2010–2019
Amiamoci gli uni gli altri com’Egli ci ha amati
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Amiamoci gli uni gli altri com’Egli ci ha amati

Servendo e perdonando gli altri con amore sincero, possiamo essere guariti e ricevere la forza di superare le nostre difficoltà.

Durante l’Ultima Cena, il Salvatore diede ai Suoi discepoli un nuovo comandamento, dicendo:

“Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”1.

I discepoli del Salvatore ricevettero un nuovo comandamento per fare qualcosa in più, qualcosa di più grande, qualcosa di più divino. Questo nuovo comandamento e invito è riassunto nella frase chiave “com’io v’ho amati”.

L’amore è azione; l’amore è servizio

“L’amore è un sentimento di profonda devozione, interesse e affetto. L’esempio più grande dell’amore di Dio per i Suoi figli si trova nell’Espiazione infinita di Gesù Cristo”2. Giovanni disse: “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”3. “L’amore per Dio e per il prossimo è una caratteristica dei discepoli di Gesù Cristo”4.

Alcuni anni fa, quando aveva quattro anni, il nostro nipote più grande, José, stava giocando con mia moglie. Mentre ridevano e si divertivano insieme, nostro nipote le ha chiesto: “Nonna, tu mi vuoi bene?”.

Ella ha risposto: “Sì, José, ti voglio bene”.

Allora le ha fatto un’altra domanda: “Come fai a sapere che mi vuoi bene?”.

Ella gli ha spiegato i suoi sentimenti e gli ha anche detto tutto ciò che aveva fatto e che era disposta a fare per lui.

Poi mia moglie ha posto a José le stesse domande, compresa la domanda profonda: “Come fai a sapere che mi vuoi bene?”.

Con una risposta innocente ma sincera, egli ha detto: “Ti voglio bene perché lo sento nel mio cuore”. Il comportamento affettuoso di José nei confronti di sua nonna, quel giorno e in generale, dimostra che l’amore è una combinazione di azioni e di sentimenti profondi.

Re Beniamino dichiarò: “Ed ecco, io vi dico queste cose affinché possiate imparare la saggezza; affinché possiate imparare che quando siete al servizio dei vostri simili, voi non siete che al servizio del vostro Dio”5.

Nel mondo di oggi, in cui c’è tanta sofferenza a causa di una serie di circostanze diverse, mandare un sms con un emoji buffo o postare una bella immagine con le parole “ti voglio bene” è una cosa positiva e preziosa. Tuttavia, ciò che molti di noi devono fare è mettere da parte i propri dispositivi mobili e, rimboccatisi le maniche, aiutare coloro che hanno grande bisogno. L’amore senza il servizio è come la fede senza le opere: è morto.

L’amore è perdono

Il puro amore di Cristo, ovvero la carità6, non solo ci ispira ad agire e a prestare servizio, ma ci ispira anche ad avere la forza di perdonare, a prescindere dalla situazione. Vorrei condividere con voi un’esperienza che ha avuto un impatto sulla mia vita e l’ha cambiata. Ted e Sharon, i genitori di Cooper, che sono qui oggi, mi hanno dato il permesso di raccontare quello che è successo alla loro famiglia più di nove anni fa. Racconterò l’esperienza dal punto di vista di Ted, il padre di Cooper.

Il 21 agosto 2008 era il primo giorno di scuola e i tre fratelli maggiori di Cooper, Ivan, Garrett e Logan, erano tutti alla fermata dell’autobus in attesa di prendere ognuno il proprio. Cooper, che aveva quattro anni, era in bicicletta; mia moglie, Sharon, era venuta a piedi.

Mia moglie era dall’altro lato della strada e fece cenno a Cooper di attraversare. Nello stesso momento, un’auto svoltò a sinistra molto lentamente e mise sotto Cooper.

Ricevetti una telefonata da un vicino che mi diceva che Cooper era stato investito da un’auto. Presi la mia auto e mi recai di corsa alla fermata dell’autobus per vederlo. Cooper era sdraiato sull’erba, aveva difficoltà a respirare, ma non aveva ferite visibili.

Mi inginocchiai accanto a Cooper e lo incoraggiai dicendo cose come: “Andrà tutto bene. Resisti”. In quell’istante spuntò il mio capogruppo dei sommi sacerdoti, Nathan, con sua moglie. Ella suggerì che impartissimo a Cooper una benedizione del sacerdozio. Ponemmo le mani sulla sua testa. Non ricordo che cosa dissi nella benedizione, ma ricordo chiaramente di aver sentito la presenza di altri attorno a noi e fu in quel preciso istante che seppi che Cooper stava per morire.

Cooper fu trasportato in elicottero all’ospedale, ma poi, appunto, morì. Sentii che il Padre Celeste mi stava dicendo che le mie responsabilità terrene erano finite e che ora Cooper era sotto le Sue cure.

Riuscimmo a stare un po’ con Cooper all’ospedale. Il personale lo preparò affinché potessimo tenerlo in braccio e salutarlo per l’ultima volta, permettendoci di rimanere con lui tra le nostre braccia per tutto il tempo che volevamo.

Di ritorno a casa, io e mia moglie, affranta dal dolore, ci guardammo e iniziammo a parlare del ragazzo che era alla guida dell’auto. Non lo conoscevamo, sebbene abitasse soltanto una traversa più in là e si trovasse nei confini del nostro rione.

Il giorno seguente fu molto difficile per noi, dato che eravamo completamente sopraffatti dal dolore. Caddi in ginocchio e offrii la preghiera più sincera che avessi mai offerto. Chiesi al Padre Celeste nel nome del mio Salvatore di togliermi il dolore che mi sopraffaceva. Egli lo fece.

Più tardi, quel giorno, uno dei consiglieri della presidenza del nostro palo organizzò a casa sua un incontro tra noi, quel ragazzo — l’autista dell’auto — e i suoi genitori. Sharon e io aspettammo che il ragazzo e i suoi genitori arrivassero. Quando la porta si aprì, li incontrammo per la prima volta. Il mio vescovo mi sussurrò all’orecchio: “Vagli incontro”. Sharon e io lo stringemmo in un grande abbraccio di gruppo. Piangemmo insieme per un tempo che sembrò molto lungo. Gli dicemmo che sapevamo che ciò che era accaduto era stato puramente un incidente.

Fu un miracolo per me e Sharon che entrambi ci sentimmo in quel modo e che ancora ci sentiamo così. Per grazia di Dio, fummo in grado di intraprendere il sentiero giusto, il sentiero ovvio, l’unico sentiero, e amare questo bravo ragazzo.

Negli anni, abbiamo legato molto con lui e con la sua famiglia. Egli ha condiviso i suoi traguardi più preziosi con noi. Siamo anche andati al tempio con lui quando si è preparato per partire in missione.7

Fratelli e sorelle, Ted sa senza ombra di dubbio che il nostro Padre Celeste ci ama. Sa che essere capaci di perdonare, e di liberarsi così di un fardello, è tanto dolce quanto l’essere perdonati. Questa dolcezza scaturisce dall’emulare il nostro Esempio per eccellenza. Nel Libro di Mormon, Alma dice del Salvatore: “Ed egli andrà, soffrendo pene e afflizioni e tentazioni di ogni specie; e ciò affinché si possa adempiere la parola che dice: egli prenderà su di sé le pene e le malattie del suo popolo”8.

Fratelli e sorelle, che storia meravigliosa di vero amore e di vero perdono. Anche noi possiamo avere gioia e felicità quando serviamo e perdoniamo gli altri. Georgy, un altro dei nostri nipoti, spesso dice: “Che tipo di famiglia siamo?”. Ed egli stesso risponde: “Siamo una famiglia felice!”.

Il presidente Thomas S. Monson ci ha consigliato quanto segue: “Esaminiamo la nostra vita e decidiamo di seguire l’esempio del Salvatore essendo gentili, amorevoli e caritatevoli”9.

So che il nostro Padre Celeste e Suo Figlio, Gesù Cristo, ci amano e sono disposti ad aiutarci ad agire quando ci amiamo gli uni gli altri com’Essi ci hanno amati. So anche che servendo e perdonando gli altri con amore sincero, possiamo essere guariti e ricevere la forza di superare le nostre difficoltà. Di questo rendo testimonianza nel nome di Gesù Cristo. Amen.