L’importanza di essere contento
    Note a piè di pagina

    Da amico a amico

    L’importanza di essere contento

    Articolo tratto da un’intervista con l’anziano Alexander A. Odume, Settanta di area nell’Area Africa Ovest; di F. Onyebueze Nmeribe

    «Ho imparato ad esser contento nello stato in cui mi trovo» (Filippesi 4:11).

    Sono cresciuto in un villaggio nel sud della Nigeria. Mio padre era un agricoltore e coltivava patate dolci, granoturco, manioca, platano e altri raccolti da vendere. I miei genitori mi hanno dato l’esempio di come lavorare sodo. Tutti eravamo occupati nella fattoria e avevamo sufficiente cibo da mangiare. Mio padre credeva che se un uomo lavorava duramente e conduceva un’esistenza onesta se la sarebbe cavata.

    I miei genitori non erano membri della Chiesa, ma erano credenti. M’insegnarono che Dio vive e che Gesù Cristo è il Salvatore.

    Mio padre m’insegnò anche il principio di rispettare gli anziani, ossia obbedire a coloro che hanno autorità. Nella mia comunità è una tradizione rendere onore alle persone anziane.

    Quando ero bambino, un vicino ci portò del cibo durante una festività. Quando la famiglia riceveva un dono simile, era abitudine che mio padre decidesse quando la famiglia l’avrebbe mangiato. Quella volta mio padre non era a casa. Io desideravo talmente mangiare il cibo che piansi e supplicai mia madre di darmene un po’. La mamma non voleva mancare di rispetto al ruolo tradizionale di mio padre, ma non voleva neppure che fossi infelice, così tagliò un po’ di cibo e me lo diede da mangiare.

    In seguito, quando mio padre rincasò, fu scontento di ciò che avevo fatto. M’invitò in camera sua e mi disse di essere deluso che io non avessi mostrato di essere contento di ciò che avevo già. M’insegnò che la pace interiore e una buona vita sono solo per coloro che sono contenti di ciò che hanno.

    Anni dopo iniziai a recarmi in molte chiese, ma non mi sentii mai a mio agio. Un giorno rincasai dal lavoro e la proprietaria di casa disse a me e a mia moglie che il giorno dopo ce ne saremmo dovuti andare. Non mi venne in mente nessun torto o problema che potesse averla spinta a chiederci di lasciare l’abitazione.

    Andai a casa di un amico a chiedere aiuto per trovare subito un nuovo appartamento e lì incontrai i missionari. Essi si presentarono e mi dissero che alla fine della lezione avrebbero risposto alle mie domande. Quando parlarono del profeta Joseph Smith e della restaurazione del Vangelo, pensai a quando ero passato da una chiesa a un’altra senza trovare la verità. Fissai un appuntamento con i missionari, che tennero le lezioni a me e a mia moglie. Ben presto fummo battezzati e confermati.

    Da allora ho avuto diversi incarichi nella Chiesa. Ho capito che i miei genitori posero delle solide fondamenta affinché io credessi in Dio, fossi contento di ciò che avevo e sapessi che mediante l’espiazione di Gesù Cristo possiamo essere salvati.

    Bambini, ascoltate il consiglio dei genitori e seguite le istruzioni degli insegnanti e dei dirigenti della Primaria. So che se sarete obbedienti, se leggerete il Libro di Mormon, se onorerete le alleanze battesimali, allora il Signore riverserà su di voi grandi benedizioni.