Il dono della grazia
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    Il dono della grazia

    Oggi e per sempre la grazia di Dio è disponibile a tutti coloro il cui cuore è spezzato e il cui spirito è contrito.

    La domenica di Pasqua celebriamo l’evento atteso più a lungo e più glorioso nella storia del mondo.

    È il giorno che ha cambiato tutto.

    Quel giorno la mia vita è cambiata.

    La vostra vita è cambiata.

    Il destino di tutti i figli di Dio è cambiato.

    Quel giorno benedetto, il Salvatore dell’umanità, dopo aver preso su di Sé le catene del peccato e della morte che ci tenevano prigionieri, spezzò quelle catene e ci liberò.

    Grazie al sacrificio del nostro beneamato Redentore, la morte non ha pungiglione, la tomba non ha la vittoria,1 Satana non ha potere duraturo e noi possiamo “rinascere, mediante la risurrezione di Gesù Cristo […], ad una speranza viva”2.

    L’apostolo Paolo aveva davvero ragione quando disse: “Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole”3.

    La grazia di Dio

    Parliamo spesso – giustamente – dell’Espiazione del Salvatore.

    Secondo le parole di Giacobbe: “Perché infatti non parlare dell’espiazione di Cristo, e tendere a una conoscenza perfetta di lui”4? Ma mentre “parliamo di Cristo, gioiamo in Cristo, predichiamo il Cristo [e] profetizziamo di Cristo”5 in ogni occasione, non dobbiamo mai perdere il senso di riverenza e di profonda gratitudine per il sacrificio eterno del Figlio di Dio.

    L’Espiazione del Salvatore non può diventare un argomento ordinario nel nostro insegnamento, nelle nostre conversazioni o nel nostro cuore. È sacra e santa, poiché fu tramite questo “grande e ultimo sacrificio” che Gesù il Cristo portò “la salvezza a tutti coloro che crederanno nel suo nome”6.

    Mi meraviglia pensare che il Figlio di Dio sia accondisceso a salvarci, per quanto spesso siamo imperfetti, impuri, portati a sbagliare e ingrati. Ho cercato di comprendere l’Espiazione del Salvatore con la mia mente limitata, e l’unica spiegazione a cui sono giunto è questa: Dio ci ama in modo profondo, perfetto e infinito. Non posso nemmeno iniziare a calcolare “la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo”7.

    Un’espressione possente di quell’amore è ciò che le Scritture spesso chiamano la grazia di Dio – l’aiuto divino e l’investitura di forza tramite cui progrediamo dallo stato di esseri imperfetti e limitati quali siamo ora, allo stato di esseri esaltati di “verità e luce, fino a che [siamo glorificati] nella verità e [conosciamo] ogni cosa”8.

    La grazia di Dio è una delle cose più meravigliose. Eppure spesso è compresa in modo errato.9 Proprio per questo, dovremmo conoscere la grazia di Dio se intendiamo ereditare ciò che è stato preparato per noi nel Suo regno eterno.

    A questo scopo vorrei parlare della grazia. In particolare, per prima cosa, di come la grazia apre le porte del cielo e, secondo, di come apre le cateratte del cielo.

    Primo: la grazia apre le porte del cielo

    Poiché tutti abbiamo “peccato e [siam] privi della gloria di Dio”10, e poiché “nessuna cosa impura può entrare nel regno di Dio”11, ognuno di noi è indegno di tornare alla presenza di Dio.

    Anche se servissimo Dio con tutta la nostra anima, non sarebbe sufficiente; saremmo comunque dei “servitori inutili”12. Non possiamo guadagnarci la via che porta al cielo; le esigenze della giustizia sono una barriera, e noi non abbiamo il potere di superarla da soli.

    Ma non tutto è perduto.

    La grazia di Dio è la nostra grande e infinita speranza.

    Tramite il sacrificio di Gesù Cristo, il piano di misericordia soddisfa le esigenze della giustizia13 “e procura agli uomini i mezzi perché possano aver fede fino a pentirsi”14.

    I nostri peccati, benché possano essere come lo scarlatto, possono diventare bianchi come la neve.15 Poiché il nostro beneamato Salvatore ha dato “se stesso qual prezzo di riscatto per tutti”16, ci è stata fornita un’entrata nel Suo regno eterno.17

    La porta è aperta!

    Ma la grazia di Dio non ci riporta semplicemente al nostro precedente stato di innocenza. Se la salvezza consistesse solo nel cancellare i nostri errori e i nostri peccati, allora la salvezza – per quanto meravigliosa – non adempirebbe le aspirazioni del Padre per noi. Il Suo scopo è ben più elevato: Egli vuole che i Suoi figli e le Sue figlie diventino come Lui.

    Con il dono della grazia di Dio, il sentiero del discepolato non riporta indietro; ma conduce verso l’alto.

    Porta ad altezze che possiamo difficilmente comprendere! Conduce all’Esaltazione nel regno celeste del nostro Padre Celeste dove, circondati dai nostri cari, riceveremo “la sua pienezza e la sua gloria”18. Tutte le cose saranno a noi soggette, e saremo di Cristo19. Invero, allora tutto quello che il Padre ha ci sarà dato.20

    Per ereditare questa gloria abbiamo bisogno di qualcosa di più di una porta aperta; dobbiamo entrare da questa porta con il sincero desiderio di essere cambiati – un cambiamento talmente sensazionale che le Scritture lo definiscono come “nascere di nuovo; sì, nascere da Dio mutati dal [nostro] stato [mondano] e decaduto a uno stato di rettitudine, essendo redenti da Dio, divenendo suoi figli e sue figlie”21.

    Secondo: la grazia apre le cateratte del cielo

    Un altro elemento della grazia di Dio è l’apertura delle cateratte del cielo, tramite cui Dio riversa benedizioni di potere e forza, rendendoci capaci di compiere cose che altrimenti non sarebbero alla nostra portata. È tramite la grazia meravigliosa di Dio che i Suoi figli possono superare i pericoli e le tentazioni dell’ingannatore, ergersi al di sopra del peccato ed essere resi “perfetti in Cristo”22.

    Anche se tutti abbiamo delle debolezze, possiamo superarle. In verità è tramite la grazia di Dio che, se ci umiliamo e abbiamo fede, le cose deboli possono divenire forti.23

    Nel corso della nostra vita, la grazia di Dio conferisce delle benedizioni temporali e dei doni spirituali che espandono le nostre capacità e arricchiscono la nostra vita. La Sua grazia ci raffina. La Sua grazia ci aiuta a diventare il meglio di noi stessi.

    Chi può qualificarsi?

    Nella Bibbia leggiamo della visita di Cristo alla casa di Simone il Fariseo.

    Apparentemente, Simone sembrava essere un uomo buono e retto. Svolgeva regolarmente i suoi obblighi religiosi; osservava la legge, pagava la decima, osservava il giorno del Signore, pregava quotidianamente e andava alla sinagoga.

    Ma mentre Gesù era con Simone, una donna si avvicinò e lavò i piedi del Salvatore con le sue lacrime, e unse i Suoi piedi di olio profumato.

    Simone non fu felice di quest’espressione di adorazione, poiché sapeva che questa donna era una peccatrice. Simone pensò che se Gesù non lo sapeva allora non poteva essere un profeta, altrimenti non avrebbe permesso alla donna di toccarlo.

    Percependo i suoi pensieri, Gesù si rivolse a Simone e gli fece una domanda: “Un creditore avea due debitori; l’uno gli dovea cinquecento denari e l’altro cinquanta.

    E non avendo essi di che pagare, condonò il debito ad ambedue. Chi di loro dunque l’amerà di più?”

    Simone rispose che si trattava di colui a cui fu condonato il debito maggiore.

    Quindi Gesù insegnò una profonda lezione: “Vedi questa donna? […] Le sono rimessi i suoi molti peccati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è rimesso, poco ama”24.

    A chi di queste due persone assomigliamo maggiormente?

    Siamo come Simone? Ci sentiamo fiduciosi e tranquilli delle nostre buone opere, confidando nella nostra rettitudine? Siamo forse un po’ impazienti con coloro che non vivono secondo i nostri standard? Stiamo usando il pilota automatico e facciamo le cose senza pensare, andiamo alle riunioni, sbadigliamo durante la lezione di Dottrina evangelica e forse ci intratteniamo con il nostro cellulare durante la riunione sacramentale?

    O siamo come questa donna, che pensava di essere completamente e disperatamente persa a causa del peccato?

    Amiamo molto?

    Comprendiamo il nostro debito nei confronti del Padre Celeste e supplichiamo con tutta l’anima per ricevere la grazia di Dio?

    Quando ci inginocchiamo a pregare lo facciamo per cantare l’inno alla nostra rettitudine o lo facciamo per confessare le nostre colpe, per implorare la misericordia di Dio e per spargere lacrime di gratitudine per lo straordinario piano di redenzione?25

    La salvezza non può essere comprata con la moneta dell’obbedienza; è acquistata col sangue del Figlio di Dio.26 Pensare di poter barattare le nostre buone opere con la salvezza è come comprare un biglietto aereo e pensare di possedere la linea aerea. O pensare che dopo aver pagato l’affitto di casa, possediamo l’intero pianeta terra.

    Allora perché obbediamo?

    Se la grazia è un dono di Dio, perché allora l’obbedienza ai comandamenti di Dio è tanto importante? Perché preoccuparci dei comandamenti di Dio o del pentimento? Perché non basta semplicemente ammettere che siamo peccatori e lasciare che Dio ci salvi?

    O, per usare le parole di Paolo: “Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi?” La risposta di Paolo è semplice e chiara: “Così non sia”27.

    Fratelli e sorelle, noi obbediamo ai comandamenti di Dio perché Lo amiamo!

    Cercare di comprendere il dono divino della grazia con tutto il nostro cuore e tutta la nostra mente ci dà una ragione in più per amare il nostro Padre Celeste ed esserGli obbedienti con mitezza e gratitudine. Percorrere il sentiero del discepolato ci purifica, ci migliora, ci aiuta a diventare più simili a Lui e ci riporta alla Sua presenza. “Lo Spirito del Signore” Iddio opera tale “potente cambiamento, cosicché non abbiamo più alcuna disposizione a fare il male, ma a fare continuamente il bene”28.

    Pertanto la nostra obbedienza ai comandamenti di Dio è il risultato naturale del nostro infinito amore e della nostra infinita gratitudine per la bontà di Dio. Questa forma genuina di amore e gratitudine fonderà miracolosamente le nostre opere con la grazia di Dio. La virtù adornerà i nostri pensieri senza posa; allora la nostra fiducia si rafforzerà alla presenza di Dio.29

    Cari fratelli e sorelle, vivere fedelmente il Vangelo non è un fardello. È una pratica gioiosa, una preparazione per ereditare la gloria grandiosa delle eternità. Ci sforziamo di obbedire al nostro Padre Celeste perché i nostri spiriti saranno più sintonizzati con le cose spirituali. Ci saranno aperti degli scenari di cui non conoscevamo l’esistenza. Riceviamo illuminazione e comprensione quando facciamo la volontà del Padre.30

    La grazia è un dono di Dio, e il nostro desiderio di essere obbedienti a ogni Suo comandamento è il modo in cui dimostriamo di voler ricevere questo sacro dono dal nostro Padre Celeste.

    Tutto ciò che possiamo fare

    Il profeta Nefi diede un contributo importante alla nostra comprensione della grazia di Dio quando dichiarò: “Noi lavoriamo con diligenza […] per persuadere i nostri figlioli, e anche i nostri fratelli, a credere in Cristo e a riconciliarsi con Dio; poiché sappiamo che è per grazia che siamo salvati, dopo aver fatto tutto ciò che possiamo fare31.

    Tuttavia, mi chiedo se a volte non fraintendiamo la frase “dopo aver fatto tutto ciò che possiamo fare”. Dobbiamo comprendere che “dopo” non equivale a “per”.

    Non siamo salvati “per” aver fatto tutto ciò che possiamo fare. Qualcuno di noi ha fatto tutto ciò che può fare? Dio aspetta finché non abbiamo fatto ogni sforzo prima di intervenire nella nostra vita con la Sua grazia salvifica?

    Molte persone si sentono scoraggiate perché sbagliano costantemente. Sanno per esperienza personale che “ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole”32 Levano la loro voce insieme a Nefi nel proclamare: “La mia anima si affligge a causa delle mie iniquità”33.

    Sono certo che Nefi sapesse che la grazia del Salvatore ci consente e ci rende capaci di vincere il peccato.34 Per questo Nefi lavorò tanto diligentemente per persuadere i suoi figlioli e i suoi fratelli “a credere in Cristo e a riconciliarsi con Dio”35.

    Dopo tutto, questo è ciò che possiamo fare! E questo è ciò che dobbiamo compiere nella mortalità!

    La grazia è disponibile a tutti

    Quando penso a ciò che il Salvatore ha fatto per noi e a come questo ha portato a quella prima domenica di Pasqua, voglio levare la mia voce e cantare lodi all’Altissimo Iddio e a Suo Figlio, Gesù Cristo!

    Le porte del cielo sono aperte!

    Le cateratte del cielo sono aperte!

    Oggi e per sempre la grazia di Dio è a disposizione di tutti coloro il cui cuore è spezzato e il cui spirito è contrito.36 Gesù Cristo ha aperto la strada che ci permette di ascendere ad altezze incomprensibili per la mente umana.37

    Prego che guarderemo con nuovi occhi e con un nuovo cuore al significato eterno del sacrificio espiatorio del Salvatore. Prego che mostreremo il nostro amore per Dio e la nostra gratitudine per il dono della grazia infinita di Dio osservando i Suoi comandamenti e, con gioia, “[camminando] in novità di vita”38 Nel sacro nome del nostro Maestro e Redentore, Gesù Cristo. Amen.