2013
    La Sua grazia basta
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    La Sua grazia basta

    Tratto da un discorso tenuto alla serata al caminetto presso la Brigham Young University il 12 luglio 2011. Per il testo completo in inglese, visitare speeches.byu.edu.

    Come funziona in realtà la grazia di Dio?

    Una volta una giovane donna venne da me e mi chiese se potevamo parlare. Risposi: “Certo. Come posso aiutarti?”

    Disse: “È solo che non capisco la grazia”.

    Risposi: “Che cos’è che non capisci?”

    Disse: “So che devo fare del mio meglio e che poi Gesù fa il resto, ma io non riesco a fare del mio meglio”.

    Dissi: “La verità è che Gesù ha pagato il nostro debito per intero. Non lo ha pagato tutto tranne qualche spicciolo. Lo ha pagato tutto. È finito”.

    Rispose: “Bene! Allora non devo fare niente?”

    “Oh, no”, le dissi, “devi fare tantissime cose, ma non per pagare quel debito. Tutti noi risorgeremo. Tutti noi torneremo alla presenza di Dio per essere giudicati. Quello che bisogna determinare grazie alla nostra obbedienza è quanto prevediamo di sentirci a nostro agio alla presenza di Dio e quale grado di gloria contiamo di ricevere”.

    Cristo ci chiede di dimostrare fede in Lui, di pentirci, di stringere e osservare le ordinanze, di ricevere lo Spirito Santo e di perseverare sino alla fine. Facendo queste cose non ripaghiamo le esigenze della giustizia — neanche la più piccola parte. Al contrario, dimostriamo apprezzamento per ciò che Gesù Cristo ha fatto utilizzandolo per vivere una vita come la Sua. La giustizia richiede la perfezione immediata o la punizione se falliamo. Poiché Gesù ha preso su di Sé quella punizione, può offrirci la possibilità di ottenere la perfezione definitiva (vedere Matteo 5:48; 3 Nefi 12:48) e di aiutarci a raggiungere tale obiettivo. Egli può perdonare ciò che la giustizia non potrebbe mai, e ora può rivolgersi a noi con la Sua serie personale di richieste (vedere 3 Nefi 28:35).

    La grazia ci trasforma

    Gli accordi che Cristo prende con noi sono simili a quelli di una madre che paga le lezioni di musica per il proprio figlio. La mamma paga l’insegnante di pianoforte. Dato che la mamma paga il debito per intero, può rivolgersi al figlio e chiedergli qualcosa in cambio. Che cosa sarà? La pratica! La pratica del figlio paga l’insegnante di pianoforte? No. La pratica del figlio ripaga la mamma del fatto che ella paghi l’insegnante di pianoforte? No. Facendo pratica il figlio dimostra apprezzamento per il dono incredibile fatto dalla mamma. È il modo in cui egli trae vantaggio dalla splendida opportunità che la mamma gli sta donando per vivere a un livello superiore. La gioia della mamma non risiede nell’essere ripagata, ma nel vedere che il suo dono viene utilizzato — nel vedere che suo figlio migliora. E così continua a chiedergli di fare molta più pratica.

    Se il figlio ritiene che, con le sue richieste di fare pratica, la mamma si imponga troppo (“Mamma, perché devo fare pratica? Nessun altro bambino deve farlo! Tanto farò il giocatore di baseball professionista!”), forse è perché ancora non vede con gli occhi di sua madre. Non capisce quanto potrebbe essere migliore la sua vita se scegliesse di vivere a un livello superiore.

    Allo stesso modo, poiché Gesù ha ripagato la giustizia, può rivolgerSi a noi e dire: “Venite dietro a me” (Matteo 4:19); “Osserv[ate] i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). Se pensiamo che le Sue richieste siano troppo pretenziose, forse è perché non riusciamo ancora a vedere attraverso gli occhi di Cristo. Non abbiamo ancora compreso ciò che Egli sta cercando di renderci.

    L’anziano Dallin H. Oaks del Quorum dei Dodici Apostoli ha detto: “Il peccatore penitente deve soffrire per i propri peccati, ma tale sofferenza ha uno scopo diverso dalla punizione o dal pagamento del debito. Il suo scopo è cambiare” (The Lord’s Way [1991], 223; corsivo nell’originale). Vediamola dal punto di vista del bambino pianista: il bambino deve allenarsi al pianoforte, ma tutto ciò ha uno scopo diverso dalla punizione o dal pagamento del debito. Il suo scopo è il cambiamento.

    Il miracolo dell’Espiazione non riguarda solo il fatto che avremo una vita dopo la morte, ma che possiamo vivere ad esuberanza (vedere Giovanni 10:10). Il miracolo dell’Espiazione non riguarda solo il fatto che possiamo essere purificati e consolati, ma che possiamo essere trasformati (vedere Romani 8). Le Scritture dicono chiaramente che nessuna cosa impura può dimorare con Dio (vedere Alma 40:26), ma lo stesso vale per le cose che non cambiano.

    Il miracolo dell’Espiazione non riguarda solo il fatto che possiamo tornare a casa, ma che — miracolosamente — lì possiamo sentirci a casa. Se il Padre Celeste e Suo Figlio non richiedessero la fede e il pentimento, allora non avremmo il desiderio di cambiare. Pensate ai vostri amici e ai parenti che hanno scelto di vivere senza fede e senza pentimento. Essi non vogliono cambiare. Non stanno cercando di abbandonare il peccato e di sentirsi a proprio agio con Dio. Al contrario, cercano di abbandonare Dio e di sentirsi a proprio agio con il peccato. Se il Padre e il Figlio non richiedessero le alleanze e non conferissero il dono dello Spirito Santo, allora non avremmo modo di cambiare. Ci resterebbe per sempre solo la forza di volontà, non avremmo accesso al Suo potere. Se il Padre Celeste e Suo Figlio non richiedessero la perseveranza fino alla fine, allora non potremmo interiorizzare tali cambiamenti nel corso del tempo. Rimarrebbero per sempre in superficie piuttosto che influenzarci profondamente e diventare parte di noi, parte di chi siamo. Detta in parole semplici, se Gesù non richiedesse la pratica, allora non diventeremmo mai santi.

    Ritratto di Gesù Cristo

    Particolare dell’opera Christ and the Rich Young ruler, di Heinrich Hofmann, pubblicato per gentile concessione della C. Harrison Conroy Co.

    La grazia ci aiuta

    “Ma ti rendi conto di quanto sia difficile fare pratica? Non sono bravo con il pianoforte. Prendo un sacco di note sbagliate. Mi ci vuole una vita per suonare bene”. Un attimo. Non fa tutto parte del processo di apprendimento? Quando un pianista alle prime armi suona una nota sbagliata, non diciamo che non è degno di continuare a fare pratica. Non ci aspettiamo che sia impeccabile. Ci aspettiamo solo che continui a provare. Forse la perfezione è la sua massima aspirazione, ma per ora possiamo accontentarci del progresso che compie nella giusta direzione. Perché è così facile vedere questa prospettiva nel contesto dello studio del pianoforte, ma è tanto difficile vederla nel contesto dello studio dei cieli?

    Troppi abbandonano la Chiesa perché sono stanchi di sentirsi costantemente dei falliti. Hanno provato in passato, ma sentono continuamente di non essere abbastanza bravi. Essi non comprendono la grazia.

    Non dovrebbero mai esserci solo due opzioni: la perfezione o la rinuncia. Quando studiamo il pianoforte, ci sono solo le opzioni di suonare alla Carnagie Hall o lasciar perdere? No. Per la crescita e lo sviluppo ci vuole tempo. Per imparare ci vuole tempo. Quando comprendiamo la grazia, comprendiamo che Dio è longanime, che il cambiamento è un processo e che il pentimento è un modello nella nostra vita. Quando comprendiamo la grazia, comprendiamo che le benedizioni dell’Espiazione di Cristo sono continue e che la Sua forza è perfetta nella nostra debolezza (vedere 2 Corinzi 12:9). Quando comprendiamo la grazia, possiamo, come riportato in Dottrina e Alleanze, “continua[re] con pazienza fino a che [siamo] resi perfetti” (DeA 67:13).

    La grazia non è un alimentatore che inizia a funzionare quando la nostra riserva di carburante si esaurisce. È, piuttosto, la nostra costante fonte di energia. Non è la luce alla fine del tunnel, è piuttosto la luce che ce lo fa attraversare. La grazia non si ottiene da qualche parte lungo la strada. Si riceve qui e adesso.

    La grazia basta

    La grazia di Cristo basta (vedere Ether 12:27; DeA 17:8) — basta a coprire il nostro debito, basta a trasformarci e basta ad aiutarci per tutta la durata del processo di trasformazione. Il Libro di Mormon ci insegna a confidare unicamente nei “meriti e [nella] misericordia e [nella] grazia del Santo Messia” (2 Nefi 2:8). Quando lo facciamo, non scopriamo — come credono alcuni cristiani — che Cristo non ci chiede niente. Scopriamo, invece, la ragione per cui richiede così tanto e la forza per fare tutto quello che ci chiede (vedere Filippesi 4:13). La grazia non è l’assenza delle grandi aspettative di Dio. La grazia è la presenza del potere di Dio (vedere Luca 1:37).

    La grazia di Dio basta. La grazia di Gesù basta. È sufficiente. È tutto quello che ci serve. Non arrendetevi. Continuate a provare. Non cercate scappatoie e scuse. Cercate il Signore e la Sua forza perfetta. Non cercate qualcuno da incolpare. Cercate qualcuno che vi aiuti. Cercate Cristo e, mentre lo farete, sentirete il potere capacitante e l’aiuto divino che chiamiamo la Sua meravigliosa grazia.

    Particolare dell’opera Christ in Gethsemane, di Heinrich Hofmann, pubblicato per gentile concessione della C. Harrison Conroy Co.; immagine di sfondo © Thinkstock/iStockphoto