2004
Scelte
Maggio 2004


Scelte

Le benedizioni e le occasioni di domani dipendono dalle scelte che compiamo oggi.

Miei cari fratelli del santo sacerdozio di Dio in tutto il mondo, vi saluto con spirito di amore e fratellanza.

In questa vita dobbiamo compiere molte scelte. Alcune sono molto importanti, altre no. Molte delle nostre scelte sono tra il bene e il male. Tuttavia le decisioni che prendiamo determinano in gran parte la nostra felicità o infelicità poiché dobbiamo vivere con le conseguenze delle nostre scelte. Non è possibile fare delle scelte perfette tutte le volte, semplicemente non capita. È possibile però fare delle buone scelte con cui convivere e crescere. Quando i figli di Dio vivono in modo degno della guida divina, possono divenire «per sempre liberi, distinguendo il bene dal male; per agire da sé e non per subire».1

A volte facciamo delle scelte infelici quando cediamo alla pressione degli amici. Kieth Merrill ebbe un’esperienza di questo genere quand’era ragazzo. Insieme agli amici si stava tuffando dalle rocce pericolose dell’East Canyon, a nord-est di Salt Lake City. Si trovò inevitabilmente in una tipica competizione tra adolescenti quando un ragazzo si arrampicò in cima a una diga e si tuffò nell’acqua da un’altezza di circa quindici metri. Tutti gli altri giovani lo seguirono e si tuffarono allo stesso modo. Uno di loro, non soddisfatto, disse: «Posso fare di meglio!» Salì fino a circa diciotto metri lungo la rupe. Per non essere da meno, Kieth salì al suo fianco. Dopo che l’altro ragazzo si tuffò nell’acqua e sembrò stare bene, Kieth si fece coraggio e fece il suo tuffo. La gara si restrinse a questi due ragazzi. Poi l’amico di Kieth si tuffò da un’altezza di una ventina di metri. Riemerse dall’acqua ridendo, strofinandosi le spalle e gli occhi. Poi sfidò Kieth: «Allora, ti tuffi anche tu?»

«Certo che lo farò». Tutti dalla riva dissero: «Certo che lo farà!»

Così Kieth nuotò verso la riva e si arrampicò sulle rocce. Sapeva che se si fosse tuffato dalla stessa altezza il suo amico sarebbe salito ancora più in alto, così arrivò fino a circa ventiquattro metri, in cima alla scogliera. Non si poteva salire più in alto. Quando Kieth guardò giù, rimase atterrito vedendo l’acqua tanto distante. Aveva preso una decisione avventata. Non era ciò che voleva, né ciò che sentiva essere giusto. Egli basò la sua decisione sull’incoraggiamento e le provocazioni di un gruppo di ragazzi il cui nome non ricordava neppure.

Indietreggiò e prese una veloce rincorsa verso il bordo. Vide il segno che aveva posto vicino all’orlo della roccia e saltò nel vuoto. Mentre precipitava ricordò l’insegnamento dei suoi genitori di fare attenzione nel prendere le decisioni, perché una scelta sbagliata poteva anche ucciderlo. In quel momento pensò: «Sarà proprio così perché toccherai l’acqua a grandissima velocità ed essa sarà come il cemento». Quando arrivò in acqua la sensazione fu quella. Fu molto contento quando alla fine riemerse.

Perché saltò? Cosa cercava di dimostrare? I ragazzi che lo sfidarono non se ne curavano e probabilmente non si ricordano nemmeno più il gesto sciocco. Kieth però si rese conto in seguito che la sua decisione avrebbe potuto facilmente essergli fatale. Aveva ceduto alla pressione degli amici che si aspettavano che egli facesse qualcosa che lui non voleva. Fu uno sprovveduto. Egli disse: «Vivevo nel mondo e in quel momento ero del mondo perché non avevo il controllo di me stesso. Non stavo prendendo delle decisioni per la mia vita. Il mondo le stava prendendo per me… e rischiai di trovarmi nel mondo, sotto un paio di metri di terra».2

Ci vuole un certo coraggio per resistere invece di essere impulsivi, permettendo scioccamente a qualcuno di prendere le decisioni per noi. Possiamo più facilmente fare una giusta scelta quando abbiamo un’idea chiara della nostra identità di figli di Dio e detentori del santo sacerdozio, con un grande potenziale e un futuro promettente.

Sfortunatamente, alcune scelte avventate sono irreversibili, ma molte non lo sono. Spesso possiamo cambiare strada e tornare sul giusto cammino. Per tornare sulla retta via si può dover ricorrere al principio del pentimento: primo, riconoscere l’errore del nostro cammino; secondo, abbandonare la condotta errata; terzo, non ripetere l’errore; e quarto, confessare3 e restituire quando possibile. Imparare tramite l’esperienza è importante, ma la «scuola delle batoste» si è guadagnata a pieno merito il proprio nome. Il progresso è più rapido e veloce quando impariamo dai nostri genitori, da coloro che ci amano e dai nostri insegnanti. Possiamo anche imparare dagli errori degli altri, osservando le conseguenze delle loro scelte sbagliate.

Alcune scelte presentano delle buone possibilità a prescindere dalla strada che scegliamo: per esempio quando decidiamo la carriera da intraprendere o la scuola da frequentare. Conosco un giovane brillante che voleva diventare medico, ma che non potendo seguire quegli studi, ha scelto la facoltà di legge. È diventato un avvocato di successo, ma sono convinto che sarebbe stato un medico altrettanto bravo.

Alcune delle nostre scelte importanti seguono un ordine. Se rimandiamo una decisione, possiamo perdere per sempre un’opportunità. A volte i nostri dubbi ci trattengono dal fare una scelta che comporta un cambiamento. In questo modo possiamo perdere un’occasione. Come disse qualcuno: «Quando devi prendere una decisione e non la prendi, quella è di per sé una scelta».4

Per certe persone è difficile prendere una decisione. Uno psichiatra una volta disse a un paziente: «Ha mai dei problemi nel prendere una decisione?» Il paziente rispose: «Beh, sì e no». Spero e prego che possiamo essere risoluti come Giosué quando proclamò: «Scegliete oggi a chi volete servire… quanto a me e alla casa mia, serviremo all’Eterno».5

Alcune scelte hanno conseguenze maggiori di altre. Non c’è scelta volontaria più importante in questa vita di quella del coniuge. Questa decisione può portare felicità e gioia eterne. Per raggiungere il coronamento sublime nel matrimonio entrambi i coniugi devono essere totalmente impegnati.

Alcune scelte importanti per la realizzazione e la felicità devono essere fatte solo una volta, senza essere più ripetute. Per esempio, ci basta prendere una sola volta la ferma e inequivocabile decisione di non fumare tabacco, bere alcolici o far uso di droga.

Nel 1976 l’anziano Robert C. Oaks, quand’era colonnello dell’aviazione militare statunitense, faceva parte della squadra di negoziazione militare in mare aperto. Erano stati invitati a cena dal Distretto navale di Leningrado. Circa cinquanta ufficiali dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti erano presenti quando l’ospite fece fare dei brindisi prima di cena. Si alzarono per brindare e sollevarono i calici, la maggior parte dei quali contenevano vodka russa. Nel suo bicchiere il fratello Oaks aveva versato della limonata rosa, che fu immediatamente notata dall’ammiraglio che proponeva il brindisi. Questi si fermò e chiese al fratello Oaks di riempire il suo bicchiere di vodka, aggiungendo che fino ad allora non sarebbero andati avanti. Il fratello Oaks declinò l’invito, spiegando che era contento di ciò che aveva nel bicchiere.

Una certa tensione cominciò a sentirsi nell’aria, e persino i suoi compagni di squadra, molti dei quali suoi superiori, iniziavano a sentirsi a disagio per la situazione. L’accompagnatore sovietico del fratello Oaks gli sussurrò nell’orecchio: «Riempia il bicchiere di vodka!» Lui levò la più breve preghiera della sua vita: «Dio, aiutami!»

Dopo qualche secondo, l’interprete sovietico, un capitano dell’esercito con cui aveva precedentemente discusso di religione, disse all’ammiraglio: «È per via della sua religione». L’ammiraglio fece un gesto con la testa, la tensione si dissipò e il programma proseguì.6

L’anziano Oaks aveva deciso anni prima che non avrebbe bevuto alcol, quindi nel momento della prova non dovette rifare la scelta. L’anziano Oaks era convinto che sarebbe stato più dannoso se fosse sceso a compromessi con un principio della sua fede di quanto non sarebbe derivato dal bere della vodka. Tra l’altro, i suoi principi religiosi non danneggiarono la sua carriera. Dopo questo episodio egli avanzò fino a diventare generale a quattro stelle.

Stranamente, fare la cosa sbagliata spesso sembra ragionevole, probabilmente perché appare come la cosa più semplice. Spesso sentiamo dire, per giustificare un cattivo comportamento: «Tutti lo fanno». Questo male distorce la verità e il suo autore è Satana. Come ci dice Nefi: «Così il diavolo inganna la loro anima e li conduce via con cura giù in inferno».7

Non ha importanza quante persone nella nostra società sono coinvolte, nessuno è giustificato se è disonesto, bugiardo, imbroglione, se si esprime in modo irriverente e nomina Dio in vano, se intrattiene rapporti sessuali immorali o non osserva la santità della domenica.

Le azioni altrui non stabiliscono ciò che è giusto o sbagliato. Se una persona ha il coraggio di fare la scelta giusta può influenzare molti altri a decidere saggiamente. Vorrei sostenere ciò che è dichiarato nell’opuscolo Per la forza della gioventù:

«Tu sei responsabile delle tue scelte. Non devi incolpare le tue circostanze, la famiglia o gli amici se scegli di disobbedire ai comandamenti di Dio. Tu sei un figlio di Dio, pertanto hai una grande forza. A prescindere dalle circostanze hai la capacità di scegliere la rettitudine e la felicità».8

Come si fanno le scelte giuste? Scegliere significa prendere una decisione consapevole. Per prendere una decisione intelligente dobbiamo valutare tutte le informazioni disponibili su tutti gli aspetti della questione. Ma ciò non basta. Fare le scelte giuste richiede la preghiera e l’ispirazione. La sezione 9 di Dottrina e Alleanze ci dà una chiave importante. Il Signore disse a Oliver Cowdery:

«Ecco, tu non hai compreso; hai supposto che te lo avrei dato, mentre tu non vi hai posto mente, salve per chiedermelo.

Ma ecco, io ti dico che devi studiarlo nella tua mente; poi devi chiedermi se sia giusto, e se è giusto farò sì che il tuo petto arda dentro di te; perciò sentirai che è giusto.

Ma se non fosse giusto, non avrai tali sentimenti, ma sentirai uno stupore di pensiero che ti farà dimenticare ciò che è errato».9

Nel guardare al futuro, dovremo essere più forti e responsabili per quanto riguarda le nostre scelte in un mondo in cui le persone «chiamano il male bene e il bene male».10 Non scegliamo saggiamente se usiamo il nostro libero arbitrio in opposizione al volere di Dio o alle direttive del sacerdozio. Le benedizioni e le occasioni di domani dipendono dalle scelte che compiamo oggi.

Fratelli, credo e attesto che collettivamente abbiamo la responsabilità di stabilire un esempio di rettitudine per tutto il mondo. Sotto la grande guida del presidente Gordon B. Hinckley dobbiamo indicare la via tramite le scelte ispirate che facciamo. Il potere di scelta è vostro. Possiamo noi usare saggiamente il libero arbitrio che Dio ci ha dato nel prendere tali scelte eterne. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.

Note

  1. 2 Nefi 2:26.

  2. Adattato da Kieth Merrill, «Come prendere le nostre decisioni», La Stella, novembre 1976, 25–26.

  3. Vedere DeA 58:43.

  4. William James, citato in 20,000 Quips and Quotes (1968), ed. Evan Esar, 132.

  5. Giosuè 24:15.

  6. Adattato da Believe! Helping Youth Trust in the Lord (2003), 27–28.

  7. 2 Nefi 28:21.

  8. Per la forza della gioventù, (2002), 4–5.

  9. DeA 9:7–9.

  10. 2 Nefi 15:20.