1990–1999
Come essere dirigenti che favoriscono il progresso
Aprile 1995


Come essere dirigenti che favoriscono il progresso

Giovani donne … troverete solidarietà e un aiuto efficace nelle dirigenti che hanno anch’esse lottato per acquistare pazienza e diligenza.

Sono una dirigente di palo delle Giovani Donne e, come le altre dirigenti di palo e di rione di tutto il mondo ho sempre cercato dei modi efficaci di nutrire la parola. Sono molto contenta che possiamo ricorrere alla formula che Alma ci dà nel capitolo 32, versetto 21, del suo libro. Egli dice: «Ma se voi nutrirete la parola, sì, se nutrirete l’albero a mano a mano che crescerà, con la vostra fede e con grande diligenza e pazienza, attendendone il frutto, esso prenderà radici; ed ecco, sarà un albero che si stenderà fino alla vita eterna».

Alma raccomanda pazienza, grande diligenza e fede a coloro che cercano di nutrire la parola.

La nostra pazienza deve scaturire dall’umiltà; non possiamo forzare questo processo. Il presidente Boyd K. Packer ci ha detto: «Potete creare un clima favorevole per incoraggiare lo sviluppo, nutrire e proteggere, ma non potete obbligare o costringere: dovete aspettare che la crescita avvenga da sé.

Non siate impazienti di acquisire una grande conoscenza spirituale. Lasciate che cresca, aiutatela a crescere, ma non obbligatela, altrimenti aprirà la via alle difficoltà» (Ensign, gennaio 1983, pag. 53).

Quando facciamo partecipare le giovani donne alla programmazione delle riunioni al caminetto, delle letture di gruppo e dei modi creativi in cui possono esprimere i loro pensieri, incoraggiamo il loro sviluppo, sì che esse sentiranno davvero di sperimentare sulla parola. Possiamo creare delle occasioni di leggere insieme, di descrivere esperienze personali e gioire insieme della musica, dell’arte e delle parole di testimonianza. Possiamo portare testimonianza ed essere loro vicine.

Un gruppo di presidentesse di rione si lamentava perché, dopo aver iniziato con grande entusiasmo i loro programmi, dopo solo qualche settimana di sperimentazione sulla parola avevano bisogno per così dire di uno stimolo. È a questo punto che entra in scena la «grande diligenza». Dobbiamo continuare a programmare attività dirette ad uno scopo e incentrate sulle Scritture, e partecipare anche noi allo studio delle Scritture. Una dirigente delle Giovani Donne, che faceva parte di un gruppo di dirigenti di rione che si erano impegnate a leggere le Scritture, fece questo commento: «Mi dispiace ammetterlo, ma devo proprio dire che questo è difficile per me». Le altre componenti del gruppo ovviamente apprezzarono la sua onestà, poi parlarono delle loro lotte e della necessità di stabilire obiettivi realistici. Sicuramente le giovani donne di quel rione troveranno solidarietà e un aiuto efficace nelle dirigenti che hanno anch’esse lottato per acquistare pazienza e diligenza. Infine dobbiamo aver fede che Gesù può toccare, e certamente toccherà, il cuore delle giovani se lavoriamo insieme nel realizzare la nostra celebrazione mondiale. La fede è sempre un elemento del fare. Giovanni 7:17 ci dà la speranza che, se le giovani faranno la Sua volontà, conosceranno la Sua dottrina. (Queste non sono esattamente le parole di Nefi, ma ritengo che egli le approverebbe, poiché anch’egli applicava a sé le Scritture). I progetti di servizio e del programma del progresso personale servono davvero a nutrire la parola o la dottrina. I nostri sforzi nel fare nutrono i nostri sforzi nel conoscere e nel far crescere la parola.

E sicuramente la nostra fede deve comprendere le preghiere per e con le nostre giovani nei loro sforzi. Mio padre ha composto una poesia che comprende questa preghiera valida per tutte noi:

Nel nome di Gesù Cristo. Amen. 9

O Signore, fammi udire la Tua parola,

che Tu mi mandi nella Tua misericordia.

Apri il mio cuore perché io possa elevarlo a Te.

Apri il mio spirito perché io possa cercare Te.

Apri le mie orecchie, apri i miei occhi.

Accresci la mia gioia in Te perché io possa gioire in Te,

Santo d’Israele, perché io possa santificare il Tuo nome.

(Merrill Bradshaw, «The Restoration»)