2010–2019
Il nostro Buon Pastore
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Il nostro Buon Pastore

Gesù Cristo, il nostro Buon Pastore, gioisce nel veder progredire verso la guarigione le Sue pecore ammalate.

Intravediamo uno scorcio del carattere del nostro Padre Celeste quando riconosciamo l’immensa compassione che Egli prova per i peccatori e apprezziamo con gratitudine la distinzione che Egli fa tra il peccato e coloro che peccano. Questo scorcio ci aiuta ad avere “un’idea [più] corretta del Suo carattere, delle Sue perfezioni e delle Sue qualità”1 ed è di fondamentale importanza per poter esercitare la fede in Lui e in Suo Figlio, Gesù Cristo. La compassione del Salvatore di fronte alle nostre imperfezioni ci attira a Lui e ci motiva nei nostri sforzi ripetuti di pentirci e di emularLo. A mano a mano che diventiamo più simili al Salvatore, impariamo a trattare gli altri come fa Lui a prescindere da qualunque loro caratteristica esteriore o comportamento.

L’impatto derivante dal distinguere tra le caratteristiche esteriori di una persona e la persona stessa è al centro del romanzo I miserabili dello scrittore francese Victor Hugo.2 All’inizio del romanzo il narratore presenta Bienvenu Myriel, vescovo di Digne, e riflette su un dilemma con cui il vescovo si confrontava. Doveva far visita oppure no a un uomo ateo confesso e disprezzato dalla comunità a causa del suo passato comportamento durante la Rivoluzione francese?3

Il narratore afferma che il vescovo avrebbe potuto provare una naturale e profonda repulsione per quell’uomo, poi pone una semplice domanda: “Tuttavia, può la rogna delle pecore far indietreggiare il pastore?”4. Rispondendo a nome del vescovo, il narratore dà una risposta categorica: “No”. Poi aggiunge un commento spiritoso: “Ma che pecora era quella!”5.

In questo brano, Hugo paragona la “malvagità” dell’uomo a una malattia cutanea delle pecore e il vescovo a un pastore che non si tira indietro di fronte a una pecora malata. Il vescovo è comprensivo e nel prosieguo del romanzo dimostra un’analoga compassione per un altro uomo, il protagonista principale del libro: un ex galeotto abbrutito, Jean Valjean. La misericordia e l’empatia del vescovo spingono Jean Valjean a cambiare il corso della propria vita.

Poiché Dio usa la malattia come metafora del peccato in tutte le Scritture, è ragionevole domandarsi: “Come reagisce Gesù Cristo di fronte alle nostre malattie metaforiche, ovvero i nostri peccati?”. Dopotutto, il Salvatore disse che Egli “non può considerare il peccato con il minimo grado di tolleranza”6; come può quindi guardare noi, imperfetti come siamo, senza ritrarsi con orrore e disgusto?

La risposta è semplice e chiara. Poiché è il Buon Pastore7, Gesù Cristo considera le malattie delle Sue pecore come una condizione che necessita di terapie, di cure e di compassione. Questo pastore, il nostro Buon Pastore, gioisce nel veder progredire verso la guarigione le Sue pecore ammalate.

Il Salvatore predisse: “Come un pastore, [pascerò il mio] gregge”8, “cercherò la [pecorella] perduta, ricondurrò la smarrita, fascerò la ferita, fortificherò la malata”9. Anche se l’apostata Israele fu descritta come consumata da “ferite, contusioni, [e] piaghe aperte”10 dovute al peccato, il Salvatore incoraggiò, esortò e promise guarigione.11

Il ministero terreno del Salvatore fu invero caratterizzato dall’amore, dalla compassione e dall’empatia. Egli non percorreva le strade polverose della Galilea e della Giudea in modo sdegnoso, trasalendo alla vista dei peccatori. Non li evitava con ribrezzo assoluto. No, Egli mangiava con loro.12 Aiutava e benediceva, sollevava e edificava, sostituiva la paura e la disperazione con la speranza e la gioia. Da vero pastore qual è, Egli va alla nostra ricerca e ci trova per offrire sollievo e speranza.13 Comprendere la Sua compassione e il Suo amore ci aiuta a esercitare la fede in Lui così da pentirci ed essere guariti.

Il Vangelo secondo Giovanni descrive l’effetto che l’empatia del Salvatore ebbe su una peccatrice. Gli scribi e i Farisei portarono al Salvatore una donna colta in flagrante adulterio. Gli accusatori dissero implicitamente che doveva essere lapidata così come prescritto dalla legge di Mosè. Alla fine Gesù, in risposta alle domande insistenti, disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei”.

Gli accusatori se ne andarono “e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.

E Gesù, […] non vedendo altri che la donna, le disse: Donna, dove sono que’ tuoi accusatori? Nessuno t’ha condannata?

Ed ella rispose: Nessuno, Signore. E Gesù le disse: Neppure io ti condanno; va’ e non peccar più”14.

Certo, il Salvatore non condonò l’adulterio, ma neppure condannò la donna. Egli la esortò a ravvedersi. Ella fu motivata a cambiare grazie alla Sua compassione e alla Sua misericordia. La traduzione di Joseph Smith della Bibbia attesta che, a seguito di questo episodio, la donna diventò una discepola del Salvatore: “E la donna da quell’ora glorificò Iddio e credette nel suo nome”15.

Anche se Dio è comprensivo, non dovremmo credere erroneamente che Egli sia tollerante o di larghe vedute rispetto al peccato. Non è così. Il Salvatore venne sulla terra per salvarci dai nostri peccati e, cosa importante da notare, non ci salverà nei nostri peccati.16 In un’occasione, un abile interrogatore di nome Zeezrom cercò di incastrare Amulec chiedendo: “[Il Messia che deve venire] salverà il suo popolo nei suoi peccati? Amulec rispose e gli disse: Io ti dico che egli non lo farà, poiché è impossibile per lui rinnegare la sua parola. […] Egli non può salvarlo nei suoi peccati”17. Amulec enunciò una verità fondamentale, ovvero che per essere salvati dai nostri peccati dobbiamo attenerci alle “condizioni del pentimento”, le quali liberano il potere del Redentore di salvare la nostra anima.18

La compassione, l’amore e la misericordia del Salvatore ci attirano a Lui.19 Mediante la Sua Espiazione, noi non siamo più soddisfatti della nostra condizione peccaminosa.20 Dio è chiaro riguardo a ciò che è giusto e accettabile per Lui e a ciò che è sbagliato e peccaminoso. Ciò non è dovuto al fatto che Egli desidera avere come seguaci degli automi obbedienti. No, il nostro Padre Celeste desidera che i Suoi figli scelgano consapevolmente e volontariamente di diventare come Lui21 e di qualificarsi per il genere di vita di cui Egli gode.22 Così facendo, i Suoi figli adempiono il loro destino divino e divengono eredi di tutto ciò che Egli ha.23 Per questo motivo, i dirigenti della Chiesa non possono alterare i comandamenti o la dottrina di Dio andando contro la Sua volontà per convenienza o per essere popolari.

Tuttavia, nel cercare di seguire Gesù Cristo durante tutta la nostra vita, il Suo esempio di gentilezza nei confronti dei peccatori è particolarmente istruttivo. Noi, che siamo peccatori, dobbiamo tendere la mano agli altri con compassione e amore, come fa il Salvatore. Il nostro ruolo consiste anche nell’aiutare e nel benedire, nel sollevare e nell’edificare, nonché nel sostituire la paura e la disperazione con la speranza e con la gioia.

Il Salvatore rimproverò coloro che si tenevano alla larga dalle persone che consideravano impure e che giudicavano con superbia gli altri ritenendoli più peccatori di loro.24 Questa è la lezione pregnante rivolta dal Salvatore a coloro che “confidavano in se stessi di esser giusti e disprezzavano gli altri”. Egli narrò questa parabola:

“Due uomini salirono al tempio per pregare; l’uno Fariseo, e l’altro pubblicano.

Il Fariseo, stando in piè, pregava così dentro di sé: O Dio, ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano.

Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo.

Ma il pubblicano, stando da lungi, non ardiva neppure alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore!”.

Gesù quindi concluse: “Io vi dico che questi [il pubblicano] scese a casa sua giustificato, piuttosto che quell’altro [il Fariseo]; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”.25

Il messaggio per noi è chiaro: un peccatore penitente si avvicina di più a Dio di una persona presuntuosa che condanna quel peccatore.

La tendenza umana ad essere presuntuosi e a giudicare gli altri era presente anche ai tempi di Alma. Quando il popolo “[cominciò] a ristabilire la chiesa più completamente […], [la] chiesa cominciò a inorgoglirsi [e] il popolo della chiesa [cominciò] ad elevarsi nell’orgoglio dei propri occhi [;] cominciavano ad essere sprezzanti gli uni verso gli altri e cominciavano a perseguitare coloro che non credevano secondo la loro volontà e il loro piacere”26.

Questa persecuzione era espressamente vietata: “Ora, c’era una legge severa fra il popolo della chiesa, che nessun uomo appartenente alla chiesa si levasse a perseguitare coloro che non appartenevano alla chiesa, e che non ci fossero persecuzioni fra di loro”27. Il principio guida per i Santi degli Ultimi Giorni è lo stesso. Non dobbiamo renderci colpevoli di perseguitare nessuno, che sia membro della Chiesa oppure no.

Chi è stato perseguitato per un motivo qualsiasi sa cosa si prova a subire l’ingiustizia e l’intolleranza. Quando ero adolescente e vivevo in Europa, negli anni ’60, mi sentivo ripetutamente preso di mira e maltrattato perché ero americano e membro della Chiesa. Alcuni dei miei compagni di scuola mi trattavano come se fossi personalmente responsabile di alcune impopolari iniziative di politica estera degli Stati Uniti. Venivo anche trattato come se la mia religione costituisse un affronto alle nazioni in cui vivevo perché era diversa dalla religione di stato. In seguito, in varie nazioni in tutto il mondo, ho intravisto dei piccoli scorci della mostruosità dei pregiudizi e delle discriminazioni subiti da coloro che vengono presi di mira a causa della propria razza o appartenenza etnica.

La persecuzione si manifesta in molte forme: deridere, molestare, compiere atti di bullismo, escludere e isolare, oppure provare odio verso un’altra persona. Dobbiamo stare in guardia contro l’intolleranza che alza la sua voce ripugnante verso chi ha opinioni diverse. L’intolleranza si manifesta in parte nel rifiuto di concedere pari libertà di espressione.28 Tutti, comprese le persone religiose, hanno il diritto di esprimere la propria opinione nella sfera pubblica, ma nessuno ha il diritto di odiare gli altri quando queste opinioni vengono espresse.

La storia della Chiesa offre ampie prove dell’odio e dell’intolleranza di cui furono vittime i nostri membri. Quanto paradossale e triste sarebbe se dovessimo trattare gli altri nello stesso modo in cui siamo stati trattati noi. Il Salvatore insegnò: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro”29. Se vogliamo chiedere rispetto, dobbiamo rispettare. Inoltre, la nostra conversione sincera porta “la mitezza e l’umiltà di cuore”, le quali invitano lo “Spirito Santo” e “[ci riempiono] di amore perfetto”30, un amore non finto31 per gli altri.

Il nostro Buon Pastore è immutabile e prova oggi gli stessi sentimenti nei confronti del peccato e dei peccatori che provava quando era sulla terra. Egli non ci evita perché pecchiamo, anche se qualche volte penserà: “Ma che pecora è quella!”. Egli ci ama così tanto da averci fornito la via per poterci pentire e diventare puri così da poter ritornare da Lui e dal nostro Padre Celeste.32 Così facendo, Gesù Cristo ci ha anche mostrato l’esempio da seguire: avere rispetto per tutti e odio per nessuno.

Quali Suoi discepoli, riflettiamo appieno il Suo amore e amiamoci gli uni gli altri in maniera così aperta e completa che nessuno si senta abbandonato, solo o privo di speranza. Attesto che Gesù Cristo è il nostro Buon Pastore che ci ama e si prende cura di noi. Egli ci conosce e ha dato la Sua vita per le Sue pecore.33 Inoltre, vive per noi e vuole che Lo conosciamo e che esercitiamo fede in Lui. Io Lo amo e Lo adoro, e sono profondamente grato per Lui. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.