La natura divina di Destiny
    Note a piè di pagina

    La natura divina di Destiny

    L’autrice vive in Francia.

    Di solito, la mia amica era sempre felice. Che cosa mai la stava turbando?

    girls under umbrella

    Illustrazione di Reginald Swinney

    Vengo dalla Francia, ma io e mia sorella abbiamo trascorso un anno negli Stati Uniti orientali come studentesse in scambio. Durante quel periodo abbiamo conosciuto molte persone, ma quella che mi ha lasciato l’impressione più grande è stata una ragazza di nome Destiny. È diventata una delle mie migliori amiche. Facevamo ogni sorta di cose insieme, a scuola, dopo la scuola, e con mia sorella. Destiny era sempre felice. Quella era la cosa che mi piaceva di più di lei.

    Poi, un giorno, l’ho vista di un umore inquieto che non avevo mai notato prima in lei. Le ho chiesto cosa non andava. Mi ha detto che non ne voleva parlare. Poi ho notato un foglietto tra le sue mani. L’ho preso e l’ho letto.

    Qualcuno le aveva scritto cose incredibilmente crudeli. Il bigliettino anonimo diceva che era brutta, che non piaceva a nessuno, che la sua vita non aveva alcuno scopo e che doveva andare ad ammazzarsi. Non avrei mai creduto che una persona come lei potesse venire attaccata in quel modo. Mi ha colpito profondamente venire a conoscenza del dolore che stava affrontando.

    Da quel momento in poi mi sono impegnata ancora di più a essere amica di Destiny; non solo a trascorrere del tempo con lei, ma a essere sempre presente per lei, e in modo particolare a essere sincera. Le ho spiegato che è una figlia di Dio, che è benedetta per il fatto di avere una natura divina, che è degna di ammirazione e capace di grandi cose.

    È difficile provare ad amare se stessi quando gli altri ti trattano male e ti criticano. Con l’essere un’amica per Destiny, ho imparato che a volte il modo migliore per aiutare gli altri consiste semplicemente nell’amarli e nell’aiutarli a sapere chi sono realmente.

    Alla fine dell’anno, quando sono dovuta tornare in Francia, Destiny mi ha detto qualcosa di cui farò sempre tesoro. “Emma”, ha detto, “mi hai salvato. Prima del tuo arrivo, volevo uccidermi. Poi, però, tu e tua sorella mi avete aiutato molto semplicemente essendo premurose. Oggi voglio bene a me stessa e voglio bene a te”.

    A scuola ci sono molti ragazzi vittime di bullismo che vengono maltrattati o isolati. Trovate un modo per tendere loro una mano. Parlate con loro, pensate a loro, siate gentili nei loro confronti. È quello che farebbe il Salvatore, e a volte solo un semplice saluto o un sorriso possono cambiare tutto.