2005
L’autorità del sacerdozio nella famiglia e nella Chiesa
Novembre 2005


L’autorità del sacerdozio nella famiglia e nella Chiesa

Vi sono delle analogie e alcune differenze nel modo in cui l’autorità del sacerdozio funziona in casa e nella Chiesa.

Io vi parlerò dell’autorità del sacerdozio nella famiglia e nella Chiesa.

I.

Mio padre morì quando avevo sette anni. Ero il maggiore di tre figli e nostra madre vedova fece ogni sforzo per tirarci su. Quando fui ordinato diacono, disse di essere molto lieta di avere un detentore del sacerdozio in famiglia. La mamma continuò a dirigere la famiglia, e tra le altre cose sceglieva sempre chi di noi dovesse dire la preghiera mattutina in ginocchio. Io ero confuso. Mi era stato insegnato che il sacerdozio presiede in famiglia. Ci doveva essere qualcosa che non sapevo sul funzionamento di quel principio.

Circa a quel tempo, un nostro vicino comandava e talvolta maltrattava la moglie. Ruggiva come un leone e lei si faceva piccola come un agnello. Quando andavano in Chiesa, lei camminava qualche passo dietro a lui. Ciò faceva infuriare mia madre. Lei era una donna forte che non avrebbe accettato tale dominio, e la innervosiva vedere un’altra donna maltrattata in quel modo. Penso a quale sarebbe la sua reazione ogni volta che vedo un uomo che male utilizza la sua autorità per gratificare il suo orgoglio o esercitare controllo o coercizione sulla propria moglie con un qualsiasi grado di ingiustizia (vedere DeA 121:37).

Ho anche visto delle donne fedeli che non comprendono correttamente come funziona l’autorità del sacerdozio. Sollecite del proprio rapporto col marito in famiglia, alcune hanno cercato di estendere tale rapporto alle chiamate del sacerdozio del marito, ad esempio come vescovo o presidente di missione. Al contrario, alcune donne sole che sono state maltrattate dagli uomini (come nel caso del divorzio), confondono erroneamente il sacerdozio con le offese degli uomini e iniziano a diffidare dell’autorità del sacerdozio. Una persona che ha avuto una brutta esperienza con un determinato apparecchio elettrico non dovrebbero rinunciare a usare il potere dell’elettricità.

Tutte le situazioni che ho descritto derivano da un’incomprensione dell’autorità del sacerdozio e del grande principio che, mentre quest’autorità presiede sia in famiglia che nella Chiesa, il sacerdozio funziona in modo diverso per ciascuna di esse. Questo principio è compreso e messo in pratica dai grandi dirigenti della Chiesa e della famiglia che ho conosciuto, ma è raramente spiegato. Anche le Scritture, che riportano diversi modi di esercitare l’autorità del sacerdozio, raramente dichiarano esplicitamente quali principi si applicano solo all’esercizio dell’autorità del sacerdozio in famiglia o nella Chiesa, o quali si applicano a entrambi.

II.

Nella nostra teologia e pratica, la famiglia e la Chiesa hanno un rapporto di reciproco rafforzamento. La famiglia dipende dalla Chiesa per la dottrina, le ordinanze e le chiavi del sacerdozio. La Chiesa provvede gli insegnamenti, l’autorità e le ordinanze necessarie a perpetuare i rapporti familiari nelle eternità.

Abbiamo programmi e attività sia in famiglia che nella Chiesa. Sono talmente collegati che il servizio a una è un servizio all’altra. Quando i figli vedono i genitori che svolgono devotamente le chiamate nella Chiesa, questo rafforza i loro rapporti familiari. Quando le famiglie sono forti, la Chiesa è forte. Viaggiano in parallelo. Ciascuna è importante e necessaria, e ciascuna deve essere diretta con attenta cura per l’altra. I programmi e le attività della Chiesa non devono essere talmente coinvolgenti che in famiglia non vi sia tempo da trascorrere insieme. D’altra parte, le attività familiari non vanno programmate in conflitto con la riunione sacramentale o altre riunioni essenziali della Chiesa.

Abbiamo bisogno sia delle attività di Chiesa che di famiglia. Se tutte le famiglie fossero complete e perfette, la chiesa ne promuoverebbe di meno; ma in un mondo in cui molti giovani crescono in famiglie in cui manca un genitore, o non è membro o altrimenti inattivo nel Vangelo, c’è particolare bisogno che le attività della Chiesa colmino i vuoti. Nostra madre vedova si rese saggiamente conto che le attività della Chiesa avrebbero fornito a noi figli quelle esperienze che lei non avrebbe potuto darci perché in famiglia non c’era un modello di ruolo maschile. Ricordo che mi esortava a osservare un brav’uomo del rione e ad assomigliargli. Mi spinse a partecipare agli Scout e altre attività di Chiesa che mi avrebbero offerto tale possibilità.

In una Chiesa in cui vi sono molti membri che attualmente non hanno il compagno che il Signore intende per tutti i suoi figli e figlie, la Chiesa e le sue famiglie dovrebbero avere un particolare occhio di riguardo per le necessità degli adulti non sposati.

III.

L’autorità del sacerdozio funziona sia in famiglia che nella Chiesa. Il sacerdozio è il potere di Dio usato per benedire tutti i Suoi figli, maschi e femmine. Alcune delle nostre espressioni abbreviate, come «le donne e il sacerdozio» trasmettono idee sbagliate. Gli uomini non sono «il sacerdozio». La riunione del sacerdozio è una riunione per coloro che detengono ed esercitano il sacerdozio. Le benedizioni del sacerdozio, come il battesimo, il ricevimento del dono dello Spirito Santo, l’investitura del tempio e il matrimonio eterno, sono parimenti disponibili agli uomini e alle donne. L’autorità del sacerdozio funziona nella famiglia e nella Chiesa, secondo i principi stabiliti dal Signore.

Quando mio padre morì, mia madre presiedette alla nostra famiglia. Non deteneva alcun ufficio del sacerdozio, ma come genitore vivente nel suo matrimonio era diventata responsabile del governo della sua famiglia. Allo stesso tempo, fu sempre totalmente rispettosa dell’autorità del sacerdozio del nostro vescovo e di altri dirigenti della Chiesa. Ella presiedeva alla sua famiglia, ma essi presiedevano alla Chiesa.

IV.

Vi sono delle analogie e alcune differenze nel modo in cui l’autorità del sacerdozio funziona in casa e nella Chiesa. Se non riconosciamo e onoriamo le differenze, incontriamo delle difficoltà.

Chiavi. Una differenza importante tra il suo esercizio nella Chiesa e nella famiglia è il fatto che tutta l’autorità del sacerdozio nella Chiesa funziona sotto la direzione di colui che detiene le debite chiavi del sacerdozio. Al contrario, l’autorità che presiede in famiglia, che si tratti di un padre o di una madre sola, funziona nelle questioni familiari senza la necessità di ottenere l’autorizzazione da parte di qualcuno che detenga le chiavi del sacerdozio. Quest’autorità in famiglia include dirigere le attività di famiglia, le riunioni come la serata familiare, la preghiera familiare, l’insegnamento del Vangelo, consigliare e disciplinare i membri della famiglia. Comprende anche i padri ordinati che impartiscono benedizioni del sacerdozio.Tuttavia, le chiavi del sacerdozio sono necessarie per autorizzare l’ordinazione o la messa a parte di membri della famiglia. Questo perché l’organizzazione che il Signore ha stabilito come responsabile della celebrazione e registrazione delle ordinanze del sacerdozio è la Chiesa, non la famiglia.

Confini. Le organizzazioni della Chiesa, come i rioni, i quorum o le organizzazioni ausiliarie, hanno sempre dei confini che limitano la responsabilità e l’autorità della chiamata ad esse associata. Al contrario, i rapporti familiari e le responsabilità non dipendono da dove risiedono i diversi membri della famiglia.

Durata. Le chiamate di Chiesa sono sempre temporanee, ma i rapporti familiari sono permanenti.

Chiamata e rilascio. Un altro contrasto riguarda l’inizio e la fine degli incarichi. Nella Chiesa, un dirigente del sacerdozio che detiene le chiavi necessarie ha l’autorità di chiamare o rilasciare le persone che servono sotto la sua direzione. Può persino fare in modo che perdano la loro appartenenza alla Chiesa e che i loro nomi siano «cancellati» (vedere Mosia 26:34–38; Alma 5:56–62). Al contrario, i rapporti familiari sono talmente importanti che il capofamiglia non ha l’autorità di apportare dei cambiamenti tra i suoi componenti. Questo può essere fatto solo da qualcuno autorizzato a sistemare i rapporti familiari secondo le leggi dell’uomo o le leggi di Dio. Quindi, mentre un vescovo può rilasciare una presidentessa della Società di Soccorso, non può rompere il rapporto con sua moglie senza un divorzio fatto secondo le leggi dell’uomo. Inoltre, il suo suggellamento per l’eternità non può avere termine senza una procedura di cancellazione secondo le leggi di Dio. Allo stesso modo, un giovane chiamato in una presidenza di classe o quorum può essere rilasciato dall’autorità presiedente del rione, ma i genitori non possono da lui divorziare per le scelte di vita che sono offensive nei loro riguardi. I rapporti familiari sono più duraturi dei rapporti instaurati in Chiesa.

Governo. Una differenza importante nel funzionamento dell’autorità del sacerdozio in famiglia e in Chiesa è data dal fatto che il governo della famiglia è patriarcale, mentre il governo della Chiesa è gerarchico. Il concetto di società funziona in modo diverso nella famiglia e nella Chiesa.

Il proclama sulla famiglia ci dà una splendida spiegazione del rapporto tra marito e moglie. Sebbene abbiano responsabilità separate, in esse «sono tenuti ad aiutarsi l’un l’altro come soci con eguali doveri» («La famiglia: un proclama al mondo», Liahona, ottobre 2004, 49; corsivo dell’autore).

Il presidente Spencer W. Kimball ha detto: «Quando parliamo del matrimonio come di una società, parliamo del matrimonio come una società a pieni diritti. Non vogliamo che le nostre donne siano soci silenziosi o soci accomandanti in questo compito eterno. Vi preghiamo di essere soci accomandatari e totali» (The Teachings of Spencer W. Kimball, ed. Edward L. Kimball [1982], 315).

Il presidente Kimball ha anche dichiarato: «Abbiamo sentito di uomini che hanno detto alla moglie: ‹Io detengo il sacerdozio e tu devi fare ciò che ti dico›». Egli rifiutò con decisione tale abuso dell’autorità del sacerdozio nel matrimonio, dichiarando che tale uomo «non dovrebbe essere onorato nel suo sacerdozio» (Ibidem, 316).

Vi sono culture o tradizioni in certe parti del mondo che consentono agli uomini di opprimere le donne, ma tali abusi non devono essere portati nelle famiglie della chiesa di Gesù Cristo. Ricordate come insegnò Gesù: «Voi avete udito che fu detto… Ma io vi dico… » (Matteo 5:27–28). Per esempio, il Salvatore contraddisse la cultura prevalente col Suo modo riguardoso di trattare le donne. La nostra guida deve essere la cultura del vangelo che Egli insegnò.

Se gli uomini desiderano le benedizioni del Signore nella direzione della loro famiglia, devono esercitare l’autorità del sacerdozio secondo i principi del Signore che ne stabiliscono l’utilizzo:

«Nessun potere, o influenza, può o dovrebbe essere mantenuto in virtù del sacerdozio, se non per persuasione, per longanimità, per gentilezza e mitezza, e con amore non finto; Con benevolenza e conoscenza pura» (DeA 121:41–42).

Quando l’autorità del sacerdozio è esercitata in quel modo nella famiglia patriarcale, noi raggiungiamo la «società a pieni diritti» che insegnò il presidente Kimball. Come dichiarato nel proclama sulla famiglia:

«La felicità nella vita familiare è meglio conseguibile quando è basata sugli insegnamenti del Signore Gesù Cristo. Il successo del matrimonio e della famiglia è fondato e mantenuto sui principi della fede, della preghiera, del pentimento, del perdono, del rispetto, dell’amore, [e] della compassione» (Liahona, ottobre 2004, 49).

Le chiamate di Chiesa vengono svolte secondo i principi che ci governano nel lavorare sotto l’autorità del sacerdozio nella Chiesa. Questi principi comprendono la persuasione e la gentilezza insegnati nella sezione 121, in particolar modo necessari nellgerarchica della Chiesa.

I principi che ho analizzato riguardo l’esercizio dell’autorità del sacerdozio sono più comprensibili e comodi per una donna sposata che per una donna sola, specialmente una che non è mai stata sposata. Ella non ha esperienza di autorità del sacerdozio nel rapporto coniugale. Le sue esperienze con l’autorità del sacerdozio sono quelle gerarchiche della Chiesa, e alcune donne sole ritengono di non aver voce in quel tipo di relazioni. È pertanto indispensabile avere un efficace consiglio di rione, in cui i dirigenti del rione, maschi e femmine, siedano insieme regolarmente in consiglio sotto l’autorità presiedente del vescovo.

V.

Concludo con alcuni commenti generali e un’esperienza personale.

La teologia della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni si incentra sulla famiglia. Il nostro rapporto con Dio e lo scopo della vita sono spiegati in termini di famiglia. Noi siamo figli di spirito di genitori celesti. Il piano del Vangelo si sviluppa attraverso le famiglie terrene, e la nostra massima aspirazione è quella di perpetuare questi rapporti familiari per tutta l’eternità. La missione suprema della chiesa del Salvatore è quella di aiutarci a raggiungere l’esaltazione nel regno celeste, e ciò può avvenire solo in un rapporto familiare.

Non stupisce che la nostra Chiesa sia conosciuta come chiesa incentrata sulla famiglia. Non stupisce che ci affligga l’attuale deterioramento culturale e legale assunto nei confronti del matrimonio e della nascita dei figli. In un’epoca in cui il mondo sembra aver perso la comprensione dello scopo del matrimonio e del valore di mettere al mondo dei figli, è essenziale che i Santi degli Ultimi Giorni non siano confusi su tali questioni.

La fedele madre vedova che ci ha cresciuti non era confusa sulla natura eterna della famiglia. Ha sempre onorato la posizione del nostro defunto padre. Lo rendeva presente nella nostra casa. Parlava della durata eterna del loro matrimonio nel tempio. Spesso ci rammentava ciò che nostro padre avrebbe voluto che facessimo per realizzare la promessa del Salvatore di essere una famiglia eterna.

Ricordo un’esperienza che mostra l’effetto dei suoi insegnamenti. Un anno, proprio prima del Natale, il vescovo mi chiese, in veste di diacono, di aiutarlo a consegnare i cesti natalizi alle vedove del rione. Portai un cesto a ogni porta con un suo biglietto d’auguri. Quando mi riaccompagnò a casa, era rimasto un cesto. Me lo porse e disse che era per mia madre. Mentre si allontanava, rimasi in piedi mentre la neve cadeva e mi chiedevo perché ci fosse un cesto per mia madre. Ella non si era mai definita una vedova, e io non avevo mai pensato che lo fosse. Per quel dodicenne, non era vedova. Aveva un marito e noi avevamo un padre. Era solo via per un po’.

Attendo con ansia quel giorno glorioso in cui coloro che sono stati separati saranno riuniti e tutti noi saremo completi come il Signore ha promesso. Porto testimonianza di Gesù Cristo, dell’Unigenito Figlio del Padre eterno, la cui autorità del sacerdozio e la cui espiazione e risurrezione resero tutto ciò possibile. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.