La famiglia è di Dio
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    La famiglia è di Dio

    Noi tutte apparteniamo e siamo necessarie alla famiglia di Dio.

    C’è forse qualcosa di più bello e profondo delle semplici e pure verità del Vangelo insegnate in una canzone della Primaria? Tutte voi, ragazze della Primaria che siete presenti qui stasera, conoscete la canzone di cui parlerò. L’avete imparata lo scorso anno come parte del programma della Primaria.

    Le parole di “La famiglia è di Dio”1 — cantate prima, in questa riunione — ci ricordano della pura dottrina. Impariamo non solo che la famiglia è di Dio, ma che ciascuna di noi fa parte della famiglia di Dio.

    Il primo verso dell’inno insegna: “Nella famiglia ch’è di Dio, son io! Sei tu e tutti noi, siamo Suoi figli”. Dal proclama sulla famiglia, impariamo: “Nel regno preterreno i figli e le figlie di spirito conoscevano e adoravano Dio come loro Padre Eterno”. In quel regno, imparammo a conoscere la nostra identità eterna come donne. Sapevamo di essere ognuna una “[beneamata] figlia di spirito di genitori celesti”2.

    Il nostro viaggio verso la mortalità sulla terra non ha cambiato queste verità. Noi tutte apparteniamo e siamo necessarie alla famiglia di Dio. Le famiglie terrene sono tutte diverse. Mentre facciamo del nostro meglio per creare famiglie tradizionali forti, l’appartenenza alla famiglia di Dio non dipende da nessun tipo di stato, come lo stato civile, genitoriale, finanziario, sociale e neanche da quello che pubblichiamo sui social media.

    Noi apparteniamo alla famiglia di Dio. “Siamo figlie del Padre Celeste che ci ama e che noi amiamo”3.

    Il secondo verso dell’inno è un ampliamento del primo. “Ci ha mandati proprio qui, dal ciel, per imparar in famiglia”.

    Nella vita pre-terrena, imparammo che sarebbe stato necessario vivere per un periodo in uno stato di mortalità. Accettammo il piano del Padre Celeste “mediante il quale i Suoi figli potevano ricevere un corpo fisico e fare un’esperienza terrena per progredire verso la perfezione, e infine realizzare il loro destino divino come eredi della vita eterna”4.

    L’anziano Richard G. Scott ha spiegato che “nella vita pre-terrena ci è stato insegnato che il motivo per cui siamo qui è essere misurati, testati e messi alla prova”5. Ci sono tanti tipi di prove quanto è il numero delle persone che le stanno attraversando. Non ho mai dovuto affrontare un divorzio, il dolore e il senso di insicurezza che viene dall’abbandono o la responsabilità di essere una madre sola. Non ho mai vissuto la morte di un bambino, l’infertilità o l’attrazione verso lo stesso sesso. Non ho dovuto sopportare abusi, malattie croniche o dipendenze. Non sono state queste le mie prove.

    Perciò in questo momento alcuni di voi penseranno: “Allora, Sorella Stephens, tu non puoi capire!” Rispondo che potreste avere ragione. Non comprendo completamente le vostre sfide. Ma tramite le mie prove e difficoltà personali — quelle che hanno portato le mie ginocchia a piegarsi — ho potuto conoscere meglio Colui che è in grado di comprendere, Colui che era “familiare col patire”6, che ha provato ogni cosa e comprende ogni cosa. Inoltre, ho vissuto tutte le prove terrene che ho appena menzionato dalla prospettiva di figlia, madre, nonna, sorella, zia e amica.

    L’opportunità che abbiamo quali figlie di Dio che osservano le proprie alleanze non è soltanto di imparare dalle nostre sfide personali; ma, come abbiamo fatto alleanza di fare, anche di unirci con empatia e compassione nel sostenere altri membri della famiglia di Dio nelle loro difficoltà.

    Quando lo facciamo, arriviamo a comprendere e a confidare che il Signore conosce le difficoltà del percorso e può guidarci attraverso qualsiasi dolore e delusione si presentino. Egli è la vera carità, e il Suo amore “sussiste in eterno”7 — in parte attraverso di noi — se Lo seguiamo.

    Come figlie di Dio e discepole di Gesù Cristo, possiamo “agire secondo questi sentimenti umanitari che Dio ha impiantato” nei nostri cuori.8 La nostra sfera di influenza non si limita ai nostri familiari.

    Recentemente, ho avuto l’opportunità di far visita alla sorella Yazzie del Palo di Chinle, in Arizona, nella sua capanna indiana. Quando mi ha fatto entrare in casa sua, la prima cosa che ho notato è stato il gran numero di fotografie di familiari e di missionari che ha alle pareti e sui tavoli. Così le ho chiesto: “Sorella Yazzie, quanti nipoti hai?”

    Rimanendo sorpresa dalla mia domanda, ha scrollato le spalle. Confusa dalla sua risposta, ho guardato la figlia, la sorella Yellowhair, che ha risposto: “Non sa quanti nipoti ha. Non li contiamo. Tutti i bambini la chiamano ‘Nonna’ — lei è la nonna di tutti”.

    La sorella Yazzie non limita il suo amore e la sua influenza alla sua famiglia biologica. Comprende cosa significhi espandere la propria sfera di influenza andando in giro a fare del bene, benedicendo, e difendendo e prendendosi cura della famiglia di Dio. Comprende che “ogni volta che una donna rafforza la fede di un bambino, contribuisce alla forza della famiglia, adesso e in futuro”9.

    Il terzo verso dell’inno spiega ulteriormente lo scopo della mortalità: “Una famiglia abbiam per poi diventar ciò che Dio vuol che siam”. Il Salvatore insegnò: “Siate uno; e se non siete uno non siete miei”10. Il proclama sulla famiglia insegna che come amate figlie di spirito di genitori celesti, abbiamo una natura divina, un’identità eterna e uno scopo. Dio vuole che siamo uno. Dio ha bisogno che siamo uno — figlie che osservano le alleanze, unite nonostante le diversità delle nostre singole vite11, che desiderano imparare tutto ciò che è necessario per ritornare alla Sua presenza, suggellate a Lui come parte della Sua famiglia eterna.

    “Le sacre ordinanze e alleanze disponibili nei sacri templi consentono alle persone di ritornare alla presenza di Dio e alle famiglie di essere unite per l’eternità”.12 Le ordinanze a cui prendiamo parte e le alleanze che facciamo al battesimo e nei sacri templi collegano la famiglia di Dio da entrambi i lati del velo — collegandoci al nostro Padre tramite Suo Figlio, che disse in preghiera: “Che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi; affinché il mondo creda che tu mi hai mandato”13.

    Quando usiamo il tempo che abbiamo nella mortalità per studiare e per mettere in pratica gli insegnamenti del Salvatore, diventiamo più simili a Lui. Arriviamo a comprendere che Lui è la via — l’unica via — per superare le sfide della mortalità, essere guariti e ritornare alla nostra dimora celeste.

    Il verso finale dell’inno ritorna al concetto iniziale: “L’amor Suo noi sentiam: la famiglia è di Dio”. Il piano del Padre per i Suoi figli è un piano di amore. È un piano per riunire i Suoi figli — la Sua famiglia — con Lui. L’anziano Russell M. Nelson ha insegnato: “Il Padre Celeste ha solo due desideri per i Suoi figli […]: l’immortalità e la vita eterna, ‘che significa vivere nuovamente con Lui nella Sua dimora’”14. Quei desideri possono realizzarsi soltanto se anche noi condividiamo l’amore che il Padre Celeste ha per la Sua famiglia aprendoci agli altri e condividendo il Suo piano con loro.

    Venti anni fa, la Prima Presidenza e il Quorum dei Dodici Apostoli fecero un annuncio rivolto al mondo intero, pubblicando un proclama riguardo alla famiglia. Da allora gli attacchi alla famiglia sono aumentati.

    Se vogliamo avere successo nelle nostre sacre responsabilità di figlie di Dio, dobbiamo comprendere il valore eterno delle verità relative al piano del nostro Padre Celeste per la Sua famiglia e la nostra responsabilità individuale di insegnarle. Il Presidente Howard W. Hunter spiegò:

    “[C’è] una grande necessità di radunare le donne della Chiesa perché si schierino con e per i Fratelli per fermare la marea di malvagità che ci circonda e per far progredire il lavoro del nostro Salvatore. 

    Vi imploriamo di svolgere il vostro ministero esercitando la vostra possente influenza benefica per rafforzare le nostre famiglie, la nostra chiesa e le nostre comunità”15.

    Sorelle, noi apparteniamo alla famiglia di Dio. Siamo amate. Siamo necessarie. Abbiamo uno scopo, un compito, una posizione e un ruolo divini nella Chiesa, nel regno di Dio e nella Sua famiglia eterna. Sentite nel profondo del vostro cuore che il vostro Padre Celeste vi ama e desidera avere con Lui sia voi che coloro che amate? Proprio come “il Padre Celeste e Suo Figlio, Gesù Cristo, sono perfetti […], le Loro speranze per noi sono perfette”16. Il Loro piano per noi è perfetto e le Loro promesse sono certe. Di queste verità rendo testimonianza con gratitudine, nel nome di Gesù Cristo. Amen.

    Note

    1. Vedere “La famiglia è di Dio”, in Le famiglie sono eterne – Schema per le attività di gruppo 2014 (2013), 28–29.

    2. “La famiglia – Un proclama al mondo”, Liahona, novembre 2010, 129.

    3. Tema delle Giovani Donne, Progresso personale delle Giovani Donne (libretto, 2009), 3.

    4. “La famiglia – Un proclama al mondo”.

    5. Richard G. Scott, “Fate dell’esercizio della fede la vostra priorità assoluta”, Liahona, novembre 2014, 92–93.

    6. Isaia 53:3.

    7. Moroni 7:47.

    8. Joseph Smith, in Figlie nel mio regno – La storia e l’opera della Società di Soccorso (2011), 16.

    9. Figlie nel mio regno, 163.

    10. Dottrina e Alleanze 38:27.

    11. Vedere Patricia T. Holland, “‘One Thing Needful’: Becoming Women of Greater Faith in Christ,” Ensign, ottobre 1987, 26–33.

    12. “La famiglia – Un proclama al mondo”.

    13. Giovanni 17:21.

    14. R. Scott Lloyd, “God Wants His Children to Return to Him, Elder Nelson Teaches”, sezione Church News su LDS.org, 28 gennaio 2014, lds.org/church/news/god-wants-his-children-to-return-to-him-elder-nelson-teaches?lang=eng.

    15. Howard W. Hunter, in Figlie nel mio regno, 161; vedere anche “Alle donne della Chiesa”, La Stella, gennaio 1993, 112–113.

    16. M. Russell Ballard, “Let Us Think Straight” (riunione presso la Brigham Young University, 20 agosto 2013); speeches.byu.edu.