2011
Isole di fuoco e di fede: Le Galapagos
Agosto 2011


Isole di fuoco e di fede: le Galapagos

Le Isole Galapagos sono molto più che roccia lavica, fringuelli, tartarughe e turismo. Sono un epicentro di fede, dove il servizio e il sacrificio hanno avuto come straordinario risultato l’unità e la forza delle convinzioni.

Oltre il campo interrotto dalla nera pietra lavica si erge una grande roccia, quasi fosse un pilastro, un baluardo contro gli spruzzi della gelida acqua salata dell’oceano. Guardando più da vicino, ci si rende conto che i bordi frastagliati sono in realtà le teste di una dozzina di iguane marine, strette insieme come draghi che aspettano l’energia termica del sole mattutino. Alcune iguane in disparte aspettano sole qui e là vicino alla base della roccia, i loro grandi artigli, affilati come coltelli e lunghi come dita femminili, si aggrappano alla roccia con l’efficienza di una morsa.

Ma la maggior parte si raduna in gruppi per avere calore e salvezza, i loro corpi coriacei si supportano istintivamente l’un l’altro contro il gelo e il buio, aiutandosi a vicenda nelle loro necessità comuni. Qui, nelle Galapagos, isole nate dal fuoco, la vita assume un significato prezioso. È una terra dove la scienza e la fede si mescolano, dove arriviamo a comprendere che facciamo tutti parte di una umanità comune. E qui, i membri della Chiesa, come queste iguane marine, comprendono che la forza giunge dal tenersi stretti alle proprie alleanze mentre creano un cammino di unità verso il Signore tramite la fede, il servizio e il sacrificio.

Com’è iniziato il raduno

Una mattina presto, mentre visitava Quito, in Ecuador, la guida turistica e naturalista André Degel stava facendo una passeggiata domenicale vicino a una casa di riunione di Santi degli Ultimi Giorni. L’anno era il 1997 e sebbene fosse membro della Chiesa, era stato meno attivo per anni dopo essersi trasferito nelle Isole Galapagos. André ricordava i sentimenti di conforto che provava quando era in Chiesa e, quando si trovava in Ecuador, camminava spesso intenzionalmente nei pressi di una casa di riunione. Di solito non entrava. Voleva solo stare vicino all’edificio. Egli dice: “Mi faceva sentire meglio, come se fossi a casa”.

Quel giorno stava iniziando la riunione sacramentale. Dopo un attimo di esitazione, André decise di entrare. Fu una decisione che alla fine avrebbe alterato il destino di centinaia di vite.

Dopo la riunione i missionari e i membri salutarono André. Egli ricorda la conversazione con affetto, specialmente riguardo a quanto fossero sorpresi—ed emozionati—di scoprire che veniva dalle Galapagos.

A quel tempo, nelle isole non c’era un’organizzazione formale della Chiesa. Infatti, i dirigenti del Sacerdozio in Ecuador non erano neanche a conoscenza del fatto che ci fossero membri.

I missionari non persero tempo. Presentarono André al presidente della Missione di Quito, in Ecuador, e si assicurarono di avere le informazioni necessarie per contattare André.

Poco tempo dopo André tornò a casa a Puerto Ayora, la città più grande delle Galapagos, sull’isola di Santa Cruz. Presto la missione gli inviò due scatole di materiale della Chiesa, inclusi i manuali per lo studio. Ma, cosa più importante, il presidente di missione aveva ottenuto la lista dei membri che vivevano nelle isole; André poteva usarla per contribuire a radunare i Santi. Uno sguardo veloce alla lista lo sorprese.

“Nella lista c’erano persone che conoscevo, ma non sapevo che fossero membri della Chiesa”, ha spiegato.

Allo stesso tempo, altri membri di Santa Cruz si sentirono compunti nel cuore per l’opportunità di stabilire lì la Chiesa. Tutti si erano trasferiti nelle Galapagos in cerca di lavoro. Adesso si stavano cercando a vicenda.

La chiamata al raduno

Per Mariana Becerra, la vita era difficile prima che la Chiesa fosse stabilita nelle Galapagos. Quando arrivò nelle isole, nel 1990, era membro della Chiesa da appena un paio d’anni.

Mariana dice: “Quando sono arrivata la Chiesa non c’era”. “Eravamo solo io e mio figlio. Abbiamo tenuto la serata familiare e cercato di vivere il Vangelo. Ma i pochi altri membri che conoscevo non vivevano secondo le norme del Vangelo”.

David e Jeanneth Palacios hanno avuto un’esperienza simile. David si è unito alla Chiesa quando era adolescente e Jeanneth è stata battezzata nel 1993, solo un anno prima che la coppia si trasferisse nelle Galapagos.

“Quando ci siamo trasferiti qui, non conoscevamo gli altri membri. Pensavo che fossimo gli unici. Vivere senza la Chiesa era molto difficile”, dice Jeanneth.

“Poi, un giorno, nel 1997, André è venuto dove lavoravo e ha detto che stava cercando Jeanneth de Palacios. Mi ha chiesto se ero membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, la Chiesa Mormone.

Mi sono sentita come se il Signore avesse steso la Sua mano e stesse radunando le Sue pecore”, ricorda Jeanneth. “E io ho risposto: ‘Sì, sì!’ Mi sono sentita così felice perché non siamo soli. Siamo di più!”

Mariana aggiunge: “Mi sono sentita così bene quando André ci ha radunati. Avevamo qualcosa di profondo—qualcosa di più grande dell’amicizia—quali membri della Chiesa”.

L’unità all’interno

Una volta che André aveva radunato un gruppo, essi cominciarono a riunirsi regolarmente. All’inizio c’erano solo quattro famiglie e amici.

“Ci incontravamo spesso, a volte ogni giorno, di solito a casa mia”, dice André. “Studiavamo i libri che la missione ci aveva inviato, la Bibbia e il Libro di Mormon”.

“Era un periodo bellissimo”, dice Araceli Duran. “Eravamo molto uniti. Ci riunivamo ogni settimana per studiare”.

“È qualcosa che non dimenticherò mai, perché c’era un tale senso di unità, una tale sensazione che il nostro Padre Celeste ci amava e sapeva che avevamo bisogno di riunirci”.

Essi dipendevano l’uno dall’altro, insegnavano l’uno all’altro e hanno costruito la loro fede insieme. Presto i loro sforzi sono stati riconosciuti e, all’inizio del 1998, è stato organizzato un ramo ufficiale.

Con il tempo il ramo è cresciuto e i membri avevano bisogno di più spazio. Hanno affittato una casetta e in seguito si sono trasferiti in un edificio più grande, un ex albergo. In quell’edificio più grande i membri che frequentavano le riunioni erano quasi cento. Sebbene il ramo sia cresciuto grazie agli sforzi di riattivazione e alle persone che si trasferivano, la maggior parte della forza è giunta attraverso i convertiti.

Oswaldo Villón e sua moglie, Rosario, ne sono un esempio. Rosario è stata battezzata nel 2000 e ha servito come presidentessa della Società di Soccorso, presidentessa della Primaria e presidentessa delle Giovani Donne. Oswaldo, battezzato solo un anno dopo, serve come presidente del quorum degli anziani. Ad entrambi, la Chiesa ha cambiato completamente la vita.

“La Chiesa mi ha salvato”, spiega Oswaldo. “Prima vivevo nel mondo. Non ero alcolizzato, ma bevevo molto. Quando mi sono unito alla Chiesa, queste 25 persone erano la mia famiglia. Eravamo uniti come non mai. E abbiamo lavorato duramente per far crescere il ramo”.

Grazie all’infaticabile lavoro dei membri delle Galapagos, la frequenza alla riunione sacramentale si aggirava spesso tra i 100 e i 120 membri. Nel settembre del 2009 furono ricompensati con la dedicazione di una cappella.

Il potere del servizio

Alcuni membri del ramo vivono con le proprie famiglie negli altopiani lussureggianti di Santa Cruz. È qui che i dirigenti del ramo hanno deciso di presentare un progetto di servizio il 4 settembre 2010.

“Come quorum degli anziani, ogni mese proviamo a presentare uno o due mingas”, o progetti di servizio, dice Oswaldo. “Li teniamo per la persona che ha più bisogno di servizio. Questa volta costruiremo una casa per una sorella”.

Mezza casa, a dire la verità. Circa una settimana prima, i membri ne hanno costruito la prima metà. Quel giorno più di 20 di loro hanno trascorso sei ore o più a costruire l’altra metà, inclusa la cucina, il sistema di raccolta dell’acqua e un vialetto tutto intorno alla casa. La modesta abitazione fornisce un posto dove vivere per Elena Cedeño e i suoi figli, che all’epoca non erano membri della Chiesa. Tutti erano estremamente gratificati dal tempo e gli sforzi impiegati dai membri. (Sorella Cedeño e suo figlio Sebastián sono stati battezzati a gennaio 2011).

“Non c’è niente di meglio che servire le persone che hanno bisogno”. E lo sguardo nei suoi occhi, e in quello degli altri membri del ramo e delle sorelle che hanno servito, testimoniano l’unità che un tale servizio produce.

Ciò che importa veramente

Nel 2007 il servizio e l’interdipendenza tra i membri delle Isole Galapagos che anno creato una simile unità hanno portato ricche benedizioni. Quell’anno David e Jeanneth Palacios ha accompagnato cinque famiglie del ramo, circa 25 persone in tutto, al tempio di Guayaquil, in Ecuador.

“Nel vedere quelle famiglie suggellate, mi sono sentita come se fossimo stati trasportati in cielo”, dice Jeanneth. “Abbiamo sentito la presenza del Signore in maniera molto profonda. Oggi tutte e cinque quelle famiglie sono molto attive”.

Durante la visita al tempio, il presidente di ramo Daniel Calapucha e sua moglie Angela, sono stati suggellati e i loro tre figli sono stati suggellati ai loro genitori. “Il tempio ti trasforma totalmente”, dice il presidente Calapucha. “È veramente la casa del Signore. Essere insieme come una famiglia nel vangelo del Signore cambia la vita. Ecco perché appartengo a questa chiesa. Essendo stati suggellati come famiglia non mi fa più temere la morte. Non temo più di perdere la mia famiglia quando morirò.

“Il tempio è diventato il fondamento per sentire e sapere che il nostro Padre Celeste esiste—e anche Suo Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo. È una testimonianza che nessuno può togliermi”.

Quello che ci insegnano le Galapagos

Ogni membro della Chiesa delle Isole Galapagos è un pioniere moderno. Quasi tutti i membri adulti sono convertiti, molti si sono uniti alla Chiesa pochi anni fa. E ognuno sta contribuendo a edificare il regno di Dio in un’isola remota dove le risorse sono scarse. La maggior parte del cibo, tutto il carburante e tutti i prodotti industriali e tecnologici devono essere importati. L’economia locale, sebbene relativamente produttiva, dipende da quel mutevole mercante di fortuna conosciuto come turismo.

Forse la cosa più stabile delle isole è la dedizione che i membri hanno l’uno per l’altro e per l’edificazione del regno. Essa è tanto straordinaria quanto l’interdipendenza ecologica delle isole nelle quali vivono. L’ecosistema delle Isole Galapagos dipende dalla salute delle creature viventi—sia degli individui che delle specie—che interagiscono con successo con il proprio ambiente naturale.

In qualità di guida turistica e naturalista, spiega André: “Le Galapagos ci insegnano che un ecosistema è come un essere vivente. È come un corpo. Ha pressione, fluidi e organi. Se una di queste cose non funziona bene, tutto il resto soffre”.

Le Isole Galapagos ci insegnano anche riguardo all’immensa grandiosità delle creazioni di Dio. Niente è indigeno nelle Galapagos: tutta la vita, le piante, gli animali e le persone sono d’importazione.

“Se ci pensate, le possibilità che la vita cominci qui alle Galapagos sono incredibili”, spiega André. Prima, la pietra lavica deve decomporsi al punto da poter sostenere la vita. Poi le fonti di acqua dolce devono svilupparsi. In seguito i semi devono arrivare alla condizione che permetterà loro di germogliare. E devono essere in grado di impollinarsi a vicenda.

“Poi le creature devono arrivare, galleggiando sull’acqua o volando o in qualche altro modo. E gli esseri viventi di entrambi i sessi devono arrivare nello stesso periodo, luogo e condizione che consenta loro di riprodursi e trovare cibo e acqua. Nelle Galapagos esistono centinaia di specie di animali.

“Ricordate che terra emersa più vicina dista 1.000 chilometri. Il fatto che tutte queste condizioni si verifichino insieme è una specie di miracolo”.

Nondimeno, questo è esattamente quello che il Signore, nella Sua infinita saggezza, ha fatto succedere.

Proprio come prospera un ecosistema quando tutti i suoi componenti lavorano in armonia, i membri della Chiesa formano una specie di ecosistema sociale e spirituale. I membri sono individui che sono anche parte di ecosistemi chiamati famiglie, rioni e rami della Chiesa. Ogni membro gioca un ruolo integrante, contribuendo alla salvezza e all’esaltazione di se stessi, della propria famiglia e degli altri membri del ramo.

Le decisioni individuali, come quella presa da André di entrare in Chiesa quel giorno del 1997, possono avere un impatto duraturo. Ad alcuni le decisioni prese insieme dai fedeli per edificare il regno attraverso il servizio altruistico può sembrare niente più che un vecchio adagio. Ma per i fedeli delle Isole Galapagos, decisioni come questa fanno tutta la differenza nella forza delle loro convinzioni, nel potere della loro unità e nella fede nelle loro alleanze.

Fotografie di Joshua J. Perkey, tranne dove indicato

A sinistra: Le isole di Santa Cruz (a sinistra) e Baltra (a destra), nelle Galapagos. In alto: Iguane marine si tengono strette a una roccia a Tortuga Bay, a Santa Cruz.

In alto: La baia e la città di Puerto Ayora, a Santa Cruz. In basso, da sinistra: Sandra e André Degel con la nipote Claudine; Mariana Becerra; la famiglia Palacios; Oswaldo e Rosario Villón.

In basso: Daniel e Angela Calapucha; Araceli Duran con i suoi figli; i membri del ramo delle Galapagos che hanno aiutato a costruire la casa di Elena Cedeño; la casa di riunione del ramo delle Isole Galapagos.

In basso: La famiglia Fueres si è unita alla Chiesa a Otavalo, in Ecuador, e in seguito si è trasferita nelle Isole Galapagos in cerca di lavoro. In basso a destra: Elena Cedeño (a sinistra) con sua sorella, Maria; con l’aiuto di Maria, Elena si è unita alla Chiesa all’inizio dell’anno.

Le Isole Galapagos

Oceano Pacifico

Ecuador: 1.000 chilometri a est

0˚ Equatore

90˚

Isabela

Fernandina

San Salvador

Baltra

Santa Cruz

Puerto Ayora

Santa Maria

San Cristóbal

Española

0 10 20 30 40 miglia

0 10 20 30 40 50 60 chilometri

Marchena

Pinta

In alto a sinistra: fotografie per gentile concessione di Floyd e Susan Baum

Mappa della Mountain High Maps © 1993 Digital Wisdom, Inc.