2020
La nostra tenda nel deserto del Covid-19
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La nostra tenda nel deserto del Covid-19

Fino all’annuncio del lock-down per Coronavirus a fine Febbraio credevo di essere una mamma organizzata. Con 3 figli a scuola tutte le mattine e il piccolino a casa, avevo organizzato una routine che mi consentiva di assolvere alle mie responsabilità e pianificare momenti tranquilli da trascorrere in famiglia. Rimanere confinati tutti in casa giorno e notte per un periodo indefinito scombussolò la routine e si rivelò inizialmente molto frustrante per me e il resto della famiglia. I piani giornalieri che fino a quel momento mi avevano consentito di essere efficiente nel rispondere alle esigenze della famiglia, da un giorno all’altro furono stravolti e le mie giornate diventarono un correre senza sosta verso la prossima riunione online, la prossima lezione, il prossimo compito di scuola, il prossimo pasto da preparare, ecc ecc. Il tempo sembrava aver perso la sua naturale regolarità e le settimane sembravano dissolversi in un unico giorno.

A questo disorientamento si aggiungeva giornalmente il peso delle notizie gravi riportate dai telegiornali sui contagi e sulle vittime del Covid-19, insieme al pensiero di amici e conoscenti che stavano combattendo personalmente contro il virus, per i quali avrei voluto fare di più, come poter pregare per loro al Tempio.

Per molti versi mi sentivo piccola e senza meta.

Una mattina decisi di alzarmi presto per fare esercizio fisico e nel silenzio della casa cominciai a riflettere sul viaggio che Lehi e la sua famiglia avevano fatto nel deserto. Per otto anni erano rimasti isolati dal resto del mondo, lontani dalla sicurezza che avevano conosciuto durante la loro vita a Gerusalemme per affrontare fatiche e privazioni che non avevano mai vissuto prima. Per tanti anni avevano vissuto senza potersi recare al Tempio ma erano sopravvissuti; in qualche modo erano riusciti a continuare giorno dopo giorno, prova dopo prova, e arrivare alla terra promessa. Il versetto in 2 Nefi 15, “e mio padre dimorava in una tenda”, continuava a tornare alla mia mente e cominciai a chiedermi come vivesse Lehi nella sua tenda e come avremmo dovuto vivere noi… cosa avremmo potuto fare per trasformare la frustrazione in motivazione e la nostra casa in una tenda come quella di Lehi, in una succursale del Tempio?

Per poterlo fare avrei dovuto organizzarmi diversamente.

Iniziai a stilare un elenco di cose da fare giornalmente per occupare al meglio il nostro tempo inserendo anche attività che non eravamo soliti fare in passato. Partendo al mattino dallo studio familiare del Libro di Mormon (cosa che già facevamo, ma non con regolarità assoluta), i bambini più grandi si dedicavano poi ai compiti e alle lezioni di scuola per potere avere il resto della giornata disponibile per altre attività come esercizio fisico, cucina con una sana alimentazione, pomeriggi trascorsi in balcone per beneficiare del sole disponibile, lezioni online, musica e inglese, momenti dedicati ai giochi in scatola, ai progetti di arte, di servizio per la comunità e organizzazione delle nostre scorte alimentari e dei nostri zaini di emergenza e per finire, alla lettura o alle attività basate sulle scritture durante le nostre domeniche a casa.

In poco tempo la nuova routine aveva aperto orizzonti diversi e le limitazioni dettate dall’isolamento forzato si trasformarono in opportunità di fare cose che non eravamo riusciti a realizzare prima come famiglia. La nostra tenda cominciava a riempirsi di buone attività.

Non tutto è arrivato insieme e non tutto è stato fatto sempre col sorriso, ma piano piano, giorno dopo giorno, siamo riusciti a creare una nuova routine efficace per gestire le circostanze.

Ora che siamo tornati a circolare più liberamente la nostra routine è cambiata, ma non è tornata quella pre-Covid-19; ne abbiamo invece creata una nuova, con un mix più regolare di attività in casa basate sullo studio e sul Vangelo e in mezzo alla natura per mantenere in forma il nostro fisico. Lo studio e l’applicazione del Vangelo è diventato un pezzo importante della nostra vita giornaliera e non è più qualcosa che dobbiamo ricordarci di fare ma il punto di partenza e di arrivo delle nostre giornate.

Non posso dire che la nostra casa sia diventata una succursale del Tempio, perché il percorso per arrivare ad una tale meta richiederà tutta la vita e forse di più, ma quando penso al nostro studio delle scritture, al silenzio e riverenza quasi perfetta raggiunta durante il momento del Sacramento in casa alla domenica, ai giochi dei bambini incentrati spontaneamente sulle storie del Libro di Mormon, e alle preghiere inginocchiati insieme in favore di tutte le persone afflitte dal virus e di chi si trova in difficoltà, allora spero di aver messo qualche nuovo picchetto alla nostra tenda familiare.

Spero che nel nostro viaggio verso la terra promessa, anche se in un deserto (per noi comunque pieno di agi rispetto alla famiglia di Lehi) possiamo avere la gratitudine e la forza di pensare a dove vogliamo arrivare e rendere questa meta parte di ogni nostro giorno, mentre dimoriamo nella nostra tenda familiare.

Jared con spada e scudo di Scegli il giusto