L’obbedienza: «Quando il Signore comanda, fallo»
    Note a piè di pagina

    Capitolo 13

    L’obbedienza: «Quando il Signore comanda, fallo»

    «Vivi osservando strettamente i comandamenti di Dio, cammina in umiltà dinanzi a Lui».

    Dalla vita di Joseph Smith

    Nel dicembre 1830, solo otto mesi dopo l’organizzazione della Chiesa, Joseph Smith ricevette una rivelazione che richiedeva ai santi che vivevano nella parte occidentale dello Stato di New York di compiere grandi sacrifici. Essi dovevano abbandonare le case, le fattorie e gli affari per radunarsi a Kirtland, Ohio (vedere DeA 37). Lì si sarebbero uniti ai convertiti che vivevano nei dintorni per edificare la Chiesa e, come promesso dal Signore, essere «investiti di potere dall’alto» (DeA 38:32). Partendo dallo Stato di New York alla fine del gennaio 1831, Joseph ed Emma Smith furono tra i primi a obbedire al comandamento del Signore. Nel mezzo di un inverno particolarmente rigido percorsero in slitta gli oltre 400 chilometri che li separavano da Kirtland, con Emma che era incinta di sei mesi di due gemelli.

    Newel K. Whitney, che risiedeva a Kirtland, fu uno dei primi ad accogliere il Profeta, come descritto dal nipote Orson F. Whitney: «Era uno dei primi giorni del febbraio 1831 quando una slitta con quattro persone percorse le strade di Kirtland e si fermò alla porta dell’emporio Gilbert and Whitney’s… Un uomo giovane e vigoroso, scese e salì rapidamente i gradini, entrò nell’emporio e si diresse dov’era il socio giovane.

    ‹Newel K. Whitney! Sei proprio tu!›, esclamò, porgendogli cordialmente la mano, come avrebbe fatto con una vecchia conoscenza.

    ‹Lei ha un vantaggio su di me›, rispose il [negoziante], mentre con un’espressione in parte divertita in parte disorientata stringeva automaticamente la mano che gli veniva offerta. ‹Non sono in grado di chiamarla per nome come lei ha fatto con me›.

    ‹Sono Joseph, il profeta›, disse lo straniero sorridendo. ‹Lei ha pregato per farmi venire qui. Che cosa desidera da me?›

    Il signor Whitney, meravigliato, ma felice, appena riuscì a ricomporsi per la sorpresa, accompagnò la famiglia Smith… a casa sua, all’angolo dell’altro lato della strada, e li presentò alla moglie [Elizabeth Ann]. Ella esternò tutta la sua sorpresa e il suo entusiasmo. Joseph disse di questo episodio: ‹Fummo gentilmente accolti ed ospitati nella casa del fratello N. K. Whitney, dove vivemmo per diverse settimane, ricevendo ogni genere di attenzione e cortesia che ci si potesse aspettare› [vedere History of the Church, 1:145–146]».1

    Orson F. Whitney dichiarò: Mediante quale potere Joseph Smith, quell’uomo tanto straordinario, riconobbe una persona che non aveva mai veduto nella carne? Perché invece Newel K. Whitney non lo riconobbe? Perché Joseph Smith era un veggente eletto; egli aveva effettivamente veduto Newel K. Whitney in ginocchio, a centinaia di chilometri di distanza, che pregava perché egli venisse a Kirtland. Una cosa straordinaria, ma vera!»2

    Già a maggio quasi duecento altri santi provenienti dallo Stato di New York avevano raggiunto Kirtland; alcuni in slitta o carro, ma la stragrande maggioranza sul Canale Erie e poi su battello a vapore o su veliero attraverso il Lago Erie. In quest’esodo verso Kirtland, come in molte altre circostanze ardue, Joseph Smith guidò i santi nell’osservanza dei comandamenti divini, a prescindere dalla difficoltà del compito.

    Quattro anni dopo, nel mezzo delle molte difficoltà legate al dirigere la Chiesa in continua crescita a Kirtland, il Profeta espresse la convinzione che caratterizzò la sua vita: «Non sono stato mai tanto impegnato quanto nel mese di novembre, ma pur nel mezzo di attività e di sforzi ostinati, mi sono imposto questa regola: Quando il Signore comanda, fallo».3

    Insegnamenti di Joseph Smith

    Quando cerchiamo di conoscere la volontà di Dio e facciamo ogni cosa che Egli ci comanda, le benedizioni del cielo si riverseranno su di noi.

    «Per ottenere la salvezza non basta fare solo alcune cose, ma dobbiamo fare ogni cosa che Dio ci comanda. Gli uomini possono predicare e mettere in pratica tutto eccetto ciò che Iddio ci comanda, e alla fine saranno dannati. Possiamo pagare la decima della menta, della ruta e d’ogni erba, pur tuttavia non obbedire ai comandamenti di Dio [vedere Luca 11:42]. Il mio obiettivo è obbedire e insegnare agli altri ad obbedire a Dio in tutto quello che Egli ci chiede. A prescindere dalla popolarità del principio, terrò sempre fede ad un principio vero, anche a costo di ritrovarmi da solo».4

    «Come Chiesa e popolo è necessario che siamo saggi e cerchiamo di conoscere la volontà di Dio, per essere poi disposti a adempierla, perché ‹beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l’osservano›, dicono le Scritture. ‹Vegliate dunque, pregando in ogni tempo›, ammonisce il Salvatore, ‹affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere, e di comparire dinanzi al Figliuol dell’uomo› [vedere Luca 11:28; 21:36]. Se Enoc, Abrahamo, Mosè, i figliuoli d’Israele e tutto il popolo di Dio furono salvati osservando i comandamenti divini, noi, se riusciremo ad essere salvati, lo saremo in base allo stesso principio. Dio governò Abrahamo, Isacco e Giacobbe come famiglie, i figliuoli d’Israele come nazione, quindi noi, come Chiesa, dobbiamo rimetterci sotto la Sua guida, se vogliamo prosperare, essere protetti e sostenuti. La nostra unica fiducia può essere nell’Eterno; possiamo ottenere la nostra sola saggezza da Dio; solo Lui deve essere il nostro protettore e custode, spiritualmente e materialmente, oppure cadremo.

    In passato siamo stati castigati dalla mano di Dio per non aver obbedito ai Suoi comandamenti, sebbene non abbiamo mai violato alcuna legge degli uomini, né trasgredito un qualsiasi precetto umano; abbiamo tuttavia preso alla leggera i Suoi comandamenti, ci siamo allontanati dalle Sue ordinanze, così il Signore ci ha castigato dolorosamente e abbiamo sentito il Suo braccio e baciato il bastone. Vediamo di essere saggi in futuro e di ricordarci sempre che ‹l’ubbidienza val meglio che il sacrifizio, e dare ascolto val meglio che il grasso dei montoni› [1 Samuele 15:22]».5

    «Quando siamo comandati dobbiamo obbedire a quella voce, osservare le leggi del regno di Dio, affinché le benedizioni del cielo possano scendere su di noi. Tutti dobbiamo agire di concerto, altrimenti non potremo fare nulla per far progredire quella società secondo l’antico sacerdozio; indi i santi dovrebbero essere un popolo eletto, separato dai mali del mondo: scelto, virtuoso e santo. Il Signore renderà la chiesa di Gesù Cristo un regno di sacerdoti, una nazione santa, una generazione eletta [vedere Esodo 19:6; 1 Pietro 2:9], come ai giorni di Enoc, con tutti i doni, come spiegati alla Chiesa dalle epistole di Paolo e dalle chiese ai suoi tempi».6

    «Gli uomini possono credere che Gesù Cristo sia il Figlio di Dio ed essere felici in questa fede, senza obbedire ai Suoi comandamenti e, alla fine, essere rigettati per disobbedienza ai retti requisiti del Signore».7

    «Siate virtuosi e puri; siate uomini d’integrità e verità; osservate i comandamenti di Dio; allora sarete più perfettamente in grado di comprendere la differenza tra bene e male, tra ciò che è da Dio e ciò che è dagli uomini; il vostro sentiero sarà come quello dei giusti, che diventa sempre più brillante sino al giorno perfetto [vedere Proverbi 4:18]».8

    Il presidente Wilford Woodruff, quando era un membro del Quorum dei Dodici, scrisse: «Il presidente Joseph Smith… lesse la parabola della vite e dei tralci [vedere Giovanni 15:1–8] e la spiegò: ‹Se osserviamo i comandamenti dell’Eterno, dovremmo portare frutto, diventare amici di Dio e conoscere ciò che fece il Signore›».9

    Dio ci dà delle leggi che, se osservate, ci preparano per il riposo celeste.

    «Dio non comanderà nulla, senza adattare il comandamento stesso per migliorare la condizione di ogni uomo, indipendentemente dalle sue circostanze e da dove viva».10

    «La legge celeste è presentata all’uomo, perché garantisca a tutti coloro che l’osservano una ricompensa ben oltre qualsiasi compenso terreno; essa, tuttavia, non promette che il credente sia sempre esente da afflizioni e problemi che hanno origine da sorgenti diverse a seguito di azioni compiute dai malvagi che popolano la terra. Pur in mezzo alle difficoltà c’è una promessa basata sul fatto che si tratta della legge celeste, che trascende la legge umana, proprio come la vita eterna va oltre quella terrena; e le benedizioni che Dio è in grado di porgere sono maggiori dei benefici che l’uomo può offrire. Allora, certamente, se la legge terrena è vincolante per l’uomo, quando riconosciuta, quanto più deve esserlo la legge del cielo! In quanto la legge divina è più perfetta di quella umana, molto più grande deve essere la ricompensa, se osservata… La legge celeste promette la vita eterna, un’eredità alla destra di Dio, al sicuro dai poteri del maligno…

    Dio ha stabilito un tempo, noto soltanto a Lui, in cui condurrà nel Suo riposo celeste tutti i Suoi sudditi che avranno obbedito alla Sua voce e osservato i Suoi comandamenti. Questo riposo è di una tale perfezione e gloria, che l’uomo necessita di una preparazione prima che possa, secondo le leggi di quel regno, entrarvi e ricevere le sue benedizioni. Stando così le cose, Dio ha dato all’umana famiglia delle leggi che, se osservate, sono sufficienti a prepararla per ereditare questo riposo. Questo, quindi, era il fine di Dio nel darci le Sue leggi… Tutti i comandamenti contenuti nella legge del Signore racchiudono la sicura promessa di una ricompensa per tutti quelli che obbediscono, basata sul fatto che i comandamenti sono realmente le promesse di un Essere che non può mentire, che è ampiamente in grado di adempiere ogni dettaglio della Sua parola».11

    Nell’aprile 1843 Joseph Smith insegnò quanto segue, riportato poi in Dottrina e Alleanze 130:20–21: «Vi è una legge irrevocabilmente decretata nei cieli, prima della fondazione di questo mondo, sulla quale si basano tutte le benedizioni. E quando otteniamo una qualche benedizione da Dio, è mediante l’obbedienza a quella legge su cui essa è basata».12

    «Tutte le benedizioni che furono ordinate per l’uomo dal Concilio dei Cieli furono poste a condizione dell’obbedienza alla legge celeste».13

    Coloro che sono fedeli sino alla fine riceveranno una corona di rettitudine.

    «Vivi osservando strettamente i comandamenti di Dio, cammina in umiltà dinanzi a Lui ed Egli ti esalterà al momento che riterrà opportuno».14

    «Quanto dovrebbero stare attenti gli uomini a ciò che fanno negli ultimi giorni, a meno che non raggiungano le proprie aspirazioni, coloro che pensano di rimanere in piedi, cadono per non aver osservato i comandamenti del Signore; mentre voi, che fate la volontà del Signore e osservate i Suoi comandamenti, gioite immensamente, poiché così sarete esaltati nel regno celeste e sarete portati in trionfo su tutti i regni di questo mondo».15

    «Nel capitolo 22 del vangelo di [Matteo] si legge che il regno dei cieli è paragonato a un re che aveva preparato un banchetto nuziale per suo figlio [vedere Matteo 22:2–14]. Che questo figlio fosse il Messia è indiscutibile poiché nella parabola viene rappresentato il regno dei cieli; e che i santi, o coloro che si dimostrano fedeli al Signore, sono le persone che saranno ritenute degne di ereditare un seggio al pranzo nuziale, risulta evidente dalle parole di Giovanni nell’Apocalisse, dove egli dice che il rumore che udì in cielo era uguale alla voce di una grande folla, o al rumore di un tuono forte: ‹Il Signore Iddio nostro, l’Onnipotente, ha preso a regnare. Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa s’è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino son le opere giuste dei santi› [Apocalisse 19:6–8].

    Che coloro che osservano i comandamenti del Signore e che camminano secondo la Sua legge sino alla fine siano i soli individui cui sarà permesso di sedersi a quel glorioso banchetto, risulta evidente dalle seguenti parole dell’ultima lettera di Paolo a Timoteo, che fu scritta proprio prima della sua morte. Egli dice: ‹Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede; del rimanente mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione› [2 Timoteo 4:7–8]. Nessuno che creda nelle Scritture dubiterà neppure per un momento di questa affermazione di Paolo, ch’egli fece proprio prima di accomiatarsi da questo mondo. Benché egli un tempo, secondo le sue stesse parole, avesse perseguitato e devastato la chiesa di Dio, dopo aver abbracciato la fede, fu infaticabile nel diffondere la gloriosa novella; e, come un soldato fedele, quando fu chiamato a dare la vita per la causa che aveva sposato, egli la dette, come dice, con la certezza di una corona eterna.

    Se seguirete le opere di questo apostolo, dalla conversione alla morte, noterete un chiaro esempio di operosità e di pazienza nella promulgazione del vangelo di Cristo. Deriso, frustato e lapidato, non appena riusciva a sfuggire dalle mani dei persecutori, egli, con zelo sempre maggiore, proclamava la dottrina del Salvatore. E tutti possono sapere che egli non abbracciò la fede per ricevere onori in questa vita, né per ottenere beni terreni. Che cosa, allora, può averlo indotto a compiere tanto? Fu, come egli disse, per ricevere la corona di giustizia dalla mano di Dio. Nessuno, pensiamo, dubiterà della fedeltà di Paolo sino alla fine. Nessuno dirà che egli non serbò la fede, che non combatté il buon combattimento, che non predicò e non cercò di persuadere fino all’ultimo. E che cosa avrebbe ricevuto? Una corona di giustizia…

    Riflettete per un momento, fratelli, e chiedetevi se, dopo essere stati infedeli, vi considerereste degni di avere un seggio al banchetto nuziale insieme a Paolo e ad altri come lui. Se non combattete il buon combattimento e non serbate la fede, potrete aspettarvi di ricevere qualcosa? Avete la promessa di ricevere una corona di giustizia dalla mano del Signore insieme alla Chiesa del Primogenito? Si capisce qui che Paolo riponeva la speranza in Cristo, perché aveva conservato la fede, amava la Sua apparizione e da Lui aveva ricevuto la promessa di una corona di giustizia…

    Gli antichi, sebbene perseguitati ed afflitti dai loro simili, ricevettero da Dio promesse di tale importanza e gloria, che il nostro cuore è spesso pieno di gratitudine perché ci è permesso di notarle mentre consideriamo che Dio non ha riguardo alla qualità delle persone e che in qualunque nazione chi Lo teme ed opera giustamente Gli è accetto [vedere Atti 10:34–35]…

    Si può trarre la conclusione che ci sarà un giorno in cui tutti saranno giudicati secondo le loro opere: quelli che hanno mantenuto la fede saranno incoronati con una corona di giustizia, vestiti di vesti bianche ed ammessi al banchetto nuziale; saranno immuni da qualsiasi afflizione e regneranno con Cristo sulla terra, dove, secondo l’antica promessa, berranno insieme a Lui il frutto della vigna nel regno glorioso. Almeno noi comprendiamo che queste promesse furono fatte agli antichi santi. E benché non possiamo avanzare alcun diritto a queste promesse fatte agli antichi santi in quanto non sono proprietà nostra, tuttavia, se siamo i figli dell’Altissimo, se siamo chiamati con lo stesso nome con cui erano chiamati loro, se abbracciamo la stessa alleanza che essi stessi abbracciarono, e siamo fedeli allo stesso modo alla testimonianza di nostro Signore, possiamo anche noi avvicinarci al Padre nel nome di Cristo e ottenere per noi stessi uguali promesse.

    E se otterremo queste promesse, non sarà perché Pietro, Giovanni e gli altri apostoli… camminarono nel timore di Dio ed ebbero il potere e la fede di vincere e di ottenerle; ma sarà perché noi stessi abbiamo fede e ci accostiamo a Dio nel nome del Figlio Suo Gesù Cristo come fecero loro. Le promesse saranno promesse fatte direttamente a noi, altrimenti non ci saranno di nessuna utilità. Esse ci saranno comunicate per il nostro bene, essendo nostra proprietà personale (grazie al dono di Dio), e ce le saremo meritate con la nostra diligenza nell’osservare i Suoi comandamenti e nel camminare in rettitudine al Suo cospetto».16

    «Vorremmo ricordarvi, fratelli, le fatiche, le prove, le privazioni e le persecuzioni che gli antichi santi sopportarono al solo scopo di persuadere gli uomini dell’eccellenza e della giustezza della fede in Cristo, se secondo noi fosse necessario, o se servisse in qualche modo a stimolarvi a lavorare nella vigna del Signore con un po’ più di diligenza. Abbiamo tuttavia motivo di ritenere (se voi includeste abbastanza le Scritture nei vostri studi) che la loro perseveranza è nota a voi tutti; e anche che furono disposti a sacrificare gli onori presenti e i piaceri del mondo, per ottenere una rassicurazione della corona di vita dalla mano del nostro Signore. Voi state quotidianamente cercando di seguire il loro esempio eccellente nel lavoro, che ci mostra il loro zelo nella causa che abbracciarono. Speriamo che non solo l’esempio dei santi, ma anche i comandamenti del nostro Signore siano costantemente nel vostro cuore, v’insegnino non solo la Sua volontà nel proclamare il Suo vangelo, ma la Sua mansuetudine e il perfetto portamento dinanzi a tutti, anche in tempi di gravi persecuzioni e violenze, che Gli furono inferte da una generazione malvagia e adultera.

    Vi ricordate, fratelli, che Egli vi ha chiamato alla santità e, precisamente, a diventare nella purezza come Lui? Quanto allora dovreste essere saggi, santi, casti e perfetti nel condurvi alla Sua vista, ricordando, inoltre, che i Suoi occhi sono continuamente su di voi. Vedendo questi fatti sotto la giusta luce, non potete ignorare che senza una stretta osservanza dei Suoi requisiti divini potete, alla fine, essere trovati carenti; se fosse così, ammetterete che il vostro destino sarà tra i servitori inutili. Fratelli, vi supplichiamo, pertanto, di migliorare in tutto ciò che vi è affidato, affinché non perdiate la ricompensa».17

    Suggerimenti per lo studio e l’insegnamento

    Quando studiate il capitolo o vi preparate a insegnare, riflettete sulle idee seguenti. Per ulteriori suggerimenti, consultate le pagine vii–xii.

    • Leggete il paragrafo finale a pagina 166, concentrandovi sulla regola che Joseph Smith adottò nella vita. Pensate ai comandamenti specifici che avete ricevuto recentemente attraverso le parole del profeta vivente o i suggerimenti dello Spirito Santo. In che modo avete tratto beneficio obbedendo senza esitazione a questi comandamenti?

    • Esaminate il primo paragrafo a pagina 167. Perché talvolta dobbiamo «ritrovarci da soli» per difendere «un principio vero»? In che modo in queste occasioni non siamo soli? (Per alcuni esempi vedere le pagine 167–169). Come possiamo aiutare i bambini e i giovani a rimanere fedeli ai principi evangelici, anche quando ciò è impopolare?

    • Studiate la sezione che inizia a pagina 169. Per quali motivi Dio ci dà dei comandamenti? Perché dovremmo osservare i Suoi comandamenti?

    • Esaminate gli insegnamenti di Joseph Smith su Matteo 22:2–14 e 2 Timoteo 4:7–8 (pagine 170–174). Meditate su come vi sentireste ad essere ammessi al banchetto di matrimonio. Che tipo di persone dobbiamo essere per essere degni di essere ammessi? Che cosa pensate significhi combattere il buon combattimento e mantenere la fede? Pensate ad una persona che abbia combattuto il buon combattimento e mantenuto la fede. Che cosa potete apprendere da questa persona?

    • Il Profeta ci esortò a ricordare che il Signore ci ha «chiamato alla santità» (pagina 174). Che cosa significa per voi essere chiamati alla santità? In che modo il fatto di ricordarci di questa «chiamata» potrebbe cambiare la nostra vita o quella dei familiari e degli amici?

    Ulteriori versetti di riferimento: Esodo 20:1–17; Giovanni 7:17; 1 Nefi 3:7; DeA 58:26–29; Abrahamo 3:25

    Note

    1. Orson F. Whitney, «Newel K. Whitney», Contributor, gennaio 1885, pagina 125; punteggiatura e grammatica modernizzata.

    2. Orson F. Whitney, Conference Report, aprile 1912, pagina 50.

    3. History of the Church, 2:170; «History of the Church» (manoscritto), libro B-1, pagina 558, Archivio della Chiesa, Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, Salt Lake City, Utah.

    4. History of the Church, 6:223; discorso tenuto da Joseph Smith il 21 febbraio 1844 a Nauvoo, Illinois; riportato da Wilford Woodruff e Willard Richards.

    5. History of the Church, 5:65; «The Government of God», articolo di fondo pubblicato su Times and Seasons, 15 luglio 1842, pagina 857; Joseph Smith era l’editore della pubblicazione.

    6. History of the Church, 4:570; discorso tenuto da Joseph Smith il 30 marzo 1842 a Nauvoo, Illinois; riportato da Eliza R. Snow; vedere anche appendice, pagina 572, punto 3.

    7. History of the Church, 5:426; discorso tenuto da Joseph Smith l’11 giugno 1843 a Nauvoo, Illinois; riportato da Wilford Woodruff e Willard Richards; vedere anche appendice, pagina 572, punto 3.

    8. History of the Church, 5:31; «Gift of the Holy Ghost», articolo di fondo pubblicato su Times and Seasons, 15 giugno 1842, pagina 825; Joseph Smith era l’editore della pubblicazione.

    9. History of the Church, 4:478; uso delle maiuscole modernizzato; discorso tenuto da Joseph Smith il 19 dicembre 1841 a Nauvoo, Illinois; riportato da Wilford Woodruff.

    10. Lettera scritta da Joseph Smith a Isaac Galland, 22 marzo 1839, carcere di Liberty, Missouri, pubblicata su Times and Seasons, febbraio 1840, pagina 54.

    11. History of the Church, 2:7–8, 12; «The Elders of the Church in Kirtland, to Their Brethren Abroad», 22 gennaio 1834, pubblicato su Evening and Morning Star, febbraio 1834, pagine 135–136.

    12. Dottrina e Alleanze 130:20–21; istruzioni impartite da Joseph Smith il 2 aprile 1843 a Ramus, Illinois.

    13. Discorso tenuto da Joseph Smith il 16 luglio 1843 a Nauvoo, Illinois; riportato da Franklin D. Richards, in Franklin Dewey Richards, Scriptural Items, 1841–1844 circa, Archivio della Chiesa.

    14. History of the Church, 1:408; lettera scritta da Joseph Smith a Vienna Jacques, 4 settembre 1833, Kirtland, Ohio; il cognome del destinatario a volte è riportato «Jaques» in History of the Church.

    15. History of the Church, 1:299; lettera scritta da Joseph Smith a William W. Phelps, 27 novembre 1832, Kirtland, Ohio.

    16. History of the Church, 2:19–22; punteggiatura modernizzata; divisione dei paragrafi modificata; «The Elders of the Church in Kirtland, to Their Brethren Abroad», 22 gennaio 1834, pubblicato su Evening and Morning Star, marzo 1834, pagina 144.

    17. History of the Church, 2:13; divisione dei paragrafi modificata; «The Elders of the Church in Kirtland, to Their Brethren Abroad», 22 gennaio 1834, pubblicato su Evening and Morning Star, marzo 1834, pagina 142.