2004
Tutte le cose coopereranno per il vostro bene
Maggio 2004


Tutte le cose coopereranno per il vostro bene

Se noi cerchiamo, preghiamo e crediamo, riconosceremo i miracoli nella nostra vita e saremo il mezzo per operare dei miracoli nella vita degli altri.

Mi piace leggere, ma non sopporto quando la trama di un romanzo diventa troppo intensa, se la vita del protagonista è troppo pericolosa, triste o complicata. Quindi devo leggere subito la fine per assicurarmi che tutto finisca bene per il personaggio principale.

In un certo senso, tutti noi siamo nel bel mezzo del nostro romanzo, della storia della nostra vita. A volte le nostre storie sono molto animate e vorremmo sapere subito come andranno a finire, per assicurarci che tutto vada per il meglio. Anche se non conosciamo i dettagli specifici della nostra esperienza terrena, fortunatamente sappiamo qualcosa del nostro futuro, se viviamo degnamente.

Ce ne viene data visione in Dottrina e Alleanze 90:24: «Cercate diligentemente, pregate sempre e siate credenti e tutte le cose coopereranno per il vostro bene, se camminerete rettamente». Questa splendida promessa del Signore che tutte le cose coopereranno per il nostro bene viene ripetuta molte volte nelle Scritture, particolarmente alle persone o ai profeti che soffrono nelle prove della vita.

Sento che questa promessa viene da un tenero e affettuoso Padre che desidera benedirci e darci motivo di sperare nel corso del nostro cammino sulla terra. Sapere che alla fine tutte le cose coopereranno per il nostro bene ci aiuta a sopportare le afflizioni, come i popoli fedeli delle Scritture che conoscevano le Sue promesse e si fidavano di Lui: «avendole vedute e salutate da lontano» (Ebrei 11:13). Anche noi possiamo avere questa promessa.

Talvolta assistiamo all’immediato compimento della promessa. Altre volte, supplichiamo per anni prima di vedere l’adempimento della promessa desiderata. In certi casi, come accadde al fedele Abrahamo, possiamo stringere le promesse, ma morire «in fede… senz’aver ricevuto le cose promesse» (vedere Ebrei 11:13) in questa vita. Anche se può succedere che in certi casi le nostre benedizioni promesse vengano adempiute solo nelle eternità, è anche vero che se cerchiamo diligentemente, preghiamo e siamo credenti, spesso vedremo che le cose cooperano per il nostro bene in questa vita.

Quando leggo le storie accadute agli apostoli di Gesù dopo la Sua morte, vedo che spesso furono brutalmente perseguitati, lapidati e imprigionati. Però essi vivevano con coraggio e fede. Sapevano che alla fine tutte le cose avrebbero cooperato per il loro bene. Sapevano anche che tramite le benedizioni e i miracoli ricevuti, le cose si sarebbero sistemate. Furono sostenuti, istruiti e protetti. Videro le promesse non solo da lontano, ma anche quelle del momento.

Un meraviglioso miracolo si verificò nella vita di Pietro quando fu imprigionato da re Erode. Il suo compagno di servizio, l’apostolo Giacomo, era appena stato ucciso e lui stesso era in prigione sotto il controllo di sedici uomini. Mi chiedo se si sentisse come si sentì il profeta Joseph Smith nel carcere di Liberty. Fu in quel luogo che il Signore promise a Joseph Smith: «Tutte queste cose ti daranno esperienza, e saranno per il tuo bene» (DeA 122:7). Può essere difficile credere in questa promessa durante una prova simile, ma Pietro, come Joseph, fu benedetto dal Signore.

Il popolo della Chiesa si riunì «in fervide preghiere» in favore di Pietro. Allora accadde qualcosa di meraviglioso. Durante la notte, Pietro stava dormendo tra due soldati ed era legato con due catene, quando un angelo del Signore lo svegliò e gli disse di levarsi, e le catene «gli caddero dalle mani». Pietro si domandò se stesse sognando. Seguì l’angelo passando tra le guardie attraverso una porta di ferro che portava in città, «e in quell’istante l’angelo si partì da lui». Pietro si rese conto che non era un sogno. Era stato miracolosamente liberato. In quel preciso istante il Signore lo stava benedicendo.

Poi andò nella casa in cui molti membri della Chiesa erano riuniti e pregavano per lui. Quando Pietro bussò, una giovane (come voi giovani donne) di nome Rode andò alla porta. Ella udì e riconobbe la voce di Pietro. Le Scritture dicono che ella se ne rallegrò, ma nell’agitazione dimenticò di farlo entrare e tornò indietro per dare agli altri la buona notizia che Pietro era sull’uscio. Gli altri non le credettero e si misero a discutere dicendo che ella non sapeva di cosa stesse parlando. Nel frattempo Pietro bussò ancora e attese. Quando finalmente aprirono, si «stupirono» (vedere Atti 12:4–17).

Queste persone avevano pregato continuamente per avere un miracolo, ma quando il Signore rispose alle loro invocazioni, ne furono stupiti. Rimasero sorpresi per la bontà del Signore nella Sua miracolosa risposta. Noi riconosciamo l’adempimento delle promesse nella nostra vita? Come chiese il Signore: «Avendo occhi non vedete?» (Marco 8:18). Abbiamo gli occhi per vedere?

Ovunque vi sono delle Giovani Donne che sono nel mezzo della loro storia e che stanno affrontando pericoli e difficoltà. Così come accadde a Pietro, vi saranno degli «angeli tutt’attorno a voi per sostenervi» (DeA 84:88). Vi sosterranno mentre portate i fardelli terreni. Spesso nella vita, quegli angeli sono le persone intorno a noi, coloro che ci amano, quelli che si rendono strumenti nelle mani del Signore. Il presidente Spencer W. Kimball disse: «Dio si ricorda di noi, veglia su di noi. Ma è di solito tramite un altro essere umano che Egli soddisfa le nostre necessità. Pertanto è indispensabile che ci serviamo l’un l’altro nel regno» («There Is Purpose in Life», New Era, settembre 1974, 5; vedere anche La Stella, luglio 1999, 35).

Apprezzo le magnifiche giovani donne, le loro dirigenti, le madri, i padri e le buone amiche che si rafforzano a vicenda. Voi siete gli angeli che aiutano il Padre celeste ad adempiere le Sue promesse nella vita dei Suoi amati figli.

Un gruppo di Giovani Donne in Oklahoma si è rivolto al Padre celeste in preghiera per stabilire il modo migliore per coinvolgere una ragazza non udente appena entrata a far parte della classe delle Api. Si impegnarono molto per essere degli strumenti nelle Sue mani (quasi letteralmente) per aiutare questa giovane. Un miracolo travolse l’intero rione quando esse divennero gli angeli al servizio di Alexis, il nuovo membro della classe delle Api.

Alexis disse: «Ero nervosa ed emozionata di entrare a far parte delle Giovani Donne. La mia mamma mi accompagna sempre per tradurmi con il linguaggio dei segni perché sono sorda. Dopo l’inno e la preghiera di apertura, la sorella Hoskin, la mia presidentessa delle Giovani Donne, ha detto: ‹Alexis, abbiamo un dono per te›. Poi tutte le ragazze si sono alzate in piedi e hanno cominciato a parlare con il linguaggio dei segni. Sapevo che era qualcosa di speciale. Poi scoprii che era il tema delle Giovani Donne. Tutte le ragazze del rione lo avevano imparato per farmi una sorpresa.

So che il Padre celeste mi ama grazie alle persone meravigliose qui sulla terra che mi dimostrano amore, specialmente le giovani donne della mia classe e le mie dirigenti, che usano il linguaggio dei segni e mi aiutano ad apprendere il Vangelo» (Lettera inviata alla presidenza generale delle Giovani Donne).

La sorella Hoskin, presidentessa delle Giovani Donne, ha pregato diligentemente per sapere come aiutare Alexis. Ella scrisse:

«Ero presidentessa delle Giovani Donne del mio rione da una sola settimana quando cominciai a preoccuparmi di una delle nuove giovani in arrivo nelle Api. Alexis non sente ed ero preoccupata di come aiutarla a integrarsi e sentirsi una di noi. Dopo essere stata turbata per molti giorni e dopo molte preghiere, mi alzai nel cuore della notte per via di un sogno in cui vidi le mie Giovani Donne che si alzavano insieme e usavano il linguaggio dei segni per presentare il tema delle Giovani Donne. Seppi che era la risposta alle mie preghiere.

È stata una grande impresa. Ci sono volute ore: un’intera serata all’AMM e diverse prove settimanali prima che fossimo pronte. Quando arrivò il compleanno di Alexis, eravamo tutte emozionate e nervose per la sorpresa. Misi Alexis e sua mamma di fronte alle ragazze e col linguaggio dei segni dissi ad Alexis: ‹Abbiamo un regalo per te. Ora sei una di noi›. Poi ci siamo alzate e abbiamo ripetuto il tema col linguaggio dei segni. Lo Spirito era molto forte e poche parlavano, perché stavamo tutte piangendo, ma le ragazze hanno fatto un ottimo lavoro. Alexis era emozionata. Sapeva di essere una di noi.

Imparammo che il Padre celeste ama ciascuno di noi e che vi sono volte in cui noi siamo la Sua voce e le Sue mani per aiutare gli altri a sentire quell’amore. Capimmo che servire porta la gioia più grande. Appresi l’importanza di seguire i suggerimenti, anche quando comporta molto lavoro e sembra difficile da realizzare» (Lettera inviata alla presidenza generale delle Giovani Donne).

Immaginate come la madre di Alexis abbia pregato per anni in favore di sua figlia, con le stesse speranze e sogni che ogni madre ha per la propria figlia. Lei ha detto:

«In veste di madre di una figlia disabile, sono abituata a fare qualcosa in più per far sì che le cose vadano bene per lei. Poiché è sorda, spesso sono al suo fianco come interprete. Potete immaginare i sentimenti che ho provato quando tutte le ragazze hanno ripetuto il tema delle Giovani Donne con il linguaggio dei segni. Mentre le osservavo con le lacrime agli occhi, il versetto che mi ha attraversato la mente si trova in Matteo 25:40: ‹In quanto l’avete fatto a uno di questi minimi fratelli, l’avete fatto a me›.

Il grande amore e servizio dimostrato da queste giovani donne è semplicemente iniziato quel giorno. Molte di loro hanno dedicato del tempo e degli sforzi per imparare il linguaggio dei segni e adesso in Chiesa fungono da interpreti per Alexis. Nelle mie preghiere per Alexis ho sempre chiesto che lei potesse essere felice, progredire e sapere di essere amata.

Come genitore, la mia testimonianza del Salvatore è stata rafforzata quando ho visto il servizio e l’amore di queste ragazze e delle loro dirigenti. A volte la nostra preoccupazione per nostra figlia è stata un fardello pesante, ma ora è stato alleggerito dalle azioni di queste fedeli giovani donne e delle loro sagge dirigenti».

Questa madre aveva pregato per ricevere l’aiuto del Signore e ora con la collaborazione degli altri, degli angeli sulla terra, ha visto che tutte le cose stanno cooperando per il bene di sua figlia.

Altre giovani donne di quel rione hanno raccontato come sono cresciute nel rendere questo tipo di servizio. La presidentessa della classe delle Laurette ha raccontato che imparare il tema nel linguaggio dei segni è stato difficile, ma tutte hanno sentito che lo Spirito le ha aiutate. Ha detto: «Non abbiamo corso come al solito per dire il tema. Abbiamo pensato alle parole e le abbiamo ripetute in quel linguaggio in modo che anche lei potesse conoscerle; mi ha reso felice vedere che ha potuto comprendere il nostro tema e sapere che anche lei è una figlia di Dio».

Anche i giovani uomini sono stati coinvolti. Hanno imparato nel linguaggio dei segni: «Vuoi ballare con me?» in preparazione del prossimo ballo dell’AMM. Di conseguenza, Alexis ha ballato tutte le volte. I sacerdoti hanno imparato a dire con i segni la preghiera sacramentale per lei. Uno spirito d’amore ha avvolto tutto il rione.

In ogni rione o ramo, in ogni casa o famiglia, c’è una Alexis con particolari necessità, fisiche, emotive o spirituali, che sta pregando con fiducia che in qualche modo, attraverso le sue difficoltà, alla fine «tutte le cose coopereranno per il [suo] bene». Ognuna di noi può essere uno strumento nelle mani del Signore, un angelo terreno che può far avverare dei miracoli.

Attesto che il Padre celeste è un Padre tenero e affettuoso che desidera benedirci con tutto ciò che ha. Se noi cerchiamo, preghiamo e crediamo, riconosceremo i miracoli nella nostra vita e saremo il mezzo per operare dei miracoli nella vita degli altri. Saremo persuase della Sua promessa che tutte le cose coopereranno per il nostro bene. Nel nome di Gesù Cristo. Amen.