Restaurazione e storia della Chiesa
Jonathan Napela
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“Jonathan Napela”, Argomenti di storia della Chiesa

“Jonathan Napela”

Jonathan Napela

L’8 marzo 1851, il trentasettenne Jonathan Napela (il cui nome hawaiano completo era Napelakapuonamahanaonaleleonalani) vide un giovane straniero passare davanti a casa sua sull’isola di Maui, nel regno delle Hawaii. Napela offrì all’uomo ospitalità e venne a sapere che si trattava di George Q. Cannon, uno dei primi missionari santi degli ultimi giorni sulle isole. Napela presentò George al predicatore protestante locale e si rese conto che i due erano in forte disaccordo sulle questioni religiose. Quella sera Napela, che lavorava come giudice, si ripromise di valutare attentamente le affermazioni di ciascun gruppo e di abbracciare quello che avesse trovato più corretto.1 Nonostante le pressioni sociali sorte nei successivi dieci mesi e mirate a interrompere i rapporti con i santi degli ultimi giorni, Napela continuò a offrire vitto e alloggio ai missionari e alla fine decise di essere battezzato il 5 gennaio del 1852.

Jonathan Napela nel 1869.

George Q. Cannon considerò l’incontro con Jonathan Napela una risposta alle sue preghiere.2 Napela aiutò George a imparare l’hawaiano e lavorò con lui per tradurre il Libro di Mormon in quella lingua: la prima traduzione del libro in un idioma non europeo. Napela, inoltre, propose il primo piano per organizzare un programma in cui si insegnasse ai missionari santi degli ultimi giorni la lingua della loro missione: una scuola dove i nuovi arrivati potessero trascorrere due mesi studiando la lingua prima di dividersi per andare a svolgere i loro incarichi.3

Come molti convertiti del diciannovesimo secolo, Jonathan Napela desiderava unirsi al corpo principale dei santi e iniziò a progettare di trasferirsi nel Territorio dello Utah all’inizio del decennio del 1850. Una legge hawaiana del 1850, tuttavia, proibiva agli hawaiani di emigrare dal regno. Quindi Napela servì in un gruppo che aveva l’incarico di trovare un luogo di raduno nelle Hawaii e contribuì a scegliere e ad assicurarsi una terra a Lanai per il raduno dei santi.4

Gli anni a Lanai furono duri. I missionari provenienti dallo Utah furono richiamati a casa nel 1858, e i santi appena radunati affrontarono la carestia e altre difficoltà economiche. Nel 1861, arrivò un carismatico santo degli ultimi giorni di nome Walter Murray Gibson che assunse la guida della colonia. Allontanandosi da quelle che erano le sue responsabilità, Gibson presto spese il denaro raccolto dai santi hawaiani per acquistare della terra a suo nome, impose una tassa sull’ordinazione al sacerdozio e alterò l’organizzazione della Chiesa sull’isola fino a quando, nel 1864, fu scomunicato.5 In seguito, Napela aiutò i santi hawaiani ad accettare l’esperienza sconcertante vissuta con Gibson e a rafforzarsi reciprocamente nella fede.6 Napela contribuì anche al trasferimento dei santi in un nuovo luogo di raduno, a Laie, sull’isola di Oahu.

Nel 1869, finalmente, Napela riuscì a recarsi nello Utah, dove divenne il primo santo degli ultimi giorni hawaiano a ricevere le proprie ordinanze del tempio e a celebrare le ordinanze per procura per gli antenati defunti.7 Dopo aver fatto ritorno a casa, Napela fu chiamato a sovrintendere a un gruppo di missionari in visita in ciascuna delle isole delle Hawaii. Tuttavia, la missione fu interrotta nel 1871, quando la moglie di Napela, Kitty, contrasse la lebbra. Napela decise di andare con lei a Molokai, dove il governo mandava in quarantena i malati di lebbra.8 Nell’insediamento dei lebbrosi, Napela lavorò al fianco di un sacerdote cattolico, padre Damien, del quale divenne “miglior amico”9. Sia Napela sia padre Damien contrassero la lebbra durante il loro servizio. In seguito, la Chiesa Cattolica Romana proclamò padre Damien santo.

Napela presiedette un ramo di santi degli ultimi giorni a Molokai fino alla sua morte, avvenuta due settimane dopo quella della moglie Kitty, nel 1879.10 Aveva visto la Chiesa crescere dai suoi umili inizi fino a divenire un’istituzione stabile nelle isole: al momento della sua morte, all’incirca un hawaiano su dieci era membro della Chiesa.11