2011
    L’arte del Guaritore
    File scaricati
    Libro intero (PDF)
    Note a piè di pagina
    Tema

    L’arte del Guaritore

    Il Salvatore può guarire i cuori feriti, le incomprensioni e l’odio se ci si volge alla Sua parola e alla Sua Espiazione

    Elder Yoshihiko Kikuchi

    Nell’agosto del 1978, ricevetti l’incarico di presenziare a una conferenza di palo a Seul, nella Corea del Sud. Dopo la riunione per i dirigenti del sacerdozio, mi trovavo nel corridoio quando una sorella di circa 60 anni sussurrò nel mio orecchio in giapponese: “Non mi piacciono i giapponesi”.

    Rimasi sbalordito e sorpreso. Mi girai e risposi in giapponese: “Mi dispiace che la pensi così”. Mi domandai quali esperienze avesse avuto nella sua vita per arrivare a sentirsi in quel modo. Quale male aveva arrecato il mio popolo al suo?

    Durante il mio discorso della sessione serale della conferenza di palo, parlai dell’Espiazione del Salvatore e del Suo grande sacrificio. Condivisi con i membri del palo la storia di Nefi e di come lo Spirito del Signore lo aveva condotto su un’alta montagna, dove vide l’albero della vita che aveva visto suo padre Lehi e il bambino Gesù (vedere 1 Nefi 11:1–20). Dopodiché un angelo gli chiese se conosceva il significato dell’albero che suo padre aveva visto in visione.

    Nefi rispose: “Sì, è l’amore di Dio, che si effonde nel cuore dei figlioli degli uomini; pertanto è la più desiderabile di tutte le cose”. L’angelo aggiunse: “Sì, e la più gioiosa per l’anima” (1 Nefi 11:22–23).

    L’amore di Dio può aiutarci a superare tutti i pregiudizi e le incomprensioni. Siamo davvero figli di Dio e possiamo accogliere il Suo amore nella nostra anima se lo desideriamo.

    O Signor, ch’io possa amarTi

    e seguire il Tuo sentier,

    aiutando chi ha bisogno

    nel Vangel più forza avrò.1

    Come posso giudicare[?]

    Senza averlo programmato, cominciai a parlare del mio legame con i coreani. Dissi alla congregazione che ero cresciuto con nove cugini coreani; spesso venivano a trovare noi nella nostra casa e io e i miei fratelli e sorelle andavamo a trovare loro; mangiavo cibo coreano e avevo imparato canzoni coreane; mia zia aveva sposato un coreano fantastico e assieme avevano cresciuto i loro figli in Giappone, nella stessa città dove ero cresciuto io.

    A metà del mio intervento, chiesi a qualcuno di suonare il pianoforte mentre avrei cantato una canzone popolare coreana con il presidente Ho Nam Rhee, il primo presidente di palo della Corea del Sud. Dopodiché chiesi al presidente Rhee di cantare con me l’inno nazionale coreano, nonostante non l’avessi fatto da quando ero ragazzino. Era passato molto tempo da quando l’avevo imparato dal mio zio coreano, ma le parole mi ritornarono in mente. Chiesi poi alla congregazione di cantarlo con me. Tutti si alzarono in piedi e cantarono il loro bellissimo inno. Ci furono molte lacrime e fu difficile cantare per me; tutto era pervaso da un meraviglioso e dolce spirito.

    Dissi ai membri del palo che proprio come volevo bene ai miei cugini coreani, così amavo anche loro, perché siamo tutti figli di Dio, perché siamo tutti fratelli e sorelle nel Vangelo, e a motivo dell’amore di Dio (vedere 1 Nefi 11:22, 25). Tutti sentimmo questo amore eterno e quasi ognuno presente nella congregazione pianse. Dissi loro: “Vi voglio bene come fratelli e sorelle nel Vangelo”.

    Dopo il termine della sessione serale, i membri del palo si misero in una lunga fila per venire a salutarmi: l’ultima persona in coda era quella sorella sessantenne, che venne da me in lacrime a scusarsi. Lo Spirito del Signore era forte, le ali guaritrici del Salvatore ci avevano trasportato tutti e lo spirito di pace aveva parlato alla congregazione. Mi sentivo unito a loro.

    Come posso giudicare

    se imperfetto io son,

    dentro il cuore v’è nascosto

    quel che l’occhio non vedrà.

    Il tuo messaggio ha cambiato il mio modo di pensare

    Sono stato chiamato come membro dei Settanta nel 1977. Da allora ho avuto il privilegio di visitare centinaia di pali. Dopo una riunione per i dirigenti del sacerdozio a Taylorsville, nello Utah, un uomo grande e grosso mi si avvicinò e mi sussurrò che suo fratello era stato ucciso durante la Seconda Guerra Mondiale e che odiava i giapponesi. Al termine della conferenza del palo, tuttavia, questo stesso uomo venne da me con le lacrime agli occhi e, piangendo di gioia, mi abbracciò, perché avevo condiviso la storia della mia conversione e l’affetto che provavo per gli americani lo aveva commosso.

    In un’altra occasione, durante una conferenza di palo in Georgia, negli Stati Uniti, una sorella mi venne a dire che aveva perso suo padre nella Seconda Guerra Mondiale, ma dopo la riunione mi disse: “Devo scusarmi con lei. Poiché mio padre è stato ucciso dai giapponesi, ho nutrito l’odio nel mio cuore”. Poi aggiunse: “Lei ci ha detto che anche suo padre fu ucciso durante la guerra, ma in seguito lei ha accettato il Vangelo e questo le ha cambiato la vita. Nonostante tutto, ora lei è qui a dirci che ci ama; mi vergogno di me stessa. Sebbene sia nata nella Chiesa, ho provato odio per il suo popolo fino a questo giorno, ma il suo messaggio ha cambiato il mio modo di pensare”. Ho avuto tante esperienze simili; ho incontrato molte persone e, grazie al Vangelo, siamo riusciti a volerci bene e a comprenderci.

    Ogni mia colpa mi è stata tolta

    Alcuni anni fa, a una riunione al caminetto successiva a una visita a Adam-ondi-Ahman, il supervisore dei missionari di servizio della zona mi chiese di condividere la storia della mia conversione. Lo feci e poi ringraziai le coppie che erano venute alla riunione al caminetto per avere preparato i loro figli a svolgere una missione e per averli metaforicamente mandati alla mia porta.

    Mentre stavo stringendo le mani alle persone e mi stavo preparando per andarmene, il supervisore parlò a voce alta: “Prima di congedarci da questa riunione”, disse, “ho una confessione personale da fare”. Non ricordo le sue parole esatte, ma essenzialmente disse:

    “Come sapete, quando ero giovane ho servito il mio paese come marine degli Stati Uniti. Durante questo servizio, ho ucciso molti soldati giapponesi; pensavo di aver servito la mia nazione fedelmente, ma per molti anni, ogni volta che vedevo degli orientali, in particolare i giapponesi, mi veniva un grande sentimento di depressione. Talvolta non riuscivo proprio a fare nulla: mi incontrai con le autorità della Chiesa e parlai di come mi sentivo con consulenti professionali.

    Oggi, quando ho guardato l’anziano e la sorella Kikuchi e i loro figli, la mia mente è ritornata indietro nel tempo, ma poi ho ascoltato l’anziano Kikuchi condividere la sua testimonianza e la storia della sua conversione, il suo amore per il Signore e il Vangelo, e il suo amore per ognuno di noi. Ha detto di avere odiato gli americani e i soldati americani, ma che il Vangelo ha cambiato la sua vita mediante il potere di guarigione del Signore. Quando ho sentito queste parole, mi è anche sembrato di sentire la voce del Signore che diceva ‘è tutto finito. Va tutto bene’”.

    A quel punto, portò le mani in avanti, le alzò e disse con le lacrime agli occhi: “Ogni mia colpa mi è stata tolta. Il mio fardello è stato sollevato!”

    Venne da me e mi abbracciò. Poi si avvicinarono anche le nostre mogli e ci abbracciammo tutti insieme piangendo.

    Ho imparato che il Salvatore può guarire i cuori feriti, le incomprensioni e l’odio se ci si volge alla Sua parola e alla Sua Espiazione Egli ci guarisce nello stesso modo in cui guarì gli israeliti dai morsi di serpente (vedere Numeri 21:8–9; 1 Nefi 17:41; Alma 33:19–21). È “la piacevole parola di Dio… che guarisce l’anima ferita” (Giacobbe 2:8) ed è “per le sue frustate [che] noi siamo stati guariti” (Mosia 14:5; vedere anche Isaia 53:5).

    Voglio amare i miei fratelli

    e guarire il loro cuor,

    i dolori alleviare

    con perfetta carità.

    Vi do 10 minuti

    Sono nato in una cittadina dell’isola settentrionale di Hokkaido, in Giappone. Quando avevo cinque anni, mio padre fu ucciso in un attacco sferrato da un sottomarino americano. Da piccolo, dunque, sviluppai astio verso gli americani. Crebbi in questo modo, non sapendo veramente che cosa aveva provocato la guerra.

    Quando ottenni la licenza di scuola media eravamo poveri: mia madre non poteva permettersi di mandarmi alla scuola superiore, così decisi di lavorare per finanziare la mia istruzione. Non c’era lavoro nel nostro piccolo paese, ma ne trovai uno che consisteva nel produrre tofu (formaggio di soia) a nove ore di distanza da casa, a Muroran, dove era cresciuta mia madre.

    Ogni giorno a Muroran, mi svegliavo alle 4:30, facevo il tofu fino a mezzogiorno e poi lo distribuivo ai vari negozi fino alle 6 di sera. Dopo il lavoro, mi lavavo, mi cambiavo, mangiavo e correvo alle scuole serali. Rientravo alle dieci e mezza di sera e alle undici ero a dormire. A causa di questi ritmi forsennati, presto mi ritrovai senza energie e mi ammalai.

    In quel periodo mi appoggiavo all’alloggio del proprietario dello stabilimento dove lavoravo, ma lasciai l’impiego e chiesi a mio zio se potevo stare da lui per finire il mio primo anno di superiori. Nonostante le cure che ricevetti, continuavo ad essere ammalato. Non sapevo cosa fare e mi disperai, pensando che forse stavo morendo. Pregai ferventemente, dicendo: “Se c’è un Dio, mi puoi benedire così da poter stare bene?” Poi aggiunsi qualcosa di piuttosto arrogante: “Se guarisco, voglio ripagarti”.

    Mentre mi trovavo a casa di mio zio, due stranieri bussarono alla porta una sera: erano missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Uno, l’anziano Law, il collega maggiore, aveva lavorato come agricoltore a St. Anthony, in Idaho, USA; l’altro, l’anziano Porter, appena arrivato, veniva da Salt Lake City. Era freddo, pioveva ed era già quasi buio; stavano per tornare a casa, ma per qualche ragione avevano continuato a bussare alle porte della gente.

    Quando arrivarono alla mia, ero solo e risposi dicendo: “No, grazie”.

    Questi ragazzi erano umili e persistenti, ma dissi di nuovo “no, grazie”. Poi aggiunsi: “Voi avete ucciso mio padre”. Provavo ancora amarezza.

    Per nulla scoraggiato, l’anziano dell’Idaho mi chiese quanti anni avevo. Io risposi: “Che importa la mia età? Andatevene”.

    L’anziano replicò: “Voglio raccontarti la storia di un ragazzo della tua età che ha visto il tuo Padre Celeste e il tuo Salvatore, Gesù Cristo. Vogliamo condividere questa storia”. Rimasi di stucco.

    Allora io dissi: “Vi do 10 minuti”.

    Quei 10 minuti ebbero un forte effetto su di me e mi cambiarono la vita. Quella che i missionari condivisero era una storia bella e profonda. Gli anziano vi venivano a trovare tutti i giorni, perché stavo male. Venni a sapere di essere un figlio di Dio e di venire da Lui.

    Durante il colloquio che ebbero con me, i missionari mi insegnarono il meraviglioso vangelo della restaurazione. Il Vangelo mi dava speranza e il desiderio di vivere. Alcune settimane dopo che i missionari bussarono alla mia porta, mi battezzai.

    Come un giorno Tu mi amasti

    gli altri anch’io voglio amar,

    e trovando in Te la forza,

    servitore Ti sarò.

    O Signor, ch’io possa sempre

    l’esempio Tuo seguir.

    Il potere guaritore di Dio è magnifico, profondo e meraviglioso. Lo ringrazio per la Sua misericordia, il Suo amore e la Sua miracolosa guarigione celeste. Lo ringrazio per la verità dell’Espiazione del Salvatore, che tramite la Sua grazia “fornisce il potere necessario per lavare via i peccati, per guarire e per accordare la vita eterna”.2

    Testimonio che le parole di Alma a Zeezrom nel Libro di Mormon sono vere: “Se tu credi nella redenzione di Cristo, puoi essere guarito” (Alma 15:8).

    Cristo il Consolatore, di Carl Heinrich Bloch; Cristo guarisce un cieco, di Sam Lawlor

    Particolare del dipinto Mosè e il serpente di rame, di Sébastien Bourdon; illustrazione fotografica di David Stoker

    Particolare del dipinto La Crocifissione, di Carl Heinrich Bloch, riprodotto per gentile concessione del National Historic Museum di Frederiksborg a Hillerød, in Danimarca; illustrazione fotografica di David Stoker