lettera y. La sua reazione a questo evento contribuì a fargli avere dei dubbi sul profeta e, alla fine, lo portò a perseguitare il profeta e a lasciare la Chiesa.3

È probabile, inoltre, che ci capiterà di venire in qualche modo corretti dai nostri dirigenti ecclesiastici, il che sarà una prova di quanto sia solido il nostro senso di unità con loro.

Avevo solo undici anni, tuttavia ricordo che quarantaquattro anni fa la casa di riunione dove si recava la mia famiglia fu sottoposta a una ristrutturazione massiccia. Prima che tale impresa avesse inizio, ci fu una riunione durante la quale i dirigenti locali e di area discussero in che modo i membri avrebbero contribuito col proprio lavoro a quell’opera. Mio padre, che in passato aveva presieduto a quella unità per anni, espresse la sua chiara opinione secondo cui questo lavoro doveva essere fatto da un professionista edile e non da dilettanti.

Non solo la sua opinione fu bocciata, ma venimmo a sapere che in quell’occasione egli venne rimproverato severamente e pubblicamente. Stiamo parlando di un uomo che era molto devoto alla Chiesa ed era stato un soldato durante la Seconda guerra mondiale in Europa, abituato a resistere e a combattere per ciò in cui credeva. Qualcuno avrebbe potuto chiedersi quale reazione avrebbe potuto avere dopo questo incidente. Avrebbe continuato a sostenere la sua opinione e a opporsi alla decisione che era stata già presa?

Nel nostro rione avevamo visto famiglie che erano diventate più deboli nel Vangelo e avevano smesso di venire alle riunioni perché non riuscivano a provare un senso di unità con i dirigenti. Anch’io, personalmente, avevo visto molti dei miei amici della Primaria non rimanere fedeli durante l’adolescenza perché i loro rispettivi genitori trovavano sempre da ridire sui membri della Chiesa.

Mio padre, però, decise di rimanere unito agli altri Santi. Alcuni giorni dopo, quando i membri del rione si riunirono per dare una mano nella costruzione, “invitò” la nostra famiglia ad andare con lui alla casa di riunione per metterci a disposizione ed essere d’aiuto in ogni modo possibile.

Ero furioso. Avrei voluto chiedergli: “Papà, perché mai stiamo andando ad aiutare nella costruzione se non condividevi il fatto che se ne occupassero i membri?”, ma l’espressione del suo volto mi dissuase dal farlo. Volevo essere sano per la ridedicazione. Così, fortunatamente, decisi di stare zitto e di andare a dare una mano nell’edificio!

Mio padre non vide mai la nuova cappella poiché morì prima che i lavori giungessero al termine. Tuttavia, la nostra famiglia, guidata da mia madre, continuò a fare la sua parte fino al completamento e questo ci fece sentire uniti a mio padre, ai membri della Chiesa, ai dirigenti e, soprattutto, al Signore!

Subito prima della Sua straziante esperienza nel Getsemani, mentre pregava il Padre per i Suoi apostoli e per tutti noi, i santi, Gesù disse: “Che siano tutti uno; […] come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te”4.

Fratelli e sorelle, attesto che quando decidiamo di essere uno con i membri e i dirigenti della Chiesa — sia quando siamo riuniti sia, soprattutto, quando siamo distanti — noi sentiamo anche un senso di unità ancora più perfetto con il Padre Celeste e con il Salvatore. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.