2019
Essere o essere stati, questo è il dilemma
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Essere o essere stati, questo è il dilemma

Siamo tenuti a giudicare. Dobbiamo farlo. Ma non dobbiamo stereotipare o etichettare nessuno.

To Be or to Have Been:

Illustrazioni di David Green

Diversi anni fa io e mia moglie stavamo visitando il Castello di Kronborg, a Helsingør, in Danimarca. Questo castello è stato reso famoso dall’opera di William Shakespeare Amleto. Mentre percorrevamo le sale del castello, la nostra mente si riempiva delle scene e dei dialoghi dell’opera, specialmente la famosa riflessione di Amleto: “Essere o non essere, questo è il dilemma”.

Ma poi ho pensato a una domanda molto più importante da porre a noi stessi: “Essere o essere stati, questo è il dilemma”.

Permetti agli altri di migliorare

Purtroppo, spesso usiamo delle etichette quando parliamo degli altri. Ad esempio, potremmo dire cose come:

  • “L’anziano Brown è un missionario pigro”. Invece dovremmo dire: “L’anziano Brown non sta lavorando molto duramente nell’ultimo periodo, ma credo che possa migliorare”.

  • “Mary non è una persona religiosa”. Invece potremmo dire: “Mary non si è interessata molto di religione, ma potrebbe sentire lo Spirito se le rendo la mia testimonianza”.

Quando diciamo che qualcuno è qualcosa, possiamo arrivare a etichettarlo o stereotiparlo, giudicandolo senza lasciare alcuno spazio alla possibilità di cambiamento e di miglioramento. Ma quando diciamo “è stato…”, dimostriamo di credere che la crescita e il progresso sono possibili.

È sbagliato giudicare?

Molte traduzioni della Bibbia riportano questa versione di uno degli insegnamenti del Salvatore: “Non giudicate acciocché non siate giudicati” (Matteo 7:1). La traduzione di Joseph Smith, tuttavia, fornisce un chiarimento: “Non giudicate ingiustamente […], ma giudicate con giudizi giusti” (Traduzione di Joseph Smith, Matteo 7:2, nell’appendice dell’edizione combinata delle Scritture; enfasi aggiunta).

Infatti, è accettabile, e persino doveroso, esercitare il nostro giudizio quando valutiamo, analizziamo e discerniamo le situazioni e quando prendiamo delle decisioni. Inoltre, è particolarmente importante che esercitiamo un giusto giudizio quando interagiamo con le persone.

Ad esempio, dobbiamo valutare attentamente la persona che stiamo per sposare, utilizzare il nostro discernimento per comprendere le intenzioni di qualcun altro, oppure stimare le capacità di una persona a cui è richiesto di portare a termine un incarico professionale.

Dovremmo sempre valutare le azioni o le caratteristiche delle persone in base alle norme del Signore, come contenute nelle Sacre Scritture e nelle parole dei profeti. Soprattutto dobbiamo essere sicuri che il fine dei nostri giudizi non sia quello di definire in modo sgarbato, stereotipare in modo sbrigativo o etichettare in modo ingiusto qualcuno.

In grado di cambiare

Noi esercitiamo un giudizio ingiusto quando diamo un’immagine approssimativa degli altri, specialmente se così facendo diamo per scontato che non possono cambiare. In tutte le nostre interazioni con le altre persone dobbiamo ricordare che, grazie al sacrificio espiatorio del Signore, ognuno di noi ha la capacità di migliorare. Esaminiamo questi esempi che il Salvatore ci ha dato:

  • Alla donna colta in adulterio disse: “Va’ e non peccar più” (Giovanni 8:11).

  • A uno degli uomini crocifissi accanto a Lui disse: “Oggi tu sarai meco in paradiso” (Luca 23:43).

  • Come essere risorto, Egli continuava a vedere il potenziale di Pietro e a guidarlo, anche se Pietro Lo aveva rinnegato tre volte (vedere Matteo 26:34 e Giovanni 21:15–17).

  • A Saulo, che aveva perseguitato i santi, disse di pentirsi. Saulo, che poi divenne Paolo, obbedì e divenne un uomo retto (vedere Atti 9:3–6).

Il Signore Gesù Cristo è un paladino delle seconde occasioni — e anche delle terze e delle quarte occasioni. Egli ci ha insegnato a perdonare “fino a settanta volte sette” (Matteo 18:22). Egli è l’unica persona che ha condotto una vita perfetta su questa terra, ma grazie alla Sua vita, ai Suoi insegnamenti, al Suo sacrificio espiatorio e alla Sua risurrezione, e tramite le ordinanze del Suo vangelo, anche noi potremo diventare perfetti, un giorno. Definendo i nostri fratelli e sorelle in un modo che comunica scetticismo nella loro capacità di cambiare, comunichiamo scetticismo anche nel potere del Salvatore e della Sua Espiazione.

Aspetto esteriore e interiore

Spesso giudichiamo (e siamo giudicati) in base alle prime impressioni, questo è un dato di fatto. Tuttavia, rischiamo di giudicare ingiustamente quando basiamo il nostro giudizio unicamente sulle prime impressioni e manchiamo di valutare il vero carattere di una persona.

“L’Eterno non guarda a quello a cui guarda l’uomo: l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore” (1 Samuele 16:7). Gesù ha definito gli ipocriti del Suo tempo “sepolcri imbiancati, che appaion belli di fuori, ma dentro son pieni […] d’ogni immondizia” (Matteo 23:27).

Il Salvatore non stava insegnando che un aspetto esteriore positivo e decente non sia una buona cosa, bensì che il carattere interiore (la condizione morale e spirituale) di un uomo o di una donna è notevolmente più importante. Pensate ai nostri maestosi templi: i giardini sono bellissimi, ma ben più importanti sono le ordinanze che vengono celebrate all’interno.

Anche ai missionari è richiesto di rispettare delle norme di abbigliamento e aspetto. Essendo puliti, vestendo in modo modesto e usando un linguaggio consono, essi danno un buon esempio a coloro che entrano in contatto con il vangelo di Gesù Cristo osservando e ascoltando i missionari.

Esercitare il discernimento

Nel cercare di giudicare rettamente, è importante usare il discernimento. La Guida alle Scritture dice che il discernimento è “comprendere o conoscere qualcosa mediante il potere dello Spirito. […] Comprende la capacità di percepire la vera natura delle persone e la fonte e il significato delle manifestazioni spirituali” (“Discernimento, dono del”).

A volte coloro che sono interiormente malvagi usano il loro aspetto mondano per ingannarci facendoci credere che meritano di essere imitati. Essi “sono saggi ai propri occhi e accorti ai propri sguardi” (2 Nefi 15:21; vedere anche Isaia 5:21). Il Salvatore era in grado di vedere oltre questo velo di falsità e poteva discernere la forza di carattere e l’intento onesto del cuore persino nelle persone più umili e oppresse.

Alma esercitò tale discernimento quando parlò a coloro che erano “disprezzati da tutti gli uomini per la loro povertà”, ma che erano benedetti perché erano diventati “umili di cuore” (vedere Alma 32:5–8).

Dobbiamo ricordare che “le cose dello Spirito di Dio […] si giudicano spiritualmente” (1 Corinzi 2:14). Quando vediamo gli altri così come li vede il Padre Celeste, il discernimento ci permette di esercitare un giusto giudizio.

Il giusto giudizio

Ogni giorno della nostra vita giudichiamo in base alle nostre stime, alle nostre valutazioni e al nostro discernimento. Tuttavia, il Signore si aspetta che lo facciamo rettamente. Come discepoli del Signore Gesù Cristo, le nostre parole e le nostre azioni dovrebbero dimostrare che siamo misericordiosi, amorevoli e disposti ad aiutare.

Come giudici retti, dobbiamo assicurarci di prestare più attenzione al carattere di una persona che alla sua apparenza. Allo stesso tempo, dobbiamo ricordare che ogni giorno noi diamo delle prime impressioni basate su come ci presentiamo e sulle parole che usiamo. La maggior parte delle persone sarà spinta a scoprire di più sul nostro carattere e sul messaggio del Vangelo se il nostro aspetto rifletterà il grande valore del nostro messaggio.

Il nostro Signore e Maestro, Gesù Cristo, ci ha mostrato l’esempio perfetto da seguire nel cercare di giudicare rettamente. Così come fa Lui, noi dobbiamo bilanciare ciò che vediamo superficialmente con la condizione interiore di ogni persona.