Il Tempio di Laie, Hawaii – Un raduno lungo un secolo
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    Il Tempio di Laie, Hawaii – Un raduno lungo un secolo

    Dedicato 100 anni fa, il Tempio di Laie, nelle Hawaii, ha permesso ai santi di radunarsi per ricevere le benedizioni del tempio mentre il Vangelo cominciava a diffondersi in tutto il mondo.

    Laie Hawaii Temple rendering

    Rendering architettonico ad opera degli architetti Hyrum Pope e Harold W. Burton.

    Una delle più grandi missioni della Chiesa di Gesù Cristo negli ultimi giorni è quella di offrire le benedizioni del tempio a tutte le persone del mondo, siano esse ancora vive o già decedute. Il profeta Joseph Smith ha insegnato che “lo scopo del raduno […] del popolo di Dio in tutte le epoche del mondo […] era di costruire una casa in cui Egli potesse rivelare al Suo popolo le ordinanze della Sua casa”1.

    Agli albori del XX secolo, sulla terra erano in funzione soltanto quattro templi, tutti nello Utah. Pertanto, riunirsi fisicamente nello Utah era il modo principale per avere accesso alle benedizioni del tempio. Tutto cambiò nel 1919. Il 27 novembre 1919 il presidente Heber J. Grant (1856–1945) dedicò il Tempio di Laie, nelle Hawaii. Questo rappresentò un punto di svolta nella Restaurazione poiché le benedizioni del tempio furono rese disponibili a molte nazioni.

    Sotto molti aspetti, il Tempio di Laie è stato il primo tempio internazionale. Ha servito immediatamente i membri provenienti da: Hawaii, Nuova Zelanda, Samoa, Tonga, Tahiti, Giappone e Australia. A mano a mano che la Chiesa ha continuato a crescere in tutta l’area del Pacifico e dell’Asia, il numero di nazioni benedette da questo tempio è aumentato.

    Quest’anno si celebra il 100° anniversario di questa importante pietra miliare nel raduno di Israele da entrambi i lati del velo.

    Raduno dalle Samoa

    Le isole Samoa si trovano a circa 4000 chilometri dalle Hawaii. Nel 1919, John Q. Adams, il presidente di missione nelle Samoa, disse: “Una volta finito il Tempio di Laie, sembrava che il nostro popolo fosse stato colto dall’intenso desiderio di accumulare abbastanza beni di questo mondo da poter andare al tempio”. Aulelio Anae, per esempio, aveva servito per vent’anni come missionario senza ricevere alcun compenso. Per via dei suoi anni di sacrifici, non aveva abbastanza soldi per andare alle Hawaii. Così, il fratello Anae vendette tutto ciò che possedeva riuscendo a mettere insieme sei o settecento dollari.2 Negli anni Venti, lui e altri samoani sacrificarono tutto ciò che poterono per trasferirsi a Laie.

    Una famiglia, i Leota, arrivò nelle Hawaii il giorno di Capodanno del 1923. Vailine Leota, che al tempo aveva sette anni, ricordò: “[Vedere] il tempio per la prima volta […] fu un spettacolo davvero meraviglioso”3. Appena due settimane più tardi, i genitori di Vailine, Aivao e Matala, ricevettero l’investitura e furono suggellati come coniugi e ai loro figli. I Leota servirono fedelmente nella casa del Signore per cinquant’anni e furono sepolti “vicino al tempio che amavano così tanto”4. Oggi, centinaia di loro discendenti fedeli vivono in varie parti delle Hawaii.

    Un’impresa impossibile

    Mentre molti fedeli del Pacifico lasciarono la terra natia ed emigrarono nelle Hawaii, molti rioni e molti rami di varie nazioni organizzarono viaggi di gruppo — che chiamarono escursioni — per andare al tempio. Questa forma spirituale di raduno fece in modo che i membri della Chiesa potessero viaggiare per ricevere le ordinanze del tempio per poi tornare a casa a rafforzare la Chiesa nel proprio paese.

    Durante la dedicazione, il presidente Grant pregò affinché il Signore aprisse la strada ai santi della Nuova Zelanda e delle isole del Pacifico e preservasse la loro genealogia cosicché potessero recarsi al tempio e diventare salvatori dei loro antenati.

    Le escursioni al tempio iniziarono appena sei mesi dopo la dedicazione con un gruppo di membri maori della Nuova Zelanda. Benché fossero a più di 8000 chilometri dalle Hawaii, questi santi gioirono alla notizia della dedicazione.

    Waimate e Heeni Anaru desideravano moltissimo far parte del primo gruppo che sarebbe andato al tempio. Tuttavia, l’impresa sembrava impossibile poiché la famiglia era povera e il costo del viaggio era di 1200 sterline neozelandesi — una somma ingente. Avevano bisogno di un miracolo.

    Per anni, la famiglia Anaru aveva raccolto i propri documenti genealogici, come consigliato dal profeta. Questi documenti, poi, rimasero accatastati mentre gli Anaru aspettavano che accadesse un miracolo. Wiwini, il figlio, conosceva la fede dei suoi genitori: “La mamma non hai mai perso la speranza che un giorno si sarebbe inginocchiata con mio padre all’altare del tempio”.

    Il miracolo avvenne. Waimate vinse un appalto con il governo neozelandese per un grande progetto di sviluppo urbanistico. Il compenso ricevuto per questo progetto gli procurò un anticipo in denaro contante sufficiente per coprire il costo del viaggio alle Hawaii. Waimate e Heeni vinsero la loro paura di attraversare l’oceano e a maggio 1920 si recarono alle Hawaii con un gruppo di quattordici membri della Chiesa. Ricevettero la loro investitura e furono suggellati. Era successo l’impossibile.

    La storia degli Anaru è solo una tra le migliaia di storie di Santi degli Ultimi Giorni che hanno affrontato il viaggio per andare al Tempio di Laie per ricevere le ordinanze e reclamare le promesse che il Signore offre nella Sua casa. Ciò ha richiesto grandi sacrifici, ma ha portato ad avere santi più forti che sono ritornati nel loro paese natio pronti a guidare la Chiesa.5

    Costruire Laie

    Gli sforzi della Chiesa per costruire la moderna Laie continuarono a benedire i Santi degli Ultimi Giorni di tutto il Pacifico. Negli anni Cinquanta e Sessanta i missionari delle Hawaii, delle Tonga, delle Samoa, della Nuova Zelanda, di Tahiti, delle Isole Cook, delle Isole Figi e del Nord America furono chiamati a mettere a disposizione i loro talenti culturali e le loro competenze in campo edilizio per aiutare a costruire il Church College of Hawaii (ora Brigham Young University–Hawaii), il Centro culturale polinesiano e un nuovo centro visitatori del tempio. Il 3 maggio 1960 quarantasette missionari provenienti dalle isole di Tonga e Samoa ricevettero le loro ordinanze del tempio — un esempio delle benedizioni spirituali che accompagnarono il loro lavoro fisico (vedere Building Missionaries in Hawaii, 1960–1963, Biblioteca di storia della Chiesa, Salt Lake City, 100)

    Pur essendo rimasto gravemente ustionato prima di lasciare le Samoa, un missionario, Matte Te‘o, partì comunque per andare nelle Hawaii. I medici temevano che la mano carbonizzata dovesse essere amputata. Molti dei suoi colleghi missionari pregarono per lui. Mentre si trovava nel tempio, il fratello Teʻo implorò il Signore dicendo: “Tocca questa mano. Guariscila così che io possa aiutare in qualsiasi modo possibile”. Egli cominciò a guarire immediatamente. Oggi la sua mano non ha alcuna cicatrice. Attualmente il fratello Te‘o serve come suggellatore nel Tempio di Laie e dice: “Questo tempio […] ha un’influenza possente in queste comunità non soltanto qui, ma in tutto il Pacifico” (Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi, 328–330).

    Raduno spirituale dei santi dell’Asia

    Dopo la Seconda guerra mondiale e la ricostituzione della Chiesa in Giappone, i santi locali organizzarono la prima escursione asiatica al tempio. Nel 1965, un aereo con a bordo 165 santi devoti decollò da Tokyo per raggiungere le Hawaii al fine di ricevere le ordinanze del tempio. Da questo viaggio è scaturita una forza incredibile per la Chiesa in Giappone. Il novantacinque percento di questi membri è rimasto attivo nella Chiesa. Cinque di loro sono poi diventati presidenti di tempio nel loro paese natio; tra questi vi è anche l’anziano Yoshihiko Kikuchi, la prima Autorità generale proveniente dal Giappone.6

    Nel 1970 un gruppo di membri coreani è andato a Laie. Choi Wook Whan, un presidente di ramo, ha detto: “Siamo andati al tempio e questo ha aperto la nostra mente e ci ha reso consapevoli di come possiamo ricevere la salvezza. Il piano eterno è diventato reale; la nostra testimonianza è stata rafforzata così tanto che è difficile da spiegare. Quale grande benedizione è per il popolo della Corea avere la possibilità di andare al tempio!”7.

    Laie Hawaii Temple at night

    Fotografia del fregio del tempio hawaiano pubblicata per gentile concessione della Biblioteca di storia della Chiesa; fotografia del Tempio di Laie di sera di Carla Johnson

    Radunare i nostri antenati defunti

    Quando diventano accessibili a una nazione, le ordinanze del tempio portano le benedizioni del Signore non solo a coloro che vivono in quel paese, ma anche alle persone di quella nazione che si trovano dall’altra parte del velo. Degli effetti di questa benedizione hanno goduto i membri dei paesi asiatici, dove per tradizione la genealogia viene registrata meticolosamente da secoli.

    I genitori di Kwai Shoon Lung emigrarono nelle Hawaii dalla Cina. Nato a Kauai nel 1894, Kwai Shoon Lung fu battezzato nel 1944, il giorno del suo 50° compleanno. Il fratello Lung insegnava storia familiare in chiesa e alla sua classe raccontava: “Una notte ho avuto una visione e ho visto molti dei miei parenti defunti che mi invitavano a svolgere il lavoro per loro”. Tre giorni dopo ricevette la sua genealogia da sua zia che viveva in Cina: ventidue pagine in caratteri cinesi che rivelavano la sua storia familiare a partire dal 1221. Con suo figlio Glenn e la nuora Julina, hanno celebrato nel tempio migliaia di ordinanze per la loro famiglia. In seguito, dal 2001 al 2004, Glenn e Julina Lung hanno servito fedelmente come presidente e matrona del Tempio di Laie.8

    Il rotolo che non voleva bruciare

    Michie Eguchi arrivò nelle Hawaii dal Giappone agli inizi del 1900 e portò con sé un rotolo di seta giapponese. Sua nipote Kanani Casey ha svolto una missione in Giappone e ha poi scoperto che il rotolo di sua nonna conteneva quasi mille anni di genealogia dei suoi antenati.

    Nel 2013, la casa di Kanani è stata rasa al suolo da un incendio. Nell’incendio lei e la sua famiglia hanno perso quasi tutto. Avevano conservato la loro genealogia in tubi di plastica, sotto il letto. Tornati a casa dopo l’incendio, hanno trovato solo una montagna di cenere e fuliggine.

    “L’unica cosa che speravo di trovare era la copia del rotolo con la relativa traduzione e storia”, ha raccontato Kanani. “Sono stata rassicurata che il lavoro di tempio era già stato tutto fatto per i miei antenati giapponesi, tuttavia la copia del rotolo era molto preziosa per me”.

    Mentre si facevano strada tra la cenere, Kanani e suo marito, Billy, hanno finito per trovare una borsa di plastica blu. Al suo interno hanno trovato la copia del rotolo, la relativa traduzione e un libro di storia familiare sorprendentemente ancora intatti. Il rotolo si è solo un po’ bruciato intorno ai bordi, ma è stata l’unica cosa nella loro camera a non essere stata distrutta.

    Kanani ritiene che il Signore abbia preservato il rotolo “a beneficio della [sua] posterità, come testamento del Suo amore per [loro], e per mostrare l’importanza di svolgere il lavoro di tempio e di storia familiare” (in Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi, 172–174).

    Raduno tramite l’istruzione

    Le benedizioni del Tempio di Laie sono state estese anche a coloro che si sono radunati a Laie per ricevere un’istruzione superiore. Sin dagli anni Cinquanta, decine di migliaia di studenti sono venuti da tutta la Polinesia e l’Asia per frequentare quella che ora è conosciuta come la BYU–Hawaii. Molti di questi studenti hanno celebrato i battesimi per i morti e hanno servito come lavoranti alle ordinanze del tempio. Il Tempio di Laie ha aiutato gli studenti a sviluppare amore per il lavoro di tempio e di storia familiare, e li ha benedetti rendendoli meglio preparati a servire quando vi saranno dei templi nel loro paese natio.

    Choon Chua James, originaria di Singapore, è arrivata alla BYU–Hawaii con sua sorella negli anni Settanta. Entrambe, nel 1978, hanno sposato uomini di altri paesi. La sorella James ha riportato questa riflessione: “Il nostro matrimonio nel Tempio di Laie ha unito due convertiti e due culture per il tempo e per tutta l’eternità — e speriamo che sia l’inizio di un lungo retaggio di benedizioni del tempio nella nostra famiglia. I nostri sono solo due delle molte centinaia di matrimoni eterni tra studenti della BYU–Hawaii celebrati nel Tempio di Laie, forse una delle sue eredità più importanti negli oltre sessant’anni di esistenza dell’università” (in Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi, 236).

    Il raduno continua

    Situato al crocevia del Pacifico, tra le Americhe e l’Asia, il Tempio di Laie ha aperto la porta delle benedizioni del tempio a molte nazioni. Pertanto, il raduno d’Israele è diventato principalmente un raduno spirituale a mano a mano che i membri sono in grado di ricevere le benedizioni del tempio per poi tornare nel loro paese di origine a edificare la Chiesa. Questa opportunità ha favorito l’espansione del vangelo restaurato in molte culture e tra molti popoli da entrambi i lati del velo.

    Nel celebrare il 100º anniversario del Tempio di Laie, nelle Hawaii, abbiamo il privilegio di assistere a una pietra miliare nella Restaurazione e all’adempimento della profezia fatta del profeta Giacobbe nel Libro di Mormon: “Grandi sono le promesse del Signore a coloro che sono sulle isole del mare”(2 Nefi 10:21).

    Note

    1. Insegnamenti dei presidenti della Chiesa – Joseph Smith (2007), 427.

    2. Vedere “The Writings of John Q. Adams”, a cura di James Adams Argyle, 14, FamilySearch.org.

    3. Vailine Leota Niko, in Clinton D. Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi (2019), 70–71.

    4. Aivao Frank Leota (1878–1966), FamilySearch.org.

    5. Vedere Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi, 64–65.

    6. Vedere Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi, 114–117.

    7. Choi Wook Whan, in “Going to the Temple Is Greatest Blessing”, Church News, 17 aprile 1971, 10.

    8. Vedere Christensen, Stories of the Temple in Lāʻie, Hawaiʻi, 166.